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Il settimo peccato, la recensione

Il settimo peccato di Carlo A. Martigli è un giallazzo storico divertente che regala al lettore emozioni, sorprese e divertimento.

Il settimo peccatoTitolo: Il settimo peccato
Autore: Carlo A. Martigli
Editore: Mondadori
PP:

Il settimo peccato è davvero un bel giallazzo storico. Ambientato in una meravigliosa Venezia cinquecentesca durante il carnevale, il romanzo regala al lettore emozioni e sorprese riuscendo ad unire alla grandissima il rigore della ricostruzione storica alla fantasia della narrativa.

Martigli si dev’essere divertito molto scrivendo le avventure di Martino da Braga e del suo giovane aiutante: non c’è pagina in cui non inserisca un commento, una piccola sorpresa, una citazione, una curiosità… insomma il romanzo è vivissimo ed è un piacere leggerlo pagina dopo pagina.

Al centro della vicenda il pittore Hieronymus Bosch costretto a difendersi da un’accusa di eresia, accusa che all’epoca non si poteva certo prendere alla leggera. Martino da Braga, suo difensore, dovrà però anche indagare su una serie di omicidi che si verificano tra le calli di Venezia proprio durante il processo.

Omicidi che sembrano tutti rimandare ai misteriosi e inquietanti dipinti di Bosch. Lo stesso artista fiammingo è dunque al tempo stesso accusato di eresia e sospettato di essere un serial killer: riuscirà a cavarsi da questa scomoda situazione?

Come dicevo tante sono le citazioni e le suggestioni che Martigli inserisce nel suo romanzo, dal Se7en di Fincher a Il Nome della Rosadi EcoPer il lettore è divertente indovinarle tutte e magari ognuno potrà scorgerne di nuove e di diverse a seconda della sua sensibilità.

Il settimo peccato ha comunque due punti di forza indiscutibili, ovvero una trama ben congegnata e una serie di personaggi azzeccatissimi, il tutto arricchito dalla scrittura di Martigli che è un vero caleidoscopio di colori e trovate.

Bellissime le tante curiosità storiche con cui l’autore impreziosisce il testo, ma anche i divertissement che spezzano il ritmo della storia, così come le bischerate geniali di Martigli che, nonostante tutto, non dimentica mai di far sentire la sua voce, a volte attraverso le parole di Martino di Braga, altre volte invece attraverso quelle del vecchio narratore, papa Giulio III (all’epoca della nostra storia giovane e inesperto quindicenne).

Eccezionale la scena dell’amplesso tra Giulio e Caterina ad esempio, ma sono davvero tanti i passaggi di questo romanzo che si ricordano con un sorriso e citarli tutti sarebbe impossibile.

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