Imago Mortis, la recensione

Imago Mortis di Samuel Marolla, la recensione di Giulia Mastrantoni di racconto nero ambientato nella Milano del 2013.

imago-mortis-samuel-marolla-cover-recensione-Titolo: Imago Mortis
Autore: Samuel Marolla
Editore: Acheron Books
Prezzo: 2.99 euro

Mancano otto mesi perché i domiciliari di Mario finiscano. Sua figlia di cinque anni, Samsara, è a Lanzarote e lui dovrebbe andare da lei. Augusto Ghites vuole che Mario torni dalla sua famiglia, senza finire nuovamente nei guai.

È andato a procurarsi droga dal Topaz, Augusto, ma è incappato in Mario, che si sfoga con lui, perché non saprebbe con chi altri parlare. Ghites lo ascolta.

D’altra parte, Augusto è l’uomo ideale per ascoltare confessioni inconfessabili. È un medium che entra in contatto con gli spiriti dei defunti. Per farlo, però, sniffa o fuma le loro ceneri, come fossero droga.

Tossicodipendente, l’uomo è maledetto e benedetto da questo dono, costretto a rivivere le vite delle anime con cui entra in contatto, non importa quanto cruente.

Solitudine e malinconia sono le sua compagne di vita, una vita che ha molto più a che fare con la morte, piuttosto che con l’esistenza.

Quello che Augusto ancora non sa è che nel 1953 si è consumata una serie di delitti, violenti e irrisolti. Ma lo scoprirà presto.

Infatti, un’anziana ex prostituta che conosce il suo potere lo contatta perché risolva gli omicidi che hanno visto la morte violenta di un cospicuo numero di donne. Tra queste, Nanà, uccisa a colpi di mannaia e sua ex collega.

La signora Manghera, assassina che ha brillantemente ucciso suo marito, ha parlato di Augusto alla vecchia, dicendole che lui è proprio l’investigatore che fa al caso suo. Amalia Maria Lupano, allora, si è rivolta a quest’uomo peculiare, perché la questione venga risolta una volta per tutte.

Per risolvere il caso, Ghites deve perpetrare l’aria spettrale dei cimiteri, svelare i segreti delle case chiuse, persuadere chi non vuole parlare a raccontarsi. La Milano del 2013 schizofrenica, spietata, preda degli istinti più bassi del genere umano si rivela colma di balordi di ogni risma.

Il Cavallino Bianco, luogo in cui si è consumata la carriera della Lupano e di Nanà, è il simbolo della Milano viziata e malsana. Un’unica regola regna sovrana nella città dei misteri neri: Homo sine pecunia est imago mortis, ovvero “Colui che non dispone di denaro è il ritratto della morte”.

Un romanzo breve, ma intenso, che risveglia la curiosità e il gusto di leggere. Ben scritto, vivace, nero e crudele, si tratta di un racconto lungo da leggersi d’un fiato.

I personaggi, a partire dalla Lupano fino allo stesso Ghites, sono delineati con la decisione che solo una penna capace può conferire all’animo umano. Bello e tremendo. D’effetto e un po’ da brividi, non è per tutti.

Se la pelle accapponata è il vostro vizio, allora non potete che gettarvi a capofitto in questa vicenda.

 

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