Il pacco

Il pacco, un racconto inedito di Jacopo Pezzan per Sugarpulp

Tracklist consigliata:

Lou Reed – Perfect day
The Rolling Stones – Sympathy for the devil
Robert Miles – One and One
John Lee Hooker – Boom Boom

3 giorni prima del meeting

«Cartesan, il Dott. Sandri ti vuole vedere». La stronza lo aveva detto con aria quasi dimessa ed occhi tristi, come se gli stesse chiedendo un’offerta per i bambini del Biafra, ma abbastanza forte perché tutti all’interno dell’open space la potessero sentire.

Sicuramente non sarebbe stata una chiacchierata piacevole, questo lo sapevano lui, la stronza ed ora anche tutte le altre ritardate che pigiavano tasti in continuazione sul computer. Che cazzo avessero da scrivere 12 ore al giorno poi, questo non lo aveva mai capito.

«Ok vado subito», aveva risposto alzandosi dalla scrivania con finta disinvoltura.

Dieci metri e sette impiegate (di cui cinque interinali) lo separavano dalla porta chiusa con appesa la targa in ottone «Stefano Sandri», per tutti Dottore, anche se al massimo aveva finito la terza media. Ma aveva sposato la figlia del padrone, cosa che a Borgoricco ti fa magicamente progredire nella scala dell’istruzione. Lui, che invece dottore lo era veramente, non aveva sposato nessuno di importate, quindi per compensazione era stato regredito al titolo di Cartesan, ovvero chiamato per cognome. Come quando andava alle superiori.

Dieci metri. Cominciò a camminare.

«Cazzo vorrà adesso? Cristo non ce la faccio più… ma come cazzo sono finito in un posto del genere? Liceo classico, laurea in Ingegneria gestionale, parlo tre lingue e adesso vendo queste merde di frighi industriali per catering e ristoranti».

Cinque metri.

«E poi l’annuncio me lo ricordo ancora, diceva chiaramente “export manager”. Ma qui in nove mesi al massimo sono andato a Torino. Se solo non ci fosse questa crisi mi sarei già levato dai coglioni, cazzo boari di merda vi odio»

Un metro. Porta. Toc toc.

«Avanti!»

«Permesso mi voleva vedere Dott.Sandri?» cercò di dire sorridendo, ma aveva la gola secca e gli uscì un rantolo poco chiaro.

«Ti ho fatto chiamare da Tiziana da 5 minuti: come mai ci hai messo tanto? Viva Dio te si qua tacà! Volevo parlarti ieri ma ho visto che sei andato via presto».

Via presto. Erano le 6 e 40. Da contratto dovrei uscire alle 6.

Non c’era niente da fare: si preparò al peggio.

«Comunque hai visto come vanno le cose: la crisi si sente e non poco. Tutta colpa dei cinesi, sfruttatori bastardi».

«Si… si… i cinesi…» faccia di merda, se solo avessi un’altra opportunità ti manderei le dimissioni per fax pur di non vedere più te e la tua X5.

«Siccome che le cose non sono più come anni fa bisogna che tutti si faccia la sua parte, giusto?»

«Giusto!»

«E allora, cosa se ghemo dito la settimana scorsa? Te ga’ da ciamarme ogni giorno quando te xi in traserta, come se che non te me ghe ciama’ quanto te si nda’ a Verona luni e marti?».

«Sapevo che era a Londra e non volevo disturbarla».

«Teo go za dito!» alzò la voce quel tanto che bastava perché l’open space potesse sentirlo «Mi so sempre disponibie: lavoro 15 ore al giorno quando che lavoro poco e il cellulare el se sempre impissà! Viva Dio alla tua eta’ praticamente dormivo in azienda»

«Mi scusi Dottore, non succederà più. Comunque non e’ successo molto a Verona, le solite visite ma niente ordini, sa la crisi…».

«Mi ghe ne go’ i cojoni pieni de queste scuse! Questa è un’azienda che da lavoro a 50 persone tra tutti e setto cossa voe dire? Voe dire 50 famiglie che dipendono da noi, dal nostro lavoro. Magari a te non te ne ciava un ostia, ma par mi xe importante, viva Dio! Bisogna vendere, vendere,vendere anche perche’ti te costi all’azienda».
Costi all’azienda?!?!? 1.330 euro netti al mese con contratto a termine e costo all’azienda? E poi la paternale sui lavoratori no… metà sono interinali come me, lavorano 12 ore al giorno senza straordinari e mi fai la parte dell’imprenditore che ha a cuore i suoi dipendenti ?

«E poi seto quanti me ga risposto all’annuncio che gavevo messo sul Mattino? 58 curriculum in 3 giorni ho ricevuto. Viva Dio! Ma la sai la fame di lavoro che c’è lì fuori o no? Siediti con Tiziana quando non è in trasferta: lei si che sa come si fa. Adesso qual è il calendario delle tue prossime visite?».

