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Incubi a Nordest

Titolo: Incubi a Nordest (andata e ritorno)
Autore: Alberto De Poli
Editore: La Gru (collana vaudeville)
PP: 302
Prezzo: 15,00

 

 

 

 

 

“A trent’anni compiuti mi rendo conto che qui devo cambiare qualcosa, ma ‘sta volta non devono essere solo parole buttate al vento, qui i treni passano sempre meno spesso e se passa l’ultimo poi col cazzo che torna indietro a riprendermi.”
p.55

“Incubi a Nordest” è un libro per gli arrabbiati e i disillusi che forse si riconosceranno nel protagonista, il cinico Adriano Biancon. Ma è anche un libro per coloro che arrabbiati non lo sono più da tempo e che si sono adattati (ognuno a proprio modo) alla realtà, forse dimenticandosi com’era quando erano giovani, quando odiavano il sistema e desideravano solo fuggire via. E se sei cresciuto nel grigio Nordest, dove l’orizzonte è cancellato dai capannoni, dalle palazzine di periferia e dalla nebbia, il desiderio di fuga è pari all’istinto di sopravvivenza. Almeno così sembra pensarla Adriano, operaio tipografo che trascina le sue giornate tra l’odiato lavoro in fabbrica e le bevute in centro con gli amici, spezzando la monotonia del quotidiano con qualche avventura amorosa. A trent’anni suonati è privo di obiettivi, solo l’affetto autentico della madre e di una manciata di amici sembrano mantenerlo in vita. Fino a quando quel necessario desiderio di fuga si concretizza in un viaggio in Brasile. Qui Adriano troverà un’identità e un’innocenza che non sapeva nemmeno di avere: proprio lui, che mai aveva avuto prima niente da perdere, deciderà di scommettere tutto su una nuova vita al di là dell’oceano.
Alberto De Poli racconta la realtà che vivono i figli disgraziati del Nordest, quelli (oggigiorno sempre più numerosi) che, in un sistema economico dove i piccoli soccombono, non hanno speranza di veder migliorata la loro condizione, cosa in cui invece riuscivano quasi sempre i loro padri. La sua penna caustica dà voce alla rabbia dei trentenni di oggi, che si sentono tagliati fuori da un benessere promesso dalla logica (così cara a Nordest) del lavoro e del risparmio.
Leggendo “Incubi a Nordest”, si avrà l’impressione di trovarsi di fronte ad un Irvine Welsh veneto, perché, come ha sottolineato Massimiliano Santarossa nella prefazione del libro, il trevigiano Alberto racconta una realtà sociale di  ragazzi alla deriva e lo fa senza peli sulla lingua, con immediatezza e autenticità, proiettando il lettore dentro alla storia.

Leggi QUI la nostra intervista ad Alberto De Poli!

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