Il primo sparo

Il primo sparo, un racconto inedito di Giulia Mastrantoni per Sugarpulp

Quando premette il grilletto non sentì nulla. Non un suono, non un’emozione, nessun accenno di esitazione. Fino all’ultimo non aveva saputo se ce l’avrebbe fatta davvero, se avrebbe avuto il coraggio di sparare.

Ma mentre le sue dita stringevano sempre più forte la pistola, la sua paura era scomparsa e i dubbi avevano lasciato spazio alla voglia di premere quel maledetto grilletto. Una voglia incontrollabile, quasi maniacale, viscerale.

Un istinto che non sapeva di avere aveva guidato la sua mano; senza neanche perdere tempo a fissare il bersaglio, aveva sparato. E, incredibilmente, aveva fatto centro. Aveva colpito esattamente dove aveva voluto, un lavoro pulito, preciso. Era proprio vero che un amore andato a male, con quel suo sapore rancido e quella sua aria stantia, può fare miracoli: può tirare fuori il peggio di te e spingerti a fare cose che non avresti mai immaginato.

Fissò le sue mani: perfettamente pulite, eppure fino a un secondo prima erano ancora indecise se compiere quel gesto definitivo oppure no.

– Mi sta ascoltando?
– Cosa?, disse Laura, riportata bruscamente alla realtà da una voce maschile.
– Può scegliere tra il drago e l’orsacchiotto.
– Il drago.
– Ma no, io voglio l’orsacchiotto!, protestò una sovraeccitata Beatrice.
– Ma sei sicura, tesoro? Guarda che bello il draghetto, tentò vanamente Laura.
– No, voglio l’orsacchiotto!, ribadì Beatrice.
– Mi dia l’orsacchiotto, per favore.
– Mi compri lo zucchero filato, zia?

Laura osservò pensierosa la sua nipotina di sette anni. Ma i bambini di quell’età non avrebbero dovuto stare dalla mattina alla sera tra pc e iPhone? Insomma, davvero, dov’era l’eccessiva tecnologizzazione infantile di cui parlavano ogni giorno in TV quando avrebbe fatto comodo? Si rassegnò a dirigersi verso lo zucchero filato. Appiccicoso. Rosa. Dal profumo di fragola iperzuccherata. Inutile protestare, Beatrice l’avrebbe spuntata: tanto valeva dargliela vinta subito.

Mentre sua nipote era sul bruco mela, un’idea si fece concretamente strada nella sua mente. Cosa le impediva di ripetere quello che aveva fatto per vincere l’orsacchiotto, ma stavolta per uccidere quell’infame di Alessandro? Pensò accuratamente al piano. Avrebbe potuto farlo, sì. Avrebbe potuto godere guardando il suo sangue ricoprire il pavimento, uscire a fiotti da quel corpo indegno di esistere. Avrebbe potuto ucciderlo, sì. Iniziò a riflettere…

Improvvisamente decise: si girò e iniziò a camminare rapidamente. Non aveva più dubbi. Sapeva cosa fare. Ora sì, ora aveva deciso. Ne era certa. Sicura come non era mai stata sicura di niente. Un altro, grazie.

Meglio provare a vincere il draghetto che finire in carcere. E poi, non era neanche tanto sicura che il sangue di quel viscido fosse degno di essere preso in considerazione dai suoi occhi.

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