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Intervista a Duane Swierczynski

Intervista a Duane Swierczynski a cura di Matteo Strukul per Sugarpulp

Abbiamo recensito qualche settimana fa quella meraviglia di romanzo che è Uccidere o essere uccisi, un libro che esaspera tutto quello che qui a Sugarpulp ci manda in visibilio: azione, dialogo, ritmo, intreccio. Insomma leggendo il romanzo di Duane Swierczynski, la sensazione, come ad esempio per Victor Gischler, è quella di stare su un auto che corre al massimo e potrebbe schiantarsi da un momento all’altro.

Non è stato facile mettersi sulle tracce e avere un’intervista con Duane, letteralmente sommerso dalle deadline di consegna (oltre che romanziere è un richiestissimo sceneggiatore per le storie dei comics Marvel) ma lui, americano di Philadelphia, è stato alla fine così gentile da concederci un’intervista a dir poco corposa. Roba da leccarsi i baffi: date un occhio qui sotto brothers…

L’INTERVISTA

Duane: raccontaci il tuo percorso iniziale, quello che ti ha portato a diventare uno scrittore.

Ho cominciato semplicemente come una persona che voleva diventare uno scrittore di horror. Sono cresciuto leggendo Stephen King, Clive Barker e tutti quegli autori che vengono fatti rientrare nel c. d. gruppo splatterpunk: David J. Schow, John Skipp e Craig Spector, Joe R. Lansdale, fra gli altri. Ho scritto parecchie storie horror durante la scuola media e il college. Tuttavia, poco dopo la maturità, ho scoperto la crime fiction che definirei come la parte dinamica dell’horror, un po’ come lanciare in aria una moneta: se l’horror è la moneta allora la crime fiction, secondo me, sta proprio in quel continuo girare del metallo nell’aria. Joe Lansdale, ancora una volta, è stato la droga che mi ha aperto la porta di una nuova dimensione. Il suo romanzo “Cold In July”— (pubblicato in Italia da Fanucci con il titolo “Freddo a luglio” ndr) insieme a “The Horse Latitudes” di Robert Ferrigno mi ha mandato letteralmente fuori di testa e in più mi ha portato a leggere James M. Cain, Dashiell Hammett e Raymond Chandler. Con tutto ciò, alla fine di questa palestra di lettura ogni volta che provavo a scrivere una storia finivo quasi inconsapevolmente con l’avere un noir in mano.

Come è cresciuto il tuo amore per la narrazione e per l’arte di raccontare storie?

Da bambino amavo scrivere e disegnare fumetti sconclusionati, ascoltarmi le canzoni e tirarmi giù i testi, comporre comunicati per organizzazioni criminali inesistenti. Scrivere è sempre stata una malattia. Cominciai a darci dentro con i racconti horror alle elementari. A scuola avevamo un compito settimanale. Utilizzare una parola chiave in una frase per dieci frasi in tutto. Solo che invece di limitarmi alle frasi io scrivevo intere storie a base di duelli e violenza… ma in effetti usavo le mie dieci parole chiave. Poi facevo leggere le mie fiabe nere alla maestra, una suora salesiana, che le amava molto e mi incoraggiava a continuare a comporne. Da allora non ho più smesso.

Potresti raccontare al pubblico italiano la storia di “Uccidere o essere uccisi” in poche righe?

Uccidere o essere uccisi è la storia di un tizio che un sabato decide di uccidere tutti i suoi dipendenti. Così li intrappola in ufficio e cerca di farli fuori uno dopo l’altro. In mezzo a tutto questo c’è un addetto stampa che non conosce nulla delle vere motivazioni che stanno dietro a questa decisione ma, comprensibilmente, fa di tutto per cercare di non crepare. Altro non posso dire…rischierei di rovinare le sorprese che ci sono nella storia però direi che quelle che Uccidere o essere uccisi racconta sono le peggiori due ore del peggior giorno di lavoro che ognuno di noi potrebbe mai avere.

Il romanzo ha parecchie donne protagoniste: Amy Felton, Nichole Wise, Roxanne Kurtwood e Molly Lewis? Ci puoi tratteggiare i loro caratteri?

