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Il club dei cantanti morti, la recensione di Giulia Mastrantoni e Pierluigi Porazzi

Il club dei cantanti morti, dove Lennon ne è presidente. Si quel John.

Titolo: Il club dei cantanti mortiIl club dei cantanti morti, la recensione di Giulia Mastrantoni e Pierluigi Porazzi
Autore: Susanna Raule
Editore: Iniziative editoriali
Pagine: 240
Prezzo: 12 euro

Un famoso cantante muore improvvisamente nella sua villa di Los Angeles. Si chiama Jimmy Razor, un’indefinita quantità di piercing sul viso, dreadlocks bianchi e skinny fucsia intorno alle gambe scheletriche. La sua morte è subito avvolta nel mistero, un mistero che coinvolge investigatori terreni e ultraterreni.

Sì, perché in un’altra dimensione, esiste un club molto particolare, Il club dei cantanti morti, che deve stabilire se Razor può farne parte. Di questo club sono membri, tra gli altri, John Lennon (che ne è il presidente), Kurt Cobain, Jimi Hendrix e Jim Morrison.

E sono proprio loro, i defunti divi del rock, ad assumere due particolarissimi investigatori inglesi, Weasley Pennington, accanito fan de La Divina Commedia, e Nastasia Scott-Greene, una rossa dalla bellezza capace di intimorire qualunque uomo. Ma sulla morte di Razor sta indagando anche la divisione rapine omicidi di Los Angeles, e in particolare il detective Jack Wyte, a cui questa “bella rogna” darà filo da torcere. #Jimmysdead, chi sia stato non si sa: la caccia è aperta.

Un romanzo molto particolare, quello scritto da Susanna Raule, la bravissima scrittrice che ha creato il personaggio del commissario Sensi, edito da Salani. Con una scrittura sempre efficace e raffinata, diretta e vivace, colloquiale e creativa, Susanna Raule riesce a gestire mirabilmente i tanti personaggi che si alternano nel corso della storia, tutti ottimamente caratterizzati e a cui ci si affeziona fin dalle prime pagine.

Il risultato è un paradossale quanto accattivante susseguirsi di immagini a metà tra l’alone misterioso de Il Maestro e Margherita di Bulgakov e una parodia dei romanzi zucchero e miele sui vampiri: le immagini sono veloci, i dettagli danno colore alla storia, il linguaggio è coronato da una colonna sonora suggestiva e d’atmosfera. Una perla? Jim Morrison che non capisce perché non si possa ammettere la bellissima Marilyn Monroe nel Club: dopo tutto, anche lei cantava “Diamonds are a girls’ best friends”!

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