Il padre d’Italia, la recensione in anteprima

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Il padre d’Italia, da Torino a Reggio Calabria per diventare grandi.

No, non è un film su Camillo Benso Conte di Cavour. Si tratta del secondo lungometraggio di Fabio Mollo, che in questo caso, oltre alla regia, firma anche la sceneggiatura, insieme a Josella Porto – prodotto da Bianca Film con Rai Cinema, distribuito da Good Films e visto per Sugarpulp in anteprima a Milano.

Il film vede come protagonisti due trentenni che, almeno finché non si incroceranno, vivono la propria vita a diverse velocità.

Lui è Paolo (alias Luca Marinelli, già Andrea in La grande bellezza di Sorrentino, ma soprattutto “Lo Zingaro” in Lo chiamavano Jeeg Robot, diretto da Gabriele Mainetti, passando per Cesare in Non essere cattivo di Claudio Caligari). Conduce una vita con il freno a mano tirato, imbrigliata da un infelice passato e ovattata nella monotonia. Il suo lavoro come allestitore di arredi interni, coerente con questo approccio del “vabenecosì”, lo legittima ad accontentarsi di sopravvivere e allo stesso tempo gli permette di tacere (se non proprio nascondere) la propria omosessualità, almeno fino a quando non cala la notte; ed è proprio allora che Paolo incontra …

Lei ovvero Mia (…la la l’altra… ma comunque pluripremiata!), interpretata da Isabella Ragonese (la ricorderete come Bruna, di nome e di capelli, l’estetista de La sedia della felicità di Carlo Mazzacurati, o come Linda, l’aspirante scrittrice in Dobbiamo parlare, accanto a Sergio Rubini, sia nella pellicola che sul palco a teatro). Mia è un’effervescente eterna ragazzina, che vive a squarciagola, anche se fare la cantante si ferma a un’aspirazione, fra accelerazioni a tavoletta e brusche frenate d’umore, senza regole né certezze. Almeno fino a quando non rimane incinta. Ed è allora che Mia si imbatte per caso in Paolo e insieme, sincronizzandosi a poco a poco, iniziano un percorso che li porterà a viaggiare alla stessa velocità.

I due infatti partono insieme con il furgone della ditta di Paolo e attraversano l’Italia, da Torino a Reggio Calabria, facendo varie tappe, per risolvere alcuni “ingorghi” interiori, traendo forza dalle migliori qualità dell’altro, e tentare così di fare finalmente i conti anche con il proprio futuro.

Il fil rouge di questo film sembra essere quindi l’approccio che si sceglie di avere seduti al tavolo da poker della vita, guardando di fronte a sé il piatto pieno di sogni e le carte in mano, alcune belle, alcune brutte, ma – per dirla alla Mia –  quando ti capita qualcosa, non sai subito se una cosa è bella o una cosa è brutta. Ti chiedi: sono disposto a rischiare per avere (o meglio essere) quello che sogno? O passo la mano? Dopotutto il sogno non è così allettante … o non sarà piuttosto che non ho il coraggio necessario? E dove potrei trovare questo coraggio?

Domande esistenziali che potrebbero forse avere ispirato Fabio Mollo già nella direzione dello spot Follow your dreams del 2016, per DoDo di Pomellato.

A conferire note di leggerezza alla pellicola sono senz’altro i temi musicali ispirati agli anni 80 (fra cui un’accattivante versione di Take me out tonight degli Smiths) che accompagnano il viaggio di Paolo e Mia ed evocano l’impareggiabile performance di “Un’emozione da poco” dello Zingaro. Se non avete ancora shazamato le tracce del trailer del film, sappiate che la prima canzone si intitola Futurissima Show dall’album The Spectaculis dei Lapingra, mentre la seconda canzone è Nothing Arrived dei Villagers, in versione acustica.

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Nonostante il titolo del film evochi figure risorgimentali, stile George Washington de noialtri, la sceneggiatura è quindi attualissima e ben costruita. Tuttavia potrebbe non reggere il paragone con filmoni, ancora molto freschi nella memoria del pubblico, con lo stesso taglio “coppia di sbandati” ”on the road” (vedi  La pazza gioia  e Lo chiamavano Jeeg Robot), sebbene le innegabili doti attoriali dei due protagonisti conferiscano una forte caratterizzazione ai personaggi. Inoltre la pellicola difetta forse di spunti genuinamente ironici, perché si sa – come dice lo stesso Paolo – è importante divertirsi… (dev’essere uno della Sugarpulp crew!).

Ma la parola a voi, in sala dal prossimo 9 marzo, cioè oggi!.

P.S.: qui siamo già in trepidazione per rivedere Marinelli in Slam – Tutto per una ragazza, per la regia di Andrea Molaioli, dal 23 marzo, anche se nei nostri cuori ci sarà sempre e solo lui …

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