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Intervista a Jonathan Maberry

Intervista a Jonathan Maberry a cura di Giovanni Fioretti per Sugarpulp

Jonathan Maberry è romanziere, drammaturgo, sceneggiatore di fumetti alla Marvel Comics (The Black Panther, Wolverine, Spider-Man) e multipremiato autore al prestigioso Bram Stoker Award (Ghost Road Blues, 2006; The Cryptopedia, 2007, Dust & Decay, 2012). È inoltre l’acclamato autore di Patient Zero, opzionata dalla ABC Television per una serie tv, Dead Man’s Song, Bad Moon Rising e Zombie CSU: The Forensics of the Living Dead, quest’ultimo vincitore del Black Quill Award nel 2008.

Rot & Ruin si è aggiudicata un Gold Star Award nel 2010, ed è la prima Zombie Novel dedicata dall’autore a un pubblico Young Adult, al quale è seguito nel 2011 Dust e Decay, nel 2012 Flash & Bone  e, infine, Fire&Ash che uscirà nel corso del 2013. Maberry è membro di diverse associazioni di scrittori, tra le quali: la Science Fiction Writer Associations (SFWA) e la Horror Writers Associations (HWA). Il suo sito è: www.jonathanmaberry.com

L’intervista

Lo scorso settembre è stato pubblicato in Italia, per Delos Books, il seguito di Rot & Ruin, ossia Dust & Decay. Ti aspettavi questo successo per il primo volume della tua tetralogia “zombie” (boom di vendite, nomination, premi)?

Mi sorprendo continuamente e sono deliziato dal successo della serie di Rot & Ruin in giro per il mondo.
E’ anche molto divertente perché mi dà la possibilità di conversare con lettori da ogni parte del globo.
Qui negli Stati Uniti, Dust & Decay ha vinto il Bram Stoker Award come “miglior horror per giovani adulti”, e il terzo libro, Flesh & Bone, è finalista per quest’anno agli Stoker Awards. Non mi sarei mai aspettato niente di simile.

Cosa rappresentano per te le Cronache di Benny Imura? Perché hai scelto proprio una serie sui morti viventi?

Tutto è cominciato come una sorta di racconto personale. Certo, stavo scrivendo di zombie e di apocalisse, ma il fulcro della storia riguarda un adolescente inacidito dalla propria visione del mondo. Egli pensa di riuscire a comprendere il mondo e la sua famiglia, ma non è così. Di conseguenza egli è disilluso, sarcastico e persino un po’ meschino. All’incirca come ero io in un certo periodo della mia infanzia. Quando Benny arriva ad avere una visione adeguata e matura del mondo circostante, si trasforma e cresce molto velocemente, proprio come è capitato a me.

Riguardo al perché ho scelto una storia di zombie… Sono fan del genere da quando, nel 1968, sgattaiolai dentro al cinema per l’anteprima mondiale de La Notte dei Morti Viventi. A quel tempo ero un ragazzino e mi pare azzeccato scrivere di un adolescente che sopravvive all’apocalisse zombie. E poi, ammettiamolo, le storie di zombie sono un mezzo eccellente per parlare di questioni importanti. I morti viventi rappresentano una minaccia di massa, condivisa, che influenza la vita di ogni personaggio. Scuotono le persone pigre dalla banalità della vita quotidiana mutando la loro interiorità per fronteggiare la crisi. Le persone in grave difficoltà sono il fondamento di tutti i drammi concreti.

Tom e Benny Imura, Nix, Chong, Lilah sono tutti personaggi forti che coinvolgono il lettore sin da subito. Qual è l’ingrediente segreto per un’alchimia così perfetta?

I miei personaggi si basano, del tutto o in parte, su persone reali. Li creo a partire dal carattere, dalle fattezze, dalle idiosincrasie e dalle peculiarità di persone che conosco oppure che incontro per strada, così da dare vita a personaggi credibili agli occhi dei lettori, i quali potranno legarsi ad essi e preoccuparsi del loro destino.

Il realismo dei combattimenti e delle scene d’azione è dovuto anche alle tue vaste conoscenze nell’ambito delle arti marziali. Raccontaci un po’ questa tua grande passione, che ti unisce idealmente ad altri eccellenti scrittori quali, ad esempio, Joe R. Lansdale e Tim Willocks.

