In Francia l’industria culturale genera un indotto maggiore a quella del lusso o all’automotive

In Francia l'industria culturale genera un indotto maggiore all'automotive

L’industria culturale, ovvero musica, teatro, cinema, libri, televisione, radio, stampa, arte e videogiochi in Francia generano un indotto superiore a quello del lusso e dell’automotive. Mica male per un settore che dovrebbe far morire tutti di fame…

Chiariamo subito che stiamo parlando di uno studio serio e basato su numeri concreti e non sulle speranze o i sogni di chi come il sottoscritto è convinto da tempo che con la cultura si possa mangiare (e bene anche). Secondo un studio realizzato da EY (e cioè l’ex Ernst&Young) infatti l’industria culturale e ricreativa (ICC) nel 2011 in Francia ha generato un indotto diretto di 61,4 miliardi di euro contro i 60,4 miliardi generati dall’automotivee e i 52,5 del comparto del lusso.

Innanzitutto ecco una prima cosa che mi piace moltissimo: si parla di industria culturale e ricreativa, e già partiamo con il piede giusto perché chi mi conosce sa bene che quello della cultura divertente è un mio vecchio chiodo fisso (sto diventando arteriosclerotico).

Lo studio ha analizzato dati relativi al 2011 e quindi è immaginabile che per alcuni settori in questi ultimi anni le cose siano un po’ cambiate (penso soprattutto alla musica, dei giornali e all’automotive che dovrebbero aver perso quote di mercato, così come  lusso, internet e videogames sono saliti molto), però si tratta di un macro-dato indicativo di una realtà troppo spesso ignorata: il mondo della Cultura pesa tantissimo, se solo viene guardato nel suo insieme.

Da questa indagine infatti emerge come il comparto cultura giochi un ruolo fondamentale nel complesso dell’economia francese, davvero niente male per un settore che a sentire gli intelligentissimi che stanno ai piani alti dalle nostre parti fa morire tutti di fame. Il punto centrale è sempre lo stesso: non è che con la cultura non si mangi, è che in Italia con la cultura non si mangia. Ma anche con l’aviazione, visti i casi di Alitalia e di tutte le compagnie low cost italiane strafallite negli ultimi anni. Eppure dall’altra parte delle Alpi con Air France mi sembra che le cose vadano bene. E allora qual è il punto? E’ con l’aviazione che non si mangia o è che in Italia con l’aviazione non si mangia? (ma potete sostituire il termine aviazione con qualsiasi altro e il risultato non cambia).

Le scelte politiche e la massa critica fanno la differenza anche quando si parla di culturale, i dati parlano chiaro: se si considera anche l’indotto indiretto il mondo della Cultura arriva a 74,600 miliardi di euro. Lo studio realizzato da EY, Industries Culturelles et Ricreatives en France, Panorame Economique, è stato del resto è stato commissionato da France Creative, una piattaforma che riunisce i più importanti soggetti dell’ICC transalpini con 1,2 milioni di addetti non delocalizzabili (ci rendiamo conto di cosa stiamo parlando?)

Ancora una volta i francesi dimostrano come l’unione sia fondamentale dato che l’obiettivo dichiarato dell’associazione è quello di tentare di arginare lo strapotere dei colossi del web come Google, Amazon, Facebook e Apple. Lo studio integrale è stato promosso dal ministro della cultura Aurelie Filippetti e appoggiato da altri 8 ex ministri della cultura. Ma ve li vedete voi in Italia 8 ex ministri dello stesso dicastero, molto probabilmente di sponde politiche opposte, unirsi e cooperare per un progetto che punta al bene comune? Pura fantascienza…

Come al solito in Italia di fronte a situazioni di crisi si piange il morto e si invocano aiuti di stato, in Francia si guarda il ciclone che sta per arrivare dritto in faccia e gli si urla contro: “Mena il tuo colpo più duro, amico. Non mi fai paura” (e il fatto che lo facciano i francesi mi fa incazzare ancora di più, che sia chiaro). Nel 2011 l’8,4% delle spese dei francesi sono andate in prodotti culturali,per un complessivo 4% del PIL, numeri che collocano la Francia al secondo posto in questa particolare classifica tra tutti i paesi del G8 (al primo posto gli Stati Uniti, tanto per cambiare…)

Chiudo con l’utilissima infografica che illustra come la cultura “Made in France” sia la vera anticrisi. Tenendo conto che da sempre il Made in Italy è un marchio di potenza mondiale superiore a qualsiasi altro, ci sarebbe da fare un pensierino sul fatto che anche da noi la cultura Made in Italy potrebbe diventare l’anti-crisi.

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