«Allora…» stava improvvisando a braccio sulla base del nulla «avrei pensato di andare a vedere i clienti in Friuli la settimana prossima lunedì, martedì e mercoledì. Giovedì in ufficio e…»

«Cancella tutto» taglio’ corto Sandri. «La settimana prossima viene giù da Londra Smith ed abbiamo 3 giorni di riunione. Adesso vai e comincia a produrre prima che me gira i cojoni per davvero».

Le visite del socio inglese avvenivano in media ogni 2 mesi da quando, circa un anno prima, con un’incredibile botta di culo erano riusciti a farsi acquistare per metà da una società di Londra. Cartesan aveva già presenziato a 4 di questi happening e piuttosto che parteciparci ancora sarebbe andato in Friuli a piedi.

In pratica si stava tutto il giorno chiusi nella stanza riunioni al piano di sopra, dipendenti e rappresentanti Italia, ad ascoltare i tremendi discorsi motivazionali che il Dott. Sandri scaricava da alcuni siti di personal coaching (quelli in italiano perchè quelli veri in inglese gli erano incomprensibili), e che indirizzava alla platea cercando di imitare anche nelle movenze i più famosi motivatori nostrani.

Durante questi meeting poi Sandri omaggiava sempre Smith con qualche libro in inglese, alternando testi di automotivazione a testi religiosi (Smith era un basabanchi che del prete aveva pure la faccia) che comprava su Amazon.

Arrivato alla scrivania trovò una nuova mail: veniva mandata una volta alla settimana a tutti i dipendenti e che conteneva alcuni suggerimenti per essere vincenti nel lavoro e nella vita a firma di Roberto Re. Era nauseato.

Come cazzo era finito lì? Incredibile… guardò l’ora: le 18.28 e nessuno che accennasse a levare le tende. Fece finta di lavorare per un altro quarto d’ora poi alle 18.45 si avvio verso l’uscita. Il primo. Come sempre, del resto.

Mentre guidava la sua Yaris verso Padova continuava a bestemmiare senza sosta. Ormai era cotto, e quando uno è cotto del tutto se è palestinese si imbottisce di tritolo, e se è di Padova cerca di trovare una soluzione più vigliacca (ma altrettanto efficace). E’ in casi come questi che uno va al bar da Oreste all’Arcella.

Al bar da Oreste c’è di tutto: magliari, terroni, gente che non ha mai lavorato un giorno in vita sua, marocchini, biscazzieri, puttanieri, nigeriani, estremisti di tutti i colori politici. Il più netto ha fatto 2 anni di galera. Da Oreste puoi trovare parecchie cose: molte illegali tutte inevitabilmente pericolose.

Lui cercava il Califfo, una persona che tempo addietro gli era stata presentata da suo padre che aveva fatto con lui qualche scontro di piazza negli anni d’oro. Il Califfo veniva chiamato così perchè assomigliava a Califano: negli anni 70 era stato un fiancheggiatore delle BR (3 anni di gabbio), poi era transitato nella banda di Maniero (1 anno e mezzo al Due Palazzi), ed infine aveva nel suo piccolo realizzato il sogno di qualsiasi veneto che si rispetti: si era messo in proprio.

Lo vide che seduto ad un tavolo, parlava al cellulare ed era solo. Gli fece cenno che voleva parlargli e lui, senza interrompersi, gli fece un gesto per farlo accomodare.

«Humm, ok, questo si… questo meglio di no, magari un domani, ok… ok… questo direi di no. Ok se sentimo» e chiuse lo sportellino dell’unico motorola 8700 ancora in circolazione in Italia.

«Ma guarda che sorpresa, il figlio di Cartesan! Come sta tuo papà?».

«Bene grazie, anche se preferirei che non sapesse che sono venuto».

«Come vuoi bocia. Dime cosa posso fare per te?».

Cartesan spiegò la sua storia: vomitò le sue frustrazioni di laureato sottopagato, parlò delle email motivazionali, del meeting della settimana successiva, dell’open space, delle pressioni, dei regali a Mr. Smith, del contratto interinale e delle umiliazioni quotidiane.

Il Califfo lo ascoltò e qualche cosa in lui si riaccese per un attimo. «Se fossimo nel ’79 te lo gambizzerei domani: li ho sempre odiati i tipi come quello… Cazzo troppo pochi ne gavemo copa’ quando ne abbiamo avuto l’opportunità… Comunque tu lascia fare a me, adesso vai e stai tranquillo» e dicendolo pensava che in fondo a lui non era andata troppo male: non sarebbe riuscito ad essere giovane in questi anni.