Sono un po’ snob quando si parla di scene di lotta. Pratico (e insegno) il jujutsu (disciplina giapponese n.d.r.) da quasi cinquant’anni e attualmente sono cintura nera ottavo dan. Sono stato bodyguard nel mondo dello spettacolo, consulente tecnico per l’ufficio del Procuratore Distrettuale di Philadelphia riguardo a casi di omicidio legati alle arti marziali e ho sviluppato programmi specifici di autodifesa per studenti speciali, dai non vedenti alle esercitazioni della SWAT. Quindi voglio che le scene di combattimento nei miei libri siano realistiche, emozionanti, dotate di adeguate coreografie e divertenti. Negli ultimi anni sto svolgendo workshop e letture per gruppi di scrittori degli USA su come scrivere buone scene di lotta e di azione. E’ davvero divertente.

Quali libri e film ti hanno influenzato maggiormente durante la tua carriera?

Diversi i libri hanno avuto una grande influenza su di me, per svariati motivi. I due libri più importanti sono Il Popolo dell’Autunno di Ray Bradbury e Io sono Leggenda di Richard Matheson. Ho avuto la fortuna di incontrare entrambi gli autori quand’ero ragazzo e mi hanno autografato le copie di questi due libri. Li rileggo ogni anno. Il romanzo di Bradbury mi ha introdotto al fantasy e trovo che sia davvero incantevole, oggi come quarant’anni fa. Il libro di Matheson mi ha influenzato maggiormente riguardo al tipo di cose che scrivo, oltretutto Io sono Leggenda è stato il primo romanzo ad utilizzare la scienza sperimentale per raccontare una storia horror. Inoltre è un romanzo post-apocalittico fondamentale.

L’Incubo di Hill House di Shirley Jackson è stata un’altra mia forte influenza. L’eleganza e l’ingegnosità della prosa invitano il lettore a partecipare all’evocazione di una strega immaginaria, su cui si basa la storia. Assolutamente geniale. Le influenze più recenti includono la serie de La Torre Nera di Stephen King, La Casa dei Fantasmi di Peter Straub, Danza Macabra di Dan Simmons e anche un paio di libri di autori “thriller”, Black Cherry Blues di James Lee Burke e Anime Morte di John Connolly. Per quanto riguarda i film, ovviamente uno scrittore di zombie deve menzionare La Notte dei Morti Viventi, ma il mio film preferito di questo genere è la director’s cut integrale del remake de L’Alba dei Morti Viventi. E poi, chiaramente, la “Trilogia della Morte” di Lucio Fulci, della quale L’Aldilà è il mio favorito.

A parte la componente puramente horror, i tuoi possono essere considerati libri di formazione. Quanto ritieni importante non fermarsi al semplice splatter e scavare più a fondo nella psicologia dei personaggi?

Effettivamente non sono un fan dello splatter puro e semplice, nemmeno nei film o nelle serie tv. Secondo me tutto deve iniziare e finire con la sensazione di aver “incontrato” personaggi credibili. Altrimenti si tratta di violenza fine a se stessa anziché di intrattenimento e non c’è nessun beneficio a parte qualche breve spavento. Nelle migliori storie di zombie non conta quanto sangue viene versato né quante budella vengono mangiate. Esse riguardano persone che cercano di dare un senso ad un mondo avariato. Nei romanzi per adolescenti ci sono queste storie apocalittiche che permettono ai ragazzi di immaginare e di capire come sopravvivere nel mondo guastato in cui la mia generazione li sta guidando. E’ significativo il fatto che nella maggior parte della narrativa apocalittica per adulti non c’è un lieto fine, le storie sono quasi sempre intrise di pessimismo. Nei romanzi per ragazzi, indipendentemente da quanto le cose possano apparire orribili, è presente una speranza, una possibilità di sopravvivere e persino di sperare in qualcosa di meglio.

Dead of Night verrà pubblicato anche in Italia, a fine marzo (da Delos Books), con il titolo La Notte degli Zombie. Raccontaci un po’ di questo stand-alone sempre a tema zombie.

Dead of Night è a tutti gli effetti un romanzo per un pubblico adulto. È un omaggio a George Romero e a La Notte dei Morti Viventi. Nella maggior parte dei film e delle serie tv sugli zombie assistiamo alle vicende successive all’inizio dell’epidemia. Ci addentriamo nella storia quando ogni cosa è già precipitata. Sono davvero poche le storie che parlano del momento vero e proprio in cui tutto crolla. Inoltre, la maggior parte dei libri e dei film sugli zombie non fornisce una spiegazione credibile della calamità. Io ho tentato di fare ciò con Dead of Night.

Ho collaborato con scienziati di fama mondiale per creare una spiegazione spaventosamente plausibile dell’invasione degli zombie; oltretutto, la storia inizia con il primo morso di sempre. L’intera vicenda è ambientata durante le prime ore dell’epidemia. Recentemente ho firmato un accordo per un sequel, Fall of Night, che comincia proprio dove termina il primo libro e racconta le dodici ore successive, dal crepuscolo all’alba. Attualmente sto facendo ricerche per questo volume. Vorrei aggiungere un’altra cosa riguardo a Dead of Night: è stato il primo libro che abbia mai scritto ad avermi spaventato veramente.

