Inferno, recensione

Inferno, graphic novel scritta da Susanna Raule e disegnata da Armando Rossi è una metafora profonda della vita moderna

Come nei confronti di Neil Gaiman, sto sviluppando una sorta di infatuazione per il lavoro di Susanna Raule (se non si era capito).

Ovvio, con le dovute proporzioni e senza nulla toglierle, ma l’alone mistico, il “trip”, sta crescendo sempre di più. Vado in brodo di giuggiole quando incontro il suo lavoro di traduttrice per la mia casa editrice di comics preferita, la Distinta Concorrenza la chiamano dall’altra parte, ed esclamo tra me e me: “So chi è, finalmente non soltanto un nome buttato lì” come per la maggior parte delle traduttori dei fumetti ma anche dei romanzi.

Sfido la maggior parte dei lettori a ricordarsi il nome dei traduttori dei romanzi stranieri o appunto dei comics, dei quali di solito si ricordano sceneggiatore e disegnatore alla perfezione ma non chi li traduce (e a questo punto neanche chi li colora e chi li inchiostra). Direi soltanto noi nerd malati.

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Mi piacerebbe capire perché nell’opera omnia di Susanna Raule, tra romanzi e fumetti, a parte Ford Ravenstock, in cui c’è un rapporto ironico e metaforico con morte e suicidio, Il Club dei Cantanti Morti, con cui si ha a che fare con un gruppo di musicisti famosi ma fantasmi (anche la morte pare sia un tema ricorrente della Raule, quindi), e Anatomia di uno Statista, fantapolitica, è sempre presente almeno un demone se non addirittura l’Inferno stesso.

Appunto. Il romanzo grafico di cui vado a parlare, perchè di questo si tratta e non di un semplice fumetto, s’intitola proprio Inferno. Be’ inglesi e americani hanno i graphic novel, io mi concedo la licenza di chiamarlo romanzo grafico, ok?

Inferno è un mix del lento logorio prodotto dallo stress dei tempi moderni, di falsi miti, parodie e parossismi quotidiani del luogo di lavoro (qualsiasi, se c’è), cruda e triste attualità, e una sana verve ironica in perfetta vena rauliana.

Coadiuvata dal tratto fine ed elegante di Armando Rossi, non troppo realistico né troppo caricaturale ma ricco di sensazioni, la sceneggiatura della Raule è una metafora in crescendo sulle brutture del mondo ma anche sulle sue bellezze, che alla fine però ti lasciano un po’ l’amaro in bocca.

Sarah, la protagonista, è una ragazza timida e introversa che rimane fregata da quello che crede un rituale wicca stregonesco per celebrare l’ingresso dell’Autunno.

Qualcosa va storto e il rito pagano apre, invece, un portale che la fa cadere dritta dritta a Inferno, un posto completamente differente da come lo dipingono i testi sacri e quelli danteschi.

In pratica, è soltanto la copia di una città moderna come lo potrebbe essere una qualsiasi metropoli occidentale di oggi, con i suoi uffici, i posti della movida, i centri commerciali e così via. Sarah comincia a farsi strada in questo tipo di città nella quale gli abitanti sono tutti demoni e succubus e dove non è tutto come sembra.

Comincia con uno stage nell’ufficio di un demone superiore che si rivelerà essere molto affascinante e… buono.

Infatti, nell’Inferno raccontato da Susanna Raule e Armando Rossi non è tutto così male come sembra, nonostante ci sia di mezzo un attentato provocatorio di matrice americana (attenzione al sottile paradosso della Raule, non di matrice islamica ma tutto parte da un americano).

Il possibile scoppio di una Terza Guerra Mondiale e inganni o sotterfugi, in pieno stile infernale e diavolesco.

Molta iconografia diventata famosa nell’immaginario popolare viene parodiata, come anche molte citazioni seminate qui e là a titillare il palato degli intenditori. Una su tutte: durante la festa per celebrare il successo di Sarah nell’operazione cruciale della trama, si diffondono nell’aria le note di un celebre brano dei Beatles (Helter Skelter) legato a doppio filo a un personaggio che ha avuto a che fare molto con i demoni, per lo meno quelli interiori della psiche: un tale Charles Manson.

La Raule è maestra in queste cose e lo dimostra in ogni sua opera.

Inferno e i suoi personaggi sono ovviamente soltanto un’escamotage di Susanna Raule per raccontarci, attraverso l’abile e favolosa matita di Armando Rossi (incredibilmente bella la copertina), i demoni che dobbiamo affrontare nella realtà di tutti i giorni a partire dall’ambiente di lavoro per finire con il terrorismo e la guerra.

Molto probabile che i demoni cornuti e caudati non siano il peggio con cui si possa convivere al giorno d’oggi.

 

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