Ho sempre trovato divertente ribaltare il plot infilando le donne nei ruoli di killer piuttosto che di vittime sacrificali. Che posso dire? Adoro le ragazze cattive che fanno il culo ai maschietti…preferirei non dire di più su Amy, Nichole, Roxanne e Molly… ho cercato di piazzare più trucchi e colpi di scena possibili nel romanzo e quindi penso che il modo migliore per conoscere queste girlz sia farlo un po’ alla volta leggendo il romanzo.

In “Uccidere o essere uccisi” hai combinato molto bene secondo me le atmosfere intense e violente dei film di Robert Rodriguez e Tony Scott con i ritmi frenetici di fumetti come “The Punisher” o “Sin City” di Frank Miller. C’ho preso o mi sbaglio in pieno?

Be’ sono onorato dei paragoni che stai usando, e se pensi che con Uccidere o essere uccisi io sia riuscito a catturare una simile intensità …diavolo non posso che definirmi elettrizzato. Quello che posso dire è che quando scrivo sono semplicemente terrorizzato di annoiare il lettore perciò tento in tutti i modi di tenere alta la tensione, far muovere personaggi e avvenimenti continuamente in modo da poter coinvolgere il più possibile il lettore.

I fumetti hanno avuto un ruolo importante nella tua carriera. Scrivi la serie regolare di Cable e hai firmato una marea di sceneggiature per The Punisher, Wolverine, X-Men, Moonknight e tanti altri eroi Marvel. Come hai cominciato a lavorare per una casa editrice così prestigiosa e popolare?

Ed Brubaker, uno dei miei autori preferiti mi raccomandò a due dei suoi editor della Marvel: Warren Simons e Axel Alonso. Gli inviai qualche copia dei miei romanzi e a loro piacquero al punto da fargli dire che volevano gli proponessi qualche idea per un comic. Eppure a me sarebbe bastato anche solo scrivere la sceneggiatura per qualche albo singolo! Quando invece mi dissero che volevano coinvolgermi per scrivere le storie di un’intera serie regolare rimasi a dir poco scioccato…e in delirio di onnipotenza al tempo stesso.

Chi è il tuo regista preferito?

Ne ho una serie. Robert Altman per The Long Goodbye (Il lungo addio ndr). Paul Verheoven per RoboCop. Steven Soderbergh per The Limey. Roman Polanski per Chinatown. Sam Raimi per Evil Dead II (La casa II ndr). Kathryn Bigelow per Near Dark. Alan Pakula for All the President’s Men (Tutti gli uomini del presidente ndr). Robert Rodriguez per Planet Terror e Sin City. Tarantino, ovviamente, per Reservoir Dogs (Le iene ndr) e Pulp Fiction. I fratelli Coen per The Big Lebowski (Il grande Lebowski ndr)… francamente mi fermo qua potrei andare avanti per ore ed ore.

Dimmi per piacere il nome di un nuovo e giovane autore americano che potrebbe diventare secondo te la next big thing della crime fiction statunitense? Ti lancio un paio di nomi: Josh Bazell? Seth Harwood? Chi altri?

Il debutto di Josh Bazell è stato semplicemente fantastico. Non vedo l’ora di poter leggere il suo prossimo libro. C’è poi un altro ragazzo di cui sentiremo presto grandi cose, Dennis Tafoya, che proprio in questi giorni ha appena pubblicato un romanzo nuovo fiammante dal titolo Dope Thief per i colori di St. Martin’s Minotaur.

Come riesci a scrivere un romanzo? Normalmente, quali sono I passaggi che ti portano a comporre un plot convincente e che ti fa dire “ok, ho per le mani una bella storia”?

