Il sotterraneo

Il sotterraneo parte da un’idea discreta ma troppo striminzita. Un passo falso per Leather dopo tre ottimi romanzi.

Il sotterraneoTitolo: Il sotterraneo
Autore: Stephen Leather
Editore: Sperling & Kupfer
PP: 210
Prezzo: euro 9.90 cartaceo, euro 6.90 ebook

Ci sono moltissime domande che uno come me vorrebbe fare ad un autore. In questo caso, dopo aver letto Il sotterraneo, la domanda sarebbe: “Stephen… perché?”

Facciamo un passo indietro: Stephen Leather è uno scrittore inglese di grandissimo talento. Negli anni mi ha regalato straordinarie emozioni piacevoli e dolorose. I suoi thriller sono una serie di pugni nello stomaco, brutali e violenti, con un ritmo serrato. Scrive bene, è attento, è bravo.

Sull’onda di tre splendidi romanzi che vi racconterò prossimamente, ho scelto di leggere anche Il sotterraneo.

Ora, i libri li acquisto in negozio. Ci vado con un bigliettino compilato in pessima grafia, chiedo che me li procurino e, qualche giorno dopo, passo a ritirarli. Per me il libro è carta che vive, lo tocco, lo annuso, lo respiro.

Quando mi sono trovato in mano questo, ho vissuto momenti difficili.

Circa 200 pagine, scritte con un carattere che potrebbe sembrare un arial 72. Mi ricorda il piccolo Fulvio, a scuola, che andava spesso a capo e scriveva largo, nei temi, per fare almeno due colonne.

Ma il piccolo Fulvio non era uno scrittore di successo (non lo è nemmeno adesso, ma la speranza è l’ultima e morire, e i miei temi sono andati bruciati insieme ai loro segreti).

Leather, a mio avviso, aveva un’idea. Magari anche un’idea interessante. Ma striminzita. E allora, dico, io, fai un racconto! Stampalo su un foglietto tipo ciclostile degli anni di piombo e regalalo ai tuoi lettori affezionati. Ma un libro no, dai…

Allora, diamo a Cesare quel che è di Cesare (ho scoperto meno di dieci anni fa che non si parlava di Cesare Ragazzi e del suo capello fluente): la scrittura è estremamente scorrevole e ti tiene attaccato al libro. Ma, viva Dio, falla anche lenta… come dice un mio amico, noto cantante nei peggiori locali di Treviso e provincia, parlando della Fiat Multipla: falla anche scomoda…

La storia è scarna, ha aspetti irritanti e, spesso, ripetitivi. E’ vero, ti fa incazzare come pochi, arrivi a detestare il protagonista (un aspirante autore cinematografico con un hobby un po’ fuori dagli schemi) e di questo va dato atto a Leather. Ha un finale per il quale tendi a darti dell’idiota. E non è un finale modello americanata: è un qualcosa che ci sta perfettamente.

Ma tutto qui. Dice poco e non lascia nulla.

C’è questo aspirante artista. C’è un serial killer che tortura le vittime. E ora ne ha una per le mani, una bella ragazza. E le torture sono fisiche e psicologiche. Una violenza che pare descritta quasi per stomacare (non ci sono scene splatter, ma la violenza psicologica è durissssssssima).

Una coppia di poliziotti deve indagare e arriva a sovrapporre l’idea del killer a quella dell’aspirante scrittore. Da qui tra la giustizia ed il sociopatico scribacchino, si apre una piccola guerra privata, senza esclusione di colpi.

Però… sono riuscito a scriverci anche quattro righe! Va beh, battute a parte, che peccato.
Un autore così completo che scivola su una buccia di banana.

Ora, Madonna sosteneva: “Bene o male, l’importante è che se ne parli”. Certo. Però credo che nelle idee di Leather i desideri fossero un po’ diversi. Ti rifarai vecchio mio, ne sono sicuro.

Ma per il momento lasciami dire che la delusione è tanta. Forse perchè le aspettative erano elevate.
Comunque consolati: rimani uno dei miei autori preferiti! Che onore, eh?????

VOTO: 1 Barbabietola su 5

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