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Il Seggio Vacante

Con Il Seggio Vacante la Rowling si smarca dall’etichetta “per giovani”

Titolo : Il Seggio VacanteIl Seggio Vacante
Autore: J.K. Rowling
Editore: Salani
PP: 553
Prezzo: € 22

Quello di J.K. Rowling non è certamente un nome che si possa immediatamente associare all’universo Sugarpulp. Eppure la sua più recente fatica, la prima non legata alla saga di Harry Potter che l’ha resa famosa, se non può definirsi pulp ha certamente dei connotati decisamente più dark rispetto al genere al quale l’autrice era stata fino ad oggi associata.

Il Seggio Vacante è il primo libro “da adulti” della Rowling e vi assicuro che non ha nulla in comune con Harry Potter se non ciò che più conta: anche in questo nuovo libro, infatti, brilla lo stile ironico, vivo, diretto, coinvolgente della Rowling. Uno stile che, in altre circostanze, potrei anche definire magico.

Il Seggio Vacante è un romanzo corale, che narra i drammi e le vicissitudini di un tranquillo paesino della campagna inglese, scossa dall’improvviso decesso di Barry Fairbrother, consigliere municipale tanto amato dagli amici quanto detestato dagli oppositori. La necessità di sostituire il consigliere Fairbrother scatenerà nella solo apparente tranquillità bucolica di Pagford un susseguirsi sempre più concitato di eventi che sconvolgeranno, tragicamente e forse per sempre, le vite di molti.

Accompagnati da un ritmo narrativo sempre più incalzante, i vari personaggi, costantemente in conflitto e contrasto reciproco, in guerra tra loro per sciocche rivalità ed ancor più sciocche nozioni di “giusto” e “sbagliato”, come spesso accade in comunità ristrette e quasi  claustrofobiche, dove la minima scintilla divampa in una fiamma capace di incenerire il già precario equilibrio instauratosi tra personalità tanto diverse, precipitano tutti inesorabilmente in un conflitto psicologico senza esclusione di colpi che culminerà, infine, in un tragico, amaro epilogo.

Lo stile narrativo prediletto della Rowling era già uno dei punti di maggior forza della saga di Harry Potter: un narratore terzo solo apparentemente impersonale, ma legato invece profondamente alla psiche ed alla visuale del protagonista (vi rimando all’ottimo Carlo Vanin per il termine tecnico, che or ora mi sfugge). La medesima tipologia di narratore racconta le poche settimane in cui si svolge l’azione de Il Seggio Vacante, ma questa volta, nell’affrontare un cast molto diverso di personaggi, l’autrice si destreggia con maestria tra le diverse visuali, adottando il registro più opportuno a ciascuna di esse.

Il dono della Rowling si esprime in particolar modo nella caratterizzazione perfetta di ciascun personaggio.

Attraverso una scrittura coinvolgente e profondamente calata nelle diverse anime della pletora di personaggi che popolano il romanzo, ogni inezia che scuote la piccola Pagford conquista e coinvolge il lettore, rendendolo pienamente partecipe del dolore e della desolazione dei personaggi impegnati dalla propria tragedia personale.

Ciononostante, pur mentre l’evolversi degli eventi trasporta il lettore attraverso un crescendo sempre più drammatico, la narrazione mantiene comunque una misura di leggerezza ed ironia: piccoli siparietti patetici, qualche romantico scorcio del rilassante paesaggio collinare, le acque del fiume che bagnano la pianura, la pittoresca piazza del paese, contribuiscono in maniera impercettibile a compensare la pesantezza dei temi e degli eventi affrontati.

Fondamentale risulta, inoltre, il talento della Rowling nel mostrare, piuttosto che dire (quello show-not-tell che molti autori faticano a far proprio). I diversi personaggi emergono naturalmente nella loro individualità senza che l’autore debba entrare nella narrazione a spiegarci chi sono e perché agiscono in un determinato modo.

Ciò risulta assolutamente evidente nel confronto di ciascun personaggio con il fu Barry Fairbrother, l’unico del quale possiamo sentir solo parlare da altri e che si distingue, pertanto, come figura nebulosa ed un po’ mitica della storia, del tutto distinto da ogni altro personaggio vivo, reale e quasi palpabile.

Il cast di personaggi è nutrito ed assolutamente variegato, ma viene magistralmente gestito dalla Rowling che tesse ed intreccia le vite e le anime dei suoi personaggi senza che emerga un vero protagonista della vicenda.

Protagonista assoluta risulta quindi la stessa Pagford, culla e centro nevralgico del dipanarsi degli eventi. Lo strettissimo legame che la storia ed i personaggi hanno con il proprio territorio, diviso tra la prosperosa Pagford ed il degrado dei vicini Fields, pietra dello scandalo, paragone di imbarbarimento e spina nel fianco dell’amministrazione municipale di Pagford, stimolano immediatamente un collegamento con Sugarpulp, che da sempre vede nel Territorio un elemento fondamentale di un buon romanzo.

Il legame con il territorio, la forza della storia che Pagford ed i suoi abitanti vogliono raccontare, il linguaggio vivo e vero dell’autrice, l’ironia, la dimensione fortemente visiva delle descrizioni, la semplicità ed assoluta godibilità dello stile narrativo impiegato sono tutti elementi che, pur in mancanza di un’anima pienamente pulp, rendono Il Seggio Vacante un romanzo assolutamente Sugarpulp.

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