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Il Centodelitti

Ne Il Centodelitti si rinviene l’essenza del cosiddetto noir italiano di Scerbanenco.

Titolo: Il CentodelittiIl Centodelitti
Autore: Giorgio Scerbanenco
Editore: Garzanti
PP: 419
Prezzo: 18,60

Per chi, come il sottoscritto, abbia conosciuto Scerbanenco -colpevolmente- solo attraverso i film polizieschi prodotti nei primi anni ’70 (Milano Calibro 9, I ragazzi del massacro, La mala Ordina, Liberi armati pericolosi, La morte risale a ieri sera, per citarne i principali) più o meno liberamente ispirati alle opere dello scrittore, la prima vera sorpresa de Il Centodelitti è costituita dalla dimensione dei racconti ivi presenti. Infatti, nella raccolta ci si imbatte prevalentemente in storie che si esauriscono nello spazio di poche pagine o in un paio di facciate o, addirittura, in una sola. Sono racconti che sembrano aforismi, tanto sono brevi e densi di umanità.

Sì, perché è proprio l’essere storie umane ciò che le rende speciali. Ogni racconto è un
campione di vita vera in cui ci si può ritrovare chiunque, a tutti i livelli sociali: dall’alta borghesia alla classe operaia, dal classico commendatore capitano d’impresa all’umile impiegato, allo spiantato ed al criminale.

Ciascuno è mosso, nelle rispettive azioni, dalle circostanze della vita e dalle proprie normali ed umanissime pulsioni: amore, odio, ambizioni di vendetta e riscatto, consapevole rassegnazione, aspirazioni mancate, sogni infranti, e via discorrendo.

La forza di Scerbanenco e del suo Il Centodelitti non solo sta nella trasversalità delle storie, ma, soprattutto, nel mettere a nudo il lato oscuro che si cela in ciascuno di noi e che potrebbe disvelarsi per i più banali motivi.

Lo sguardo di Scerbanenco, però, non è accusatore, quanto invece pietoso. Lo scrittore prova profonda pietà e compassione per i suoi personaggi, quasi comprendesse che le loro azioni non possono essere diverse da quelle raccontate.

Nel Il Centodelitti troviamo storie nere, che avvincono e lasciano senza fiato perché potremmo, prima o poi, leggerle nella cronaca nera, tanto sono reali e verosimili.

Ecco, a mio umile parere l’essenza vera del “nero italiano” va ricercata proprio in questi racconti: storie di vita e personaggi ordinari e nostrani, nelle quali la violenza ed il dolore, anche solo psicologici, scaturiscono dalla normalità delle situazioni, dei luoghi e dei protagonisti in cui ci si può facilmente identificare (o in cui riconoscere, che so, il vicino di casa o l’amico o il semplice conoscente). L’elemento nero sta non tanto nell’eventuale crimine di volta in volta perpetrato, quanto, soprattutto, nella percezione della cattiveria della vita e nel senso d’ineluttabilità che permeano ogni storia.

Complice una scrittura dallo stile pacato e dal vocabolario ricco e mai forbito (qualità,questa, che permette a Scerbanenco di vincere la sfida della brevità del racconto e raggiungere molti più lettori), spesso elegantemente ironico, Il Centodelitti si rivela una lettura facile ed avvincente, assolutamente ancora attuale e dal retrogusto amaro.

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