Il potere del cane

Il potere del cane è un grande romanzo sulla droga, terrificante e colmo di tristezza, di un’intensità che non concede un solo attimo di tregua.

Titolo: Il potere del caneIl potere del cane
Autore: Don Winslow
Editore: Einaudi
PP: 714
Prezzo: 22,00 euro

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Un ritratto perfetto dell’inferno e della follia morale che lo accompagna. Così James Ellroy definisce Il potere del cane, secondo lavoro di Don Winslow pubblicato in Italia.E proprio al maestro Ellroy è stato paragonato l’autore, ma anche se i temi trattati sono senz’altro apparentabili, le dinamiche narrative di Winslow risultano meno compulsive, più pacate.

Con questo non aspettatevi certo una lettura politically correct, la saga trentennale sul narcotraffico del Centro America è rappresentata senza fare sconti a nessuno.

Nel corso dell’opera, Winslow getta semi tra le righe che produrranno pagine di indimenticabile bellezza ma anche di rara efferatezza. Assisteremo a decollazioni, torture fisiche e psicologiche, ignobili ricatti, esecuzioni di infanti, uomini fatti a pezzi e conflitti a fuoco che vedono coinvolti leoni, giraffe e coloratissimi uccelli tropicali.

In un caleidoscopio di equilibri precari che si alterano a causa di donne dal grande fascino o per le testimonianze di una spia, emergono prepotentemente numerose figure difficili da dimenticare.

La più importante, Art Keller, è un agente della DEA di stanza in Messico, un buon boxeur, ottimo incassatore, il tipo di pugile che i messicani prediligono. E proprio in un improvvisato incontro di boxe, incappa nelle persone che gli animeranno e sovvertiranno l’esistenza: i fratelli Adan e Raul Barrera, nipoti dell’insospettabile Miguel Angel Barrera.

I tre muovono i fili del principale cartello dello spaccio di Mexican Mud e yerba verso gli USA. Quando Adan, intelligente e calcolatore (anche nei sentimenti), scopre che il mercato dell’eroina è in fase di stallo, indirizza tutta l’attività delle varie federaçiones di cui diventa capo, sulla vera ricchezza del Messico: l’estesissimo confine che li separa dal sud degli States.

Da quel momento ogni chilo di coca proveniente dalla Colombia che sfugge ai “disattenti” agenti federali, è tassato dai Barrera, che vedono accrescere in modo esponenziale la loro supremazia.

Occorrerebbero diverse pagine per menzionare gli altri comprimari di questo intreccio che ha richiesto sei anni di studio all’autore. Anche perché accanto al contesto del narcotraffico trovano approfondimento altri temi altrettanto scottanti, quali i rapporti delle federaçiones messicane con la mafia italo-americana, la farsa del trattato per il libero scambio di “merci” denominato NAFTA, la struggente parentesi storica del devastante sisma del 1985, l’attività della Teologia della Liberazione con i suoi martiri, le devastanti operazioni militari segrete.

Chi ha un’infarinatura di questi argomenti sa quanto siano inquietanti gli intrecci che CIA, DEA e vari signori della droga, imbastiscono a spese dei contribuenti, nel tentativo di sfiancare le continue e minacciose insurrezioni dei “rossi”, soprattutto quando queste avvengono ad un tiro di schioppo dagli Stati Uniti.

Art Keller, da buon incassatore subisce numerosi attacchi, anche dai suoi più stretti collaboratori, e si ritrova sempre di più alle prese con i suoi deprimenti SSS (sei sempre solo), soprattutto quando si imbatte nella misteriosa operazione “nebbia rossa”, che coinvolge il vertice dell’establishment politico degli USA. Lascia la famiglia per il lavoro, acutizza ed esaspera la sua battaglia tristemente personale, lasciandosi alle spalle una miriade di vittime innocenti che, oggetto di spietate vendette, fanno una fine atroce.

Come in molti lavori di Ellroy, in questo che è stato catalogato come uno dei noir più potenti degli ultimi anni, non ci sono personaggi che possono essere definiti positivi e Don Winslow ci racconta magistralmente, non la solita e scontata battaglia del bene contro il male.

A fronteggiarsi e allo stesso tempo frequentarsi, sono due entità esiziali, che lasciano il lettore ed Art Keller con l’atroce dubbio che la sua fazione non rappresenti nemmeno il male minore. Epico.

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