Intervista a Lars Kepler

Lars Kepler è lo pseudonimo sotto il quale si celano Alexander Ahndoril e Alexandra Coelho Ahndoril, appena arrivati in libreria con L’Ipnotista

C’è un nuovo thriller che in questi giorni sta sbancando in libreria. Ci riferiamo a L’Ipnotista di Lars Kepler, lanciato da Longanesi, com’è ormai tradizione, con una campagna da Blitzkrieg. Fino ad ora sono piovute recensioni molto positive un po’ ovunque. Impressionante, considerato che il romanzo è sugli scaffali da una settimana. Ma va detto che come già con Il Suggeritore, anzi ancor di più, la casa editrice ha scelto con cura e con ragione il proprio cavallo da Gran Premio.

E se è una mossa certamente legittima a livello di marketing sostenere che Lars Kepler – dietro il cui nome si cela la coppia di coniugi svedesi romanzieri Alexander Ahndoril e Alexandra Coelho Ahndoril – è colui che ha superato Larsson in vetta nelle classifiche svedesi; non altrettanto possiamo dire circa la sua opportunità. Perché si rischia di incastrare il libro in un accostamento che vale fino a un certo punto. Certo, sono gli stessi Alexander e Alexandra Ahndoril a ribadire un certo tipo di ispirazione, ma noi, ostinatamente, crediamo di non fare un torto a nessuno se diciamo che ne L’Ipnotista c’è una pulizia di scrittura, un ritmo cinematografico, una profondità nella caratterizzazione dei personaggi che è tutta farina del sacco dei coniugi Ahndoril.

Comunque, bando alle ciance, non vogliamo appiopparvi un pistolotto da critici paludati, siamo pur sempre barbabietole insanguinate o no? Perciò beccatevi quest’intervista fiammeggiante che Longanesi ci ha permesso di avere, come Sugarpulp, a Alexander e Alexandra Ahndoril in occasione della loro presenza in Italia in questi giorni.

Grazie ad Alexander Ahndoril e ad Alexandra Coelho Ahndoril per aver accettato la mia intervista e benvenuti su Sugarpulp. Raccontateci qualcosa del vs background, dei vs studi.

Alexandra: ero un’attrice di teatro e poi ho cominciato a scrivere nel tentativo di cambiare carriera. Ho studiato letteratura all’Università svolgendo un dottorato di ricerca. Successivamente, mi è venuto naturale scrivere romanzi storici. Poi, ad un certo punto, con mio marito ci siamo resi conto che avevamo un nuovo membro in famiglia e il suo nome era Lars Kepler.

Alexander: scrivo romanzi da quando avevo diciott’anni. Ne ho pubblicati otto. A questi va aggiunto un libretto d’opera e circa venti opere teatrali. All’università ho studiato filosofia, cinema e religione.

So che siete entrambi scrittori di fama, l’ultimo romanzo di Alexander è The Director e Alessandra ha esordito nel 2003 con un romanzo storico dedicato alla figura di Ticho Brahe, l’astronomo danese che ebbe più di una disputa con Galileo Galilei. La mia domanda è: come avete scritto il romanzo L’Ipnotista? Vi siete divisi i personaggi? I capitoli? Come?

Alexandra: scrivere un thriller si è dimostrata una cosa completamente diversa da tutto quello che avevamo pubblicato fino ad ora. Ovviamente dovevamo rispettare le caratteristiche del genere ma volevamo anche aggiungere qualcosa di nuovo. Ci siamo concentrati sul ritmo cinematografico. La grande differenza rispetto ai nostri altri romanzi è che abbiamo privilegiato al massimo l’azione, l’intrigo, l’intreccio, mentre normalmente poniamo molta più attenzione alla scrittura, alle atmosfere. Per questo scrivere “L’Ipnotista” è stato completamente diverso da quello che io e Alexander facciamo di solito.

Alexander: è stato un sollievo poter abbandonare almeno per un po’ il romanzo letterario e cercare di catturare la suspense al massimo.

Alexandra: abbiamo cercato di scrivere L’Ipnotista nel modo più chiaro possibile, efficace, la chiarezza nel linguaggio è molto importante e ricercarla caparbiamente è stata per noi una sfida affascinante. Appena abbiamo deciso di scrivere questo libro con lo pseudonimo di Lars Kepler abbiamo trovato immediatamente il tono, non abbiamo cambiato la struttura, magari dividendoci i personaggi o i capitoli e tratteggiandone un po’ a testa, ma anzi siamo riusciti a scrivere come se fossimo un’unica persona. In modo molto organico.

