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Intervista a Lin Anderson

Intervista a Lin Anderson a cura di Giulietta Iannone per Sugarpulp

Lin Anderson appartiene a buon diritto a quella schiera di autori di genere che difendono i colori della Scozia e che, non a caso, hanno preso il nome di Tartan Noir.

Qui a Sugarpulp avevamo già intervistato in passato un altro nome importante di questa corrente che, in fin dei conti, lavora proprio sulle cifre portanti di quello che è anche il disegno di Sugarpulp: sviluppare una narrativa di genere che si abbeveri alle proprie radici culturali e alla natura ancora selvaggia e vibrante del territorio. Il nome a cui facciamo riferimento è, ovviamente quello di Allan Guthrie.

Una nazione, la Scozia, che ha dimostrato con scrittori come Stuart McBride, Christopher Brookmyre, Ian Rankin e naturalmente Lin Anderson di essere un passo avanti a molti altri Paesi per quel che riguarda quel pulp – noir che per noi Barbabietole insanguinate è come la vitamina C. L’occasione di intervistare Lin era dunque imperdibile per poter avere uno sguardo femminile sulla realtà sociale e sull’attuale letteratura scotch nera e, ovviamente, per saperne di più sul suo nuovo romanzo La bambina che giocava con il fuoco, uscito recentemente in italia per i colori di Newton Compton.

L’intervista

Grazie Lin per aver accettato la mia intervista e benvenuta su Sugarpulp. Raccontaci qualcosa di te il tuo background, i tuoi studi.

Grazie per avermi dato la possibilità di parlare di “La bambina che giocava con il fuoco”. Ho conseguito una laurea in matematica presso l’Università di Glasgow, un master in Scienze della Formazione all’Università di Edimburgo, e più recentemente un master in Screenwriting sempre all’Università di Edimburgo. Sono stata insegnante per molti anni prima di diventare scrittrice a tempo pieno, dopo aver pubblicato il mio primo romanzo.

Perché hai scelto di diventare scrittrice? Era un sogno che avevi da bambina?

Ho sempre amato scrivere e raccontare storie. Ho scritto la mia prima opera teatrale su Maria Stuart, regina di Scozia, alle elementari quando avevo dieci anni. Mia madre era irlandese, mio padre scozzese. Sentire raccontare storie è stata una parte fondamentale della mia crescita. Ero un’avida lettrice da bambina, ma lo sono ancora. Ho studiato matematica all’Università invece di letteratura inglese perché ho pensato che mi avrebbe permesso di trovare un lavoro, cosa che in effetti è puntualmente accaduta. Una volta che i miei tre figli hanno finito la scuola, ho deciso che era tempo di tornare a scrivere.

Quali scrittori ti hanno influenzata?

Ce ne sono davvero tanti e direi che cambiano a seconda delle diverse fasi della mia vita. Ho letto i libri di Enid Blyton da bambina. Ero una grande fan di Agatha Christie quando avevo 12 anni. Ho letto tutti i suoi romanzi. Ho anche amato Robert Louis Stevenson, soprattutto “Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr Hyde”. Tutti questi libri sono stati emozionanti per me. Naturalmente i giallisti scozzesi ti diranno che sono stata influenzata da Stevenson. La tradizione del “tartan noir” deriva dallo studio psicologico del male e della cattiveria che c’è in tutti noi così ben rappresentato in Jekyll e Hyde.

Parlaci del tuo esordio e della tua strada verso la pubblicazione.

Ho iniziato la mia carriera nel mondo letterario scrivendo racconti pubblicati in raccolte e trasmessi dalla BBC. “La bambina che giocava con il fuoco” è stato il mio primo romanzo. E’ stato pubblicato da un editore scozzese nel 2003 e ha introdotto il personaggio della dottoressa Rhona MacLeod. Con lo stesso editore sono seguiti altri due libri della serie: “Torch” e “Deadly code” poi venduti in Europa. Quando ho scritto l’inizio del successivo “Dark Flight” le due maggiori case editrici di Londra hanno fatto a gara per contenderselo. Mi sembrava incredibile. Hodder & Stoughton ha vinto e ha comprato tutti e sei i miei libri. I primi tre e i seguenti “Dark Flight”, “Easy Kill” e il più recente “Final Cut”. Adesso, ho già firmato un contratto per altri due della serie.

Cosa ne pensi delle eroine nei romanzi crime contemporanei. Sempre vittime o femme fatale?

La verità è che purtroppo la maggior parte delle vittime di omicidio sono donne, in particolare se è coinvolto un serial killer. Ci sono molti personaggi femminili forti nei romanzi crime contemporanei. Nel lavoro di Karen Slaughter, Patricia Cornwell e Kathy Reichs in particolare. Tutte le loro eroine sono donne reali per me.

Raccontaci qualcosa del personaggio di Rhona MacLeod, scienziato forense. Lei è una donna forte, piena di contraddizioni ma simile  a molte donne reali.

Quando ho cominciato a scrivere la storia di Rhona volevo che al centro dell’intreccio non ci fosse un classico personaggio maschile con problemi di alcolismo. Ma una vera donna con una sua vita sessuale. Con ogni libro ho imparato un po’ di più su Rhona. Lei è forte fuori, ma ha un cuore grande. È intensamente leale e molto appassionata, ma non dà mai pienamente se stessa nelle sue relazioni con gli uomini della sua vita. Come potevo non essere femminista… provenivo da una famiglia con tre figlie femmine. Mio padre era un detective a Greenock, il personaggio di Bill Wilson è ispirato a lui. Mio padre ci ha incoraggiato a credere di poter fare nella vita quello che volevamo. Lui e mia madre avevano un matrimonio molto solido basato sulla più perfetta parità.

Quali sono i tuoi scrittori contemporanei preferiti?

Di recente ho letto diversi scrittori svedesi e islandesi. Stieg Larsson e Yrsa Sigurdardottir. Mi è anche capitato di presiedere ad un evento all’Edinburgh International Book Festival, dove ho intervistato Yrsa. Sono fan della scrittrice americana Karen Slaughter. Sento che il nostro modo di scrivere è molto simile. Harlan Coben è un altro dei miei preferiti.

Ti piace Allan Guthrie? C’è un revival di scrittori scozzesi nel crime?

Allan è un mio amico. Recentemente entrambi abbiamo pubblicato dei racconti in una raccolta in aiuto delle Vittime di crimini violenti. Amo le sue storie. Sì, penso che sia un grande momento per gli scrittori scozzesi di crime. Ian Rankin ha aiutato a stimolare questo successo grazie alla sua reputazione internazionale. Il Tartan