Normalmente mi piace partire da un’idea, una situazione, un problema assurdo. Poi penso al personaggio perfetto, secondo me, da infilare in quella situazione. Lavorare sul plot è un un processo lungo e che richiede molto tempo, il tutto ancor prima di aver scritto anche una sola parola. A volte questo esercizio si esaurisce nel giro di qualche mese, altre volte – come per il romanzo che ho appena terminato – mi porta via anche dieci anni di riflessioni e aggiustamenti. Certo non si tratta di stare con la testa per dieci anni su quell’idea ma piuttosto di metterla a fuoco, affinarla, modificarla fino a quando nella mia mente mi pare perfetta. Così, quando arriva il momento di scrivere, so da dove cominciare e dove devo andare a finire, anche se normalmente nel mezzo c’è un’enorme punto di domanda. E lo stesso finale è qualcosa che cambia almeno una volta prima di poter avere in mano quello definitivo.

In quale modo cerchi di convincere il lettore a comprare e leggere un tuo libro?

Credo che sia fondamentale sorprendere il lettore tutte le volte che puoi. Se smetti di leggere un libro o di guardare un film, è probabile che la ragione stia nel fatto che sai perfettamente come andrà a finire e questo perché ti sembrerà di aver visto quella scena o aver letto quella storia almeno un milione di volte, prima. Il mio scopo è quello di spiazzare completamente il lettore e le sue aspettative. E non saprei dire se poi ci riesco perfettamente ma penso di poter affermare che scrivere senza avere troppa paura dei modelli è un ottimo modo per sorprendere se stessi e i lettori.

Vedremo qualche tuo libro al cinema?

In questi giorni sto lavorando alla sceneggiatura di Uccidere o essere uccisi che dovrebbe diventare un film con la regia di Brett Simon, il cui film di debutto Assassination of a High School President è stato un big hit al Sundance Festival circa un anno fa. I diritti cinematografici del libro sono al momento sotto opzione per un’importante casa di produzione come la Lionsgate, e interessano quindi la stessa banda che ha realizzato Wanted (sì, quello con Angelina Jolie ndr). Incrociate le dita con me… In più l’attrice Michelle Monaghan ha voluto l’opzione per The Blonde, e lo sceneggiatore Paul Leyden sta lavorando alla trasposizione del romanzo in sceneggiatura.

Arriveranno anche i tuoi romanzi “The Blonde” e “The Wheelman” in Italia?

Lo spero! Chiunque voglia scrivere lettere alla Newton & Compton chiedendo che pubblichi il mio intero catalogo diventerà mio amico all’istante!

A cosa stai lavorando ultimamente?

Ho appena terminato il mio quinto romanzo, “Expiration Date” che uscirà qui negli States la prossima primavera.

Recentemente autori famosi come te o Victor Gischler – con Go Go girls of the Apocalypse, e il suo prossimo romanzo Vampires a Go Go –  e naturalmente Joe R. Lansdale stanno dando un contributo importante a un genere letterario che si comincia a definire crossover visto che mescola il noir classico con l’horror, lo humour nero, il fumetto, la fantascienza, quindi ti chiedo… potrebbe essere questa la nuova frontiera della crime fiction?

Personalmente, adoro mescolare i generi. Anche se poi credo che ciascuno dei miei libri abbia, per così dire, un aroma dominante. Chiamalo come vuoi: “crime” o “thriller” o qualsiasi altra cosa va bene. Ma quello che cerco di fare è di imbastardire tutto: con tonnellate di horror, fantascienza, spionaggio, ecc. Tutto quello che ho per le mani. Uno di questi giorni vorrei davvero poter scrivere una storia interamente horror ma anche se ci provassi sul serio dubito che poi non mi ritroverei a mixarla con noir e crime. Il maestro del crossover secondo me è Dean Koontz, che è stato erroneamente definito per anni un semplice romanziere di horror.

Ti piace la musica? Quale preferisci? Ti piace ascoltarla quando stai scrivendo un romanzo?

Sempre, anche se ultimamente tendo ad ascoltare colonne sonore così mentre scrivo non vengo distratto dale parole delle canzoni. Attualmente sul mio lettore I-tunes ho in heavy rotation: “Star Trek” di Michael Giacchino, “Zodiac” di David Shire, “The Dark Knight” di Hans Zimmer, “Sin City” di Graeme Revell.

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