Il Regno Animale, la recensione

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Il Regno Animale di Francesco Bianconi, il leader dei Baustelle, racconta una dura realtà in stile quasi pulp.

il regno animale francesco bianconi la recensioneTitolo: Il Regno Animale
Autore: Francesco Bianconi
Editore: Arnoldo Mondadori Editore
Pagine: 253
Prezzo: 9,50 €

Ormai non si contano più musicisti e altri artisti prestati alla letteratura, o nel loro caso talvolta sedicente tale. Artisti a tutto tondo o il nome conosciuto dalla massa che potrebbe vendere qualche copia in più? Anche se ormai in Italia il condizionale è d’obbligo quando si parla di leggere libri.

L’esempio più in vista è Fabio Volo e va bene, fenomeno non fenomeno, ghost writer, sa scrivere non sa scrivere, scrive storielle del cazzo ecc. ma vende e anche molto bene. Le grandi case editrici, sperando in un nuovo caso Volo, pubblicano quindi nomi del jet-set cercando di andare sul sicuro, talvolta con risultati anche molto bassi, dal punto di vista della qualità.

Qualche nome senza buttare lì giudizi? Luciana Littizzetto, Francesco Renga, Max Pezzali e compagnia cantante, tutti con qualcosa da dire e qualche storia da raccontare oltre alle liriche, alle righe del pentagramma o alle battutacce volgar-satiriche. Non vado avanti per non attirare qualche strale. Anzi sì, faccio un altro nome. Francesco Bianconi.

Il leader cantante-chitarrista dei Baustelle, band rock indie alternativa di Montepulciano con velleità psichedeliche radical chic, pubblica nel 2011 per il gigante Mondadori il suo romanzo d’esordio con il botto.

Il Regno Animale si legge con interesse, profondità, stupore, per la durezza della realtà che ci viene sbattuta in faccia e l’assenza gelida di emozioni. Lo stile di Bianconi è moderno e senza troppi ghirigori ma non terra terra, per fortuna. Si vede che è un personaggio con un ricco bagaglio culturale e mette molto di se stesso in quello che scrive.

La storia parla di alcuni ragazzi della provincia toscana (non l’avrei mai detto!) dei quali uno si traferisce a Milano per lavorare e inseguire i propri sogni. Peccato che quei sogni vengano buttati nel cesso e venga tirato tanto di sciacquone.

Ben presto questo ragazzo, Alberto, si troverà ad aver a che fare con il jet set e alcuni vip a causa delle sue aspirazioni giornalistiche verso il Rolling Stone, nota rivista di musica. Niente di peggio, per come viene descritto il tutto. Un ambiente sotto vuoto spinto. Incontra anche Francesco Bianconi stesso. Sì, in una maniera molto ironica e naturale il cantante leader dei Baustelle scrive di una festa in cui Alberto lo incontra.

Si decrive come un personaggio controverso e controcorrente, che si trova a disagio in un’ambiente ipocrita e falso. Fino a che punto sia vero non possiamo saperlo, magari è un modo un po’ ruffiano di sdoganare il suo personaggio alternativo. Lo fa pero’ molto bene e in modo gradevole.

Attraverso racconti nel racconto, flashback scritti a mo’ di note a pie’ della trama principale, Bianconi ci fa conoscere l’infanzia spiacevole di Alberto, e di alcuni suoi amici, a Montepulciano, a meta’ anni ’80.

Un amarcord che ci fa tuffare direttamente in quello che con molta probabilità e’ stato il suo passato. Quindi un passato e un presentefatti di droga, sesso facile, morti per tossicodipendenza e deinquenza alla periferia estrema di Milano.

Un romanzo che va letto tutto d’un fiato, molto vicino al pulp per la freddezza di certe situazioni. Bianconi va rivalutato prima come musicista (alcuni brani dei Baustelle sono molto carini e alternativi al punto giusto) ma anche come scrittore. Una buona opera prima.

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