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Intervista a Joe R. Lansdale

Intervista a Joe R. Lansdale a cura di Matteo Strukul

Ospiti di quello straordinario festival blues che è “Dal Mississippi al Po”, curato e organizzato in modo splendido dalla cooperativa Fedro ci ritroviamo in Piazza Cavalli, al Caffè Ranuccio con Joe R. Lansdale a un tiro di schioppo. “Champion” Joe sta per partecipare ad una tavola rotonda su Woody Guthrie, forse il più importante songwriter americano, specie per ciò che riguarda la folk music. Con lui c’è un parterre di scrittori e musicisti da far accapponare la pelle.

Snoccioliamo qualche nome tanto per dare un’idea: Jeffrey Deaver (sì quello de Il collezionista di ossa e di mille altri thriller di successo), Tim Willocks, un grandissimo, autore dello spettacolare Bad City Blues” che arriverà presto sulle pagine di Sugarpulp, e poi James Grady (do you remember I tre giorni del condo”, con Robert Redford, film tratto dal suo primo libro, un vero successo planetario?), vabbè fermiamoci qua perché l’elenco potrebbe andare avanti con Joe Cottonwood, Ronald Everett Capps, Jesse Fulmer…

Sul fronte musica invece abbiamo Grayson Capps, autentico stregone del New Orleans blues, chitarrista di grande forza espressiva e dalla voce morbida e scura come fango di palude, e poi Sarah Lee Guthrie e Johnny Irion, vero must delle folk song, Nora Guthrie, figlia del grande Woody che ci parlerà della musica del padre insieme a Eleonora Bagarotti, firma del giornalismo rock nostrano con molte domande in cartuccera.

Ok. E il grande Joe? Be’, è qui da una settimana grazie all’intelligenza di persone come Davide Rossi, lungimirante presidente della cooperativa Fedro, l’uomo che ha sempre una risposta ad ogni domanda relativa alla manifestazione, prezioso come un talismano, Valeria Chierici, ineccepibile e deliziosa responsabile ufficio stampa che ha reso possibile quest’intervista, e poi Seba Pezzani, direttore artistico della parte letteraria del Festival che, oltre ad essere un traduttore-interprete spaventoso, ha il mai sufficientemente celebrato merito di aver dato un contributo inestimabile per portare a casa questo geniale cocktail letterario musicale, occupandosi fra l’altro di un’esplosiva e stimolante conduzione del Festival.

Onore a loro dunque e a tutta l’organizzazione della Cooperativa Fedro, e a un progetto che si sta rivelando la realtà più esaltante, a livello italiano, per godere di blues di grande qualità – sabato sera c’era un Dio dell’armonica blues come Charlie Musselwhite – e dei migliori autori stranieri di letteratura noir e crime fiction in circolazione. Comunque, se qualcuno di voi poteva avere dubbi sulla grandezza di Joe – lo so che non ne avevate – diciamo subito che Lansdale è uno degli autori più modesti, gentili, disponibili che si possano incontrare.

Parla alla velocità del suono e quindi in pochi minuti mi bombarda di spunti e idee, anche se purtroppo l’intervista non potrà essere molto lunga perché Joe deve correre sul palco e partecipare alla conferenza del pomeriggio. Comunque questo è quello che noi di Sugarpulp siamo riusciti a mettere insieme perciò godetevelo e non mancate di leggere le imminenti recensioni delle sue ultime, splendide fatiche letterarie, a breve su queste pagine.

Baci a tutti.

L’INTERVISTA

Caro Joe, dicci perché dovremmo leggere questo tuo nuovo libro “Sotto un cielo cremisi”, tradotto da Luca Conti per Fanucci. Insomma com’è questa nuova avventura di Hap e Leonard?

Penso che i lettori che amano i miei libri non debbano perdersi questo per una serie di motivi. Perché i ragazzi sono di nuovo in città, e questa cosa dico la verità mi piace un casino, e poi perché secondo me è una delle loro avventure più belle, una di quelle che mi è venuta meglio. In questo libro i lettori faranno la conoscenza di un nuovo fantastico personaggio come Vanilla Ride, penso che gli piacerà, ha tutte le carte in regola per conquistarsi un posto nel loro cuore.

Quali sono gli autori che hanno influenzato il tuo stile?

Tantissimi scrittori, una vera e propria giostra di nomi, provo a dirti i primi che mi vengono in mente fra i tanti: Flannery O’Connor, Mark Twain, James Cain, Raymond Chandler Ray Bradbury, William Goldman, da non confondere con Golding, (William Golding è l’autore de “Il signore delle mosche” ndR), John Steinbeck, insomma autori diversissimi fra loro ma veramente essenziali per la mia formazione. Ripeto, ce ne sarebbero tantissimi altri ma questi sono quelli che mi vengono in mente prima di tutti e più frequentemente, quindi devono essere quelli buoni per forza.

Ami frequentare diversi stili e generi letterari, come fai a cambiare così facilmente senza perdere la bussola?

Per me è assolutamente naturale: il fumetto. il western, l’horror, lo splatter, il noir, il pulp sono temi e stili con cui sono cresciuto, ho letteralmente divorato libri e comics quindi per me è perfettamente naturale scrivere di queste cose, mi trovo a mio agio, e poi amo situazioni e suggestioni diverse, non riesco a scrivere sempre dello stesso genere, non amo ripetermi troppo, quindi cerco di variare, almeno finché ci riesco. Non lo faccio esattamente in modo cosciente, insomma sono solo generi, linguaggi e modalità di espressione che mi appartengono perché fanno parte del mio background culturale.

Victor Gischler, Duane Swierczynski, Jason Starr…sono alcuni dei nomi nuovi che stanno riformulando i generi di cui parliamo e ce ne sono molti altri su questa scia, pensi di averli influenzati con il tuo modo di fare letteratura.

Per quelli che hai citato non mi sento di affermarlo io, dovresti chiederlo a Victor, a Duane o a Jason, però è vero che moltissimi altri mi hanno scritto dicendomi che mi hanno preso a modello, o che in qualche modo sono stati influenzati dal mio lavoro, il che per quanto mi riguarda è una figata.

Come mai torni così spesso in Italia?

Perché mi diverto un casino, non saprei dire perché, ma qua mi sento a casa, certo amo anche tornare nel mio Paese, ma davvero da voi sto veramente bene, insomma mi sento come se riuscissi a parlare perfettamente l’italiano. Penso di avere un rapporto molto particolare con l’Italia, anche perché a dirla tutta, è il luogo in cui sto avendo il mio più grande successo oltre naturalmente che negli States. I miei libri sono tradotti in moltissimi Paesi e vendo copie un po’ dappertutto ma l’Italia è una miniera di miei estimatori e per questo motivo non posso che ringraziarvi.

Sei qui, a Piacenza, ad un festival blues che mescola musica e letteratura, quanto conta per te la musica?

Non sono esattamente un songwriter, anzi, però è vero che mia figlia è una musicista e che la mia educazione di ragazzino era imbevuta di musica, mia madre era ad esempio una grande fan della Carter Family, ma a parte questo la musica è fondamentale, mi piace ascoltarla anche perché è un modo splendido per scegliere il ritmo e il tono del romanzo.

Stai lavorando a qualcosa di nuovo?

Ad una nuova avventura di Hap e Leonard, poi ho in ballo una sceneggiatura e i miei amati comics, insomma mi tengo impegnato.

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