Cosa pensi del successo planetario ottenuto dal genere “zombie” (grazie anche a The Walking Dead) negli ultimi anni?

The Walking Dead si merita tutto il successo che ha ottenuto. Conosco Robert Kirkman, il suo creatore, ed è un bravo ragazzo oltre che uno scrittore di straordinario talento. Quell’opera e altre, come World War Z di Max Brooks, Warm Bodies di Isaac Marion, i romanzi di Brian Keene e di Joe McKinney, fumetti come Marvel Zombies Return, hanno tutte contribuito alla trasformazione degli zombie: prima erano soltanto parte del genere horror, ora sono diventati una categoria a sé stante. I critici sostengono che il genere abbia raggiunto il suo apice, ma si sbagliano, ora come in occasione delle cinque o sei altre volte nelle quali hanno predetto la fine del genere dei morti viventi. Sono talmente tanti gli scrittori talentuosi che portano nuove idee, da far pensare che questo genere resterà sulla scena per moltissimo tempo.

Oltre che romanziere sei anche sceneggiatore freelance di fumetti per la Marvel. Preferisci lavorare ad un fumetto oppure ad un libro?

Adoro scrivere sia fumetti che romanzi, e anche racconti per la verità. Non ho particolari preferenze. Delle tre categorie, comunque, quella con cui ho a che fare da più tempo sono i romanzi, ma le reputo tutte molto stimolanti ed emozionanti. Comunque, non sono la stessa cosa né riguardo al processo creativo, né allo sviluppo né relativamente ad altro. Devo davvero cambiare assetto mentale per passare da romanziere a sceneggiatore di fumetti, in parte perché nei fumetti la produzione è condivisa, mentre nei romanzi non lo è. Nei fumetti, anche se lo scrittore crea la sceneggiatura e dice all’artista cosa disegnare, l’artista rappresenta un vero e proprio partner nel raccontare la storia attraverso quello che è prima di tutto un mezzo di comunicazione grafico. Sei obbligato a tenere a freno la tua personalità, permettendo all’artista di brillare. Di solito ne vale la pena!

Parliamo di ebook e di libri “tradizionali”. Sei favorevole o contrario all’editoria digitale?

Gli ebook fanno parte della nostra vita. Possiedo un ebook reader e acquisto sempre ebook. Inoltre, tutti i miei lavori pubblicati sono disponibili sia in formato digitale che in cartaceo. Soltanto un folle potrebbe resistere al cambiamento che evidentemente porterà i libri nelle mani di molti più lettori.
La mia preoccupazione, comunque, riguarda la proliferazione dei libri auto-pubblicati  Se da un lato sono favorevole al fatto che vi siano in commercio alcuni testi auto-prodotti davvero buoni, e che hanno successo, dall’altro credo che ve ne siano molti altri che non vengono editati appropriatamente. I lettori non se ne accorgono, ovviamente, fino a che non li acquistano e la scarsa qualità potrebbe dar loro molto fastidio.

Cosa puoi dirci dei tuoi progetti futuri?

Questo è un anno molto impegnativo per me. Sto scrivendo tre romanzi, ossia il sesto libro della serie di fantascienza per adulti di Joe Ledger, Fall of Night, e il primo volume di una nuova serie di gialli-thriller per adolescenti. Il libro si chiamerà Watch Over Me e introdurrà un ragazzo del liceo che da grande vorrebbe fare il bodyguard. Niente zombie qui.

Inoltre ho un sacco di nuovi progetti in uscita in America e non solo, tra i quali Fire & Ash, l’ultimo libro della serie di Rot & Ruin; Extinction Machine, il quinto libro della serie di Joe Ledger (che tratta il tema degli UFO), un’antologia di commedie horror che ho curato, chiamata Redneck Zombies from Outer Space; l’uscita in formato tradizionale e audio di V-Wars, un’altra antologia che ho editato, in questo caso molto seria e riguardante l’invasione di veri vampiri di un tipo molto spaventoso. Poi scriverò un nuovo fumetto horror per la Dark Horse, che condividerà il tour promozionale con l’uscita di Marvel Universe VS The Avengers, e sarà presente in conferenze di genere, biblioteche, scuole e convention in tutto il Nord America. In ogni caso conto di non dormire mai, nei prossimi tempi.

Grazie mille per l’intervista, Jonathan. È stato un enorme piacere!

Grazie a te.

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