Il Mondo del Ghiaccio e del Fuoco, la recensione

Il Mondo del Ghiaccio e del Fuoco è un trattato enciclopedico sul mondo del Trono di Spade pubblicato in un’edizione tamarrissima e, proprio per questo, fighissima

Il Mondo del Ghiaccio e del Fuoco, la recensione la recensioneTitolo: Il Mondo del Ghiaccio e del Fuoco
Autore: George R. R. Martin, Elio M. Garcia e Linda Antonsson
Editore: Mondadori
PP: 344
Prezzo: cartaceo 25,00 euro, ebook 10,99 euro

Il vecchio zio George l’ha fatto ancora. Voleva buttare giù una specie di enciclopedia sul mondo e la storia che stanno dietro alla saga de Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, ha assoldato come fidi scudieri Elio M. Garcia e Linda Antonsson di Westeros.org e si è diretto verso il sole morente. La dove il sole giace si è ritrovato con in mano un libro fatto e finito che è tutt’altra cosa rispetto ad una enciclopedia.

Il Mondo del Ghiaccio e del Fuoco è scritto come se fosse un trattato. Un’opera autografa del maestro Yendel della Cittadella (il luogo dove vengono istruiti tutti i saggi della saga) e dedicata al piccolo re Tommen.

Quest’opera è volta a riassumere in un unico volume tutte le storie e le leggende riguardante la formazione del mondo immaginario della saga così come lo conosciamo.

In questo senso Il Mondo del Ghiaccio e del Fuoco è molto affascinante perché mette in fila tutti gli elementi disseminati attraverso i cinque romanzi della saga (millemila nella versione italiana).

Uno dei maggiori punti di forza della saga fantasy di Martin, infatti, è quello di riuscire a calare la narrazione in un contesto fantastorico a suo modo realistico e pregnante. Ogni personaggio è incastonato all’interno di una storia personale e sociale che investe secoli.

Non che sia una cosa originalissima, i due esempi più noti di questo approccio al worldbuilding sono proabbilmente il Sillmarillion di John Ronald Reuel Tolkien (raccolto in realtà postumo dal figlio Christopher) o il saggio L’era Hyboriana di Robert E. Howard.

In nessuno dei due casi citati, però, il background costruito dagli autori entra in maniera così prepotente nei romanzi come succede in quelli di Martin.

Pensate solo alla formula rituale che contraddistingue il sovrano che siede sul Trono di Spade: re degli Andali e dei Rhoynar e dei primi uomini, lord dei Sette regni e protettore del Reame. In questa formula sono racchiusi migliaia di anni di storia di Westeros, tre migrazioni di altrettanti popoli, trasformazioni territoriali, il sorgere ed il cadere di regni.

Martin, Garcia e Antonsonn mettono insieme tutto questo e molto altro partendo dall’alba dei tempi fino al regno di Re Robert Baratheon, quindi arrivando fino all’inizio della saga vera e propria, ma senza andare oltre e quindi senza svelare nulla al lettore, ma approfondendo quanto disseminato nel corso della vicenda.

È interessante che lo stile adottato sia quello del trattato, con un evolversi del racconto dalle ipotesi leggendarie fino alla certezza storiografica.

Voglio però fare anche un discorso che solitamente evito, parlare del contenitore oltre al contenuto perché questa volta ne vale la pena.

Il Mondo del Ghiaccio e del Fuoco ha un formato grande, 22,8 per 30 centimetri, a differenza di un 14 x 21 del formato cartonato o al 12,7 x 19,7 del brossurato economico.

La ragione di questo formato è la valorizzazione delle tavole contenute nel volume. Tanti artisti infatti hanno contribuito con delle tavole pittoriche o delle illustrazioni a dare forma visiva a scenari ed episodi della storia di Westeros, Essos e Valiria.

Il testo è impaginato su doppia colonna, con delle note a tutta pagina e didascalie per le immagini, stampato su carta lucida e colorata a dare l’idea delle pagine consunte di un vecchio tomo.

Sì, ok, è pacchiano, ma come dico sempre per la musica: se volevo le cose fini non è che ascoltavo gente che faceva i pop-up dei draghi di cartoncino quando apri il disco (sì, esiste e ce l’ho.)

E allora siccome non siamo qua a leggere Dostoevskij ma cose con spadoni e dragoni ecc ecc, diciamocelo: le tavole sono parecchio belle e la ricchezza di dettagli, anche se non è proprio una chiccheria, rende questo libro una figata. Oh, l’ho detto.

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