Il ritorno dei ragni giganti

Perle e Porci, di Massimo Zammataro

Il ritorno dei ragni giganti: Big Ass Spider! e Spiders 3D: due film di cui c’era bisogno come un brufolo sul culo.

In origine ci fu Tarantula! (1955), che mi sembra creò il filone degli insetti giganti. In tempi più recenti, videro la luce Aracnofobia (1990) e poi Arac Attack (2002), che non erano malaccio. Tutti pensammo che i ragni non avessero null’altro da dire e che il filone si fosse per lo più esaurito. E invece no, poveri illusi: completamente fuori tempo massimo, lo scorso anno arriva Mike Mendez con questo Big Ass Spider!

Un disinfestatore di topi e insetti, tanto sfigato quanto gradasso, si ritrova a dover dare la caccia per conto dell’esercito, ad un letale ragno sperimentale. Il tutto in cambio dell’abbuono di un ticket ospedaliero: vedi cosa succede ad osteggiare l’Obamacare? Il suddetto aracnide, grazie all’ incrocio del suo dna con quello di una forma di vita marziana, sviluppa una forma di ipertrofia che lo porta alle dimensioni di un King Kong a sei zampe (con tanto di arrampicata sul grattacielo) che semina morte e distruzione a Los Angeles.

Al fianco del paffuto sterminatore, troviamo una guardia giurata messicana, alta un metro e un cazzo, baffo e Ray-ban a goccia, che pende dalle sue labbra ritenendolo il dio degli sterminatori. La trama è prevedibile e scontata, tuttavia strappano qualche sorriso le gags tra i due imbecilli.

La CGI del ragno culone del titolo non è realizzata malissimo, a parte le scene nel parco, e tutto sommato si mantiene nella media (bassa)delle produzioni low-budget. Niente di memorabile, né nel bene né nel male; il cameo di Lloyd Kaufman (il fondatore della Troma) non è più che una macchietta alla Ridolini. Per dirla come un critico americano che ha recensito Big Ass Spider!, ci sono modi molto peggiori per trascorrere 80 minuti. Effettivamente BAS!, nella sua pochezza, intrattiene. Pellicola straight-to-dvd da domenica pomeriggio con encefalogramma piatto post-sbronza del sabato sera, Big Ass Spider! è una valida alternativa al suicidio.

Non si può dire altrettanto, invece, di Spiders 3D,sempre del 2013 e distribuito da noi solo a gennaio di quest’anno. Cavalca l’aracnide Tibor Takàcs (quello di Non aprite quel cancello, orrendo titolo italiano) regista in quota Nu Image, cioè i tipi che hanno rilanciato gli squali negli anni 2000 e che perseverano nel tentativo di revamping di vecchi filoni.

In Spiders regna la monotonia, che nemmeno la terza dimensione forse riesce a spezzare. Routine: anche qui ragni incrociati in un laboratorio spaziale con dna alieno per creare la super-arma, i quali a contatto con l’atmosfera cominciano a crescere a dismisura: prima, nelle gallerie della metropolitana di New York (giusto per non chiamare in causa per l’ennesima volta le famigerate fogne in cui ormai ci devono essere più animali giganti che nel paleozoico); poi, per le strade cittadine.

Il brutto è che Spiders si prende anche sul serio, tentando una drammaturgia che fa sanguinare gli occhi. Vado a suicidarmi col Baygon.

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