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Imperfetto

È al confine tra la Toscana e la Liguria, nel suggestivo territorio lunigiano, che muovono i passi i personaggi decisi e imprevedibili di questo avvincente romanzo.

La magistratura e la polizia locali stanno indagando infruttuosamente sull’omicidio di un giovane ritrovato nudo in un bosco, massacrato da numerosi e precisi colpi d’arma da taglio. I familiari della vittima sono pezzi grossi della società spezzina e non accettano che le forze dell’ordine abbandonino il caso dopo le fallimentari seppur minuziose ricerche del colpevole.

La patata bollente viene passata all’investigatore Merisi che dovrà perlopiù “fare carta” per pacare i genitori del ventiquattrenne ucciso, dare l’impressione di continuare le indagini di un caso estremamente difficile: non ci sono moventi, la giovane vittima pur essendo omosessuale non conduce una vita borderline, non si droga né ha vizi pericolosi, è generoso, educato; cosa può aver spinto l’assassino ad accanirsi così sadicamente sul suo corpo? Merisi riuscirà a venirne a capo? Costringerà per l’ennesima volta a una figuraccia il comandante Palma? Difficile a dirsi come difficile è la contingenza: è un periodaccio per l’affascinante indagatore biondo, allo scoccare dei quaranta anni sta vivendo una crisi esistenziale e soprattutto sentimentale, molto segnante; per lui è tempo di bilanci.

Le scorribande notturne con l’amico Andrea lo annoiano sempre di più e dopo aver lasciato la moglie (ancora fortemente presente nei suoi pensieri) si barcamena in una relazione che sembra essere più seria e solida di quanto immagini. Ma la sua nuova donna deve lavorare parecchio per ottenere il fatidico “ti amo”, Merisi non riesce a rispondere a domande chiuse, quelle alle quali basta un sì o un no per voltare pagina o proseguire nella relazione. Non di rado spera di riuscire a farsi odiare e conseguentemente lasciare, perché non riesce a sopportare l’idea che la partner patisca l’abbandono di uno come lui.

Quello tratteggiato da Zannoni è un protagonista che pur avendo il piglio e la forza di carattere del classico figlio di puttana, lascia trasparire un atteggiamento che con l’avanzare dell’età diventa quasi romantico: alla baldoria di un allettante party condito con donne bellissime, alcol e cocaina, preferisce farsi ammaliare da una veduta panoramica della terra che ama e al contempo odia. La fase che sta attraversando gli dà tuttavia la spinta per buttarsi instancabilmente sulle indagini.

Queste si rivelano inizialmente sterili, forse chi si è liberato del caso aveva ragione. Ma degli strani omicidi “fotocopia” verificatisi anni addietro, puntellano il castello di carte che sta lentamente e faticosamente impalcando. Quello con cui ha a che fare è di certo un assassino fortemente maniacale, un soggetto psichicamente disturbato ma molto attento a non lasciare tracce.

L’ombra delle sette sataniche si proietta sull’indagine. Ad essa è affiancato un caso minore, apparentemente scollegato, più che altro affettivo per Merisi; quello di un dipinto sacro a cui è stato dato fuoco nella chiesa del parroco che conosce da quando era bambino.

I crescendo di tensione sono molti e ottimamente costruiti dall’autore, “Imperfetto” non è un noir estremo, l’azione non è frenetica, non c’è il solito campionario di armi automatiche scrupolosamente descritte, dalle pagine non gronda plasma ma il pathos suscitato da molte scene risulterà gradito anche agli amanti delle storie più dure. I tempi del plot sono scansionati egregiamente, la scrittura è molto controllata e le dinamiche narrative non ne risentono affatto. Sparsi tra i capitoli troviamo i vaneggiamenti in prima persona del folle omicida che ci riserverà un finale che lascia impietriti.

Questa è la seconda stesura di “Imperfetto“, un romanzo già edito nel 2006 e passato immeritatamente quasi inosservato. Grazie all’impeccabile fiuto di Luigi Bernardi è stato ridato alle stampe dalla Perdisa, nella collana Walkietalkie, impreziosita dal solito, accattivante e ineccepibile lavoro di grafica di Onofrio Catacchio. Non lasciatevi sfuggire quest’avventura del “biondo” Merisi: per quanto ci riguarda, Alessandro Zannoni oblitera indelebilmente il ticket per accedere al noir carpet calpestato dagli autori nostrani a noi più affini.


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