«Cos’hai in mente Califfo? Io pensavo di bruciargli la macchina»

«Ti ho detto di andare e che al resto ci penso io cazzo, non fare domande che meno sai meglio è per tutti» e mentre lo diceva pensava che nel ’79 avrebbe probabilmente gambizzato anche quel coglione davanti a lui, ma gli anni erano passati e le cose erano cambiate.

Il giorno del meeting

«Tiziana hai prenotato l’albergo vicino alla chiesa per Smith vero? Sai che lui va a messa tutte le mattine. Mi raccomando: tira fuori la statuetta del Santo e mettila in sala riunioni».

«Ma i inglesi no sé protestanti?»

«Smith sé de origine irlandese me pare, ma poi a ti cossa te ne ciava? Adesso vago all’aeroporto a prenderlo».

La stanza era gremita di gente che sembrava uscita da una reclam di moda uomo di Durazzo: a fisicità del veneto medio sta alla sartoria maschile come il fisico di Alvaro Vitali sta a quello di Lou Ferrigno. E non è un problema di qualità dell’abito perché gli abiti che indossano sono pure cari: gli stanno semplicemente di merda.

Tutti avevano un blocchetto per gli appunti per potersi tirare giù le perle di saggezza che il Dott. Sandri dispensava senza sosta in quelle occasioni. Mancavano solo loro due: Sandri e Smith.

Alle 10.15 fecero il loro ingresso e la sala esplose in un applauso spontaneo e scomposto che solo una massa di boari in giacca e cravatta è in grado di produrre.

Smith prese posto in prima fila e Sandri si diresse verso il proiettore dei lucidi, dove aveva precedentemente preparato il suo materiale. Simona, laurea come interprete e traduttrice a Trieste con 109 ed attualmente impiegata interinale dell’ufficio contabilità in virtù del suo diploma di ragioneria, prese posto accanto a Sandri per tradurre in inglese a beneficio di Smith ogni sua parola.

La prima parte del discorso fu un’accozzaglia immonda di teorie di vendita buone solo negli Stati Uniti: Sandri parlò di successo, autorealizzazione, team, leadership, marketing, vendite push e vendite pull.

Come chiosa finale, prima di far entrare i morigerati panini per pranzo, parlò a lungo ed in maniera diffusa dei valori cristiani dell’azienda, dell’importanza della famiglia nel lavoro e di come si dovesse ascoltare la coscienza prima del guadagno in ogni trattativa. Smith sembrava d’accordo.

Dopo la pausa tutto era pronto per il secondo round, quando Tiziana si avvicinò a Sandri: «Durante la pausa l’é rivà un fattorino co’ un pacco urgente par ti.»

«Ah si, ga da essere el libro in inglese sulla vita de Padre Pio. Xé un’edizione limitata e me xé costà un ocio». Sandri aveva scelto l’opzione regalo su Amazon e quindi decise di porgere il pacco al loro ospite davanti a tutti, da vero esperto delle buone maniere quale si riteneva.

«Simona per favore traduci: Sig. Smith anche questa volta abbiamo avuto il piacere di averla qui con noi. A nome dell’azienda le porgo in omaggio questo dono che ho personalmente selezionato come simbolo dei nostri valori condivisi. Da un buon cristiano ad un altro buon cristiano, un bel applauso per Mr. Smith».

Mentre tutti applaudivano Sandri invito Mr. Smith ad aprire il regalo.

Quando l’inglese aprì il pacco prima restò interdetto, poi disse qualcosa in slang cockney che neanche Simona riuscì a tradurre, ed infine si alzò furioso e cominciò ad inveire contro Sandri.

Cartesan, che fino a quel momento era rimasto seduto in prima fila accanto a Smith fingendo interesse, si avvicinò al pacco e vide che in realtà non conteneva nessun libro religioso, né tanto meno l’ennesimo volume di autocoaching come tutti si aspettavano.

Tenuti insieme da un elastico c’erano 5 riviste porno gay che già dalla copertina non lasciavano niente all’immaginazione. Cercò di leggere la lettera che accompagnava il pacco ma Tiziana gliela strappo’ di mano.

Sandri, impallidito, prese in mano la lettera. Ormai aveva abbandonato le movenze studiate da esperto di vendite americano e si muoveva con i gesti a lui più naturali del contadino padano: «Signor Smith, no’ so cossa xé successo, me par parfin imposibie, gheo giuro… no’ go ordina’ questo robaccia… si’ si’ lo vedo che c’è una lettera per lei da parte mia dentro…. ma non l’ho scritta io! E’ un errore, e poi viva Dio! chi casso se ‘sta Califfus Enterprise che ga spedio sta merda? »

«Dott Sandri, devo tradurre anche l’ultima frase?» chiese Simona serafica.

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  • R13

    Veramente un bel raccontino, breve e pungente, realistico e ironico. Mi sono divertito molto a leggerlo.

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