D’altra parte però quello che colpisce dei personaggi è proprio la loro profondità a livello di caratterizzazione, maschili o femminili che siano. E sappiamo quanto sia difficile per uno scrittore rendere personaggi femminili su carta in modo credibile e lo stesso vale per una scrittrice in relazione ai personaggi maschili. Quindi, mi chiedo, se avere lavorato insieme non vi abbia comunque aiutato nel meglio comprendere le psicologie di uomini e donne e quindi se, in ultima istanza, questo ha contribuito a rendere più credibili ed efficaci le voci dei vari personaggi…

Alexandra: grazie, fa molto piacere sentire questo, perché volevamo dei personaggi complessi, con contraddizioni e problemi, non era certo nostra intenzione creare una società perfetta caratterizzata da rapporti personali idilliaci. La realtà del resto non lo è quasi mai. Volevamo questa profondità, questa difficoltà nei rapporti. Volevamo uomini e donne che si feriscono a vicenda. Ma che poi continuano ad andare avanti e capiscono cosa è davvero importante nella vita.

Alexander: se non c’è questo tipo di approccio, di attenzione nei confronti dei personaggi, allora il romanzo non diventerà veramente entusiasmante, invece serve il coinvolgimento personale, la cura e la possibilità di sperare il meglio per loro.

Alexandra: volevamo anche approfondire le motivazioni delle loro scelte, il perché delle azioni ed era fondamentale che fossero chiare perché risultassero credibili agli occhi dei lettori. Il fatto comunque di essere un uomo e una donna che scrivono insieme ha certamente allargato le prospettive. Ci sono molteplici punti di vista per ogni scena.
Alexander: penso che questo sia un bene sia per il romanzo, sia per i lettori.

Raccontateci qualcosa del personaggio di Erik Maria Bark, l’ipnotista. Lui è un uomo apparentemente forte, ma pieno di contraddizioni: sembra affidabile ma in realtà tradisce la moglie, sembra equilibrato ma si imbottisce di tranquillanti. Come lo descrivereste ai lettori?

Alexandra: Proprio come hai fatto tu. Bark in realtà è debole. Tradisce sua moglie per semplice vanità, perché in realtà lui la ama. Però è lusingato dalle avance di questa giovane donna che lo porterà in breve all’adulterio. Ma questo, purtroppo, può succedere a chiunque.

Alexander: all’inizio del romanzo quando lo conosciamo l’ipnotista sembra contraddittorio ma questo crea anche un certo interesse attorno al personaggio. Poi, mano a mano che il romanzo prosegue, lo incontriamo nel suo passato attraverso un lungo flashback e capiamo un po’ di più di quello che è successo. Quando effettuava i cicli di terapie attraverso l’ipnosi qualcosa era andato storto. E questo è anche il senso del suo enigma, del suo mistero.

Alexandra: lui ha un senso di colpa, che poi è del tutto immaginario. La verità è che Bark amava prendersi cura dei propri pazienti attraverso l’ipnosi. Per questo motivo quando non potrà più esercitarla, prenderà le pastiglie: per rivivere quella sensazione di quiete che gli dava. Smetterà, quando si renderà conto che questa cosa può perderlo per sempre. Cercherà così di ritrovare la sua dimensione.

Il romanzo si intitola L’ipnotista che poi è Erik Maria Bark. Tuttavia, procedendo nella lettura, Joona Linna, il poliziotto, quello che ha sempre ragione, prende sempre più spazio, tanto da diventare a mio giudizio l’alter ego, la parte forte e razionale di Bark. Siete d’accordo?

Alexander: sei un ottimo lettore. Joona Linna è il protagonista di quella che sarà una serie. “L’Ipnotista” è dunque il primo capitolo di una saga poliziesca.

Alexandra: sarà proprio Joona a penetrare queste inquietanti costellazioni, questi grandi misteri. Quello dell’ipnotista è solo il primo. Nei prossimi romanzi ci saranno altri misteri per Joona Linna. Quando abbiamo creato questa storia ci sembrava importante poter inserire almeno un personaggio di cui potersi fidare. Ne avevamo bisogno prima di tutto noi perché eravamo arrivati a un punto in cui cominciavamo ad avere paura. Ci serviva un poliziotto testardo, ostinato, che non molla mai. Uno con cui sentirsi al sicuro e che avrebbe fermato i colpevoli. Questo è il miracolo della scrittura.

L’ipnosi non è un tema usuale nei polizieschi però questo aspetto è molto curato e approfondito nel libro e ci sono anche una serie di applicazioni pratiche di questo tipo di tecnica che vengono esaminate: la ricerca di un serial killer o la cura dei traumi psichici. Come vi siete preparati su un tema così difficile?

Alexandra: il fratello di Alexander è un ipnotista, solo che lui non è come Erik Maria Bark, non lo fa a scopo terapeutico ma per puro spettacolo e intrattenimento.

Alexander: si tratta di una tecnica molto pericolosa, bisogna fare grande attenzione alle persone che si ipnotizzano perché diventano estremamente vulnerabili. Sembrano addormentate e invece sono in realtà molto vigili. Direi che è un po’ come entrare nei sogni, quindi bisogna essere molto cauti. L’argomento ci interessava e abbiamo studiato l’ipnosi in modo scientifico: abbiamo letto saggi di alcuni dei migliori terapisti al mondo e condotto ricerche approfondite.

Alexandra: ci sono altre cose interessanti relative all’ipnosi. Ad esempio una persona sotto ipnosi non può mentire e in questo senso non censura i propri ricordi. Si può portare una persona oltre la volontà di nascondere determinate parti della sua storia. Quando siamo svegli tentiamo di non ricordare, di rimuovere gli aspetti di un avvenimento che ci ha fatto soffrire. Nell’ipnosi siamo guidati da una terza persona nel nostro subconscio. Io e Alexander abbiamo pensato che fosse davvero entusiasmante scrivere un poliziesco su un argomento così suggestivo.

Tre personaggi femminili chiave: Eva Blau, Maja Swartling e Simone Bark. Sono loro, da un certo punto di vista, il motore della storia, in modo diverso sono quelle che determinano una reazione a catena che porta Bark ad avere una bella serie di problemi. Ognuna di loro rappresenta una caratteristica particolare nella vostra storia?

Alexandra: come per tutti i libri l’interpretazione è libera ed è interessante sentire l’analisi dei lettori. In realtà quando scriviamo non costruiamo i personaggi ma piuttosto svolgiamo un lavoro intuitivo. Non confezioniamo a tavolino quello che fanno i personaggi, li incontriamo nella storia. Li incontriamo con il loro dramma.

Alexander: confidiamo nella storia dei personaggi.

Alexandra: penso che sia importante lasciare l’interpretazione ai lettori.

In questo momento c’è una straordinaria affermazione del noir scandinavo, e svedese in particolare, perché secondo voi? E come mai gli scrittori svedesi riescono così bene in questo genere?

Alexander: anzitutto abbiamo una grande tradizione. I noir sono visti come romanzi importanti e non solo di mero intrattenimento. Gli scrittori svedesi li hanno usati come lente per analizzare la società e anche per sviscerare temi sociali dibattuti. Quindi in parte l’affermazione degli scrittori svedesi è legata a questa lunga tradizione.

Alexandra: e poi naturalmente Stieg Larsson ha aperto al pubblico internazionale questo tipo di letteratura, quella dei romanzi polizieschi scandinavi.

Alexander: ma non possiamo ridurre il lavoro di Larsson a semplice critica della società. Piuttosto l’autore vuole costruire un romanzo, anzi una trilogia entusiasmante e racconta le sue storie con grande gioia, come un cantastorie. Ed è stato l’approccio che abbiamo cercato di utilizzare anche noi.

Alexandra: ci ha ispirato molto questa sua capacità di tratteggiare personaggi anche estremi. Poi, è vero, nei suoi romanzi avvengono anche cose improbabili e particolari. Ma bisogna anche avere il coraggio di credere nel romanzo. Volevamo proseguire nella tradizione di Stieg Larsson.

Alexander: volevamo anche proporre qualcosa di nuovo, ogni scena doveva essere caratterizzata da una grande pressione, volevamo un movimento, un ritmo continuo, come in un film.

Ultima domanda: su cosa state lavorando adesso?

Alexandra: abbiamo finito di scrivere il secondo libro dedicato a Joona Linna, forse farà piacere ai lettori di Sugarpulp sapere che nella nuova avventura c’è anche un certo legame con l’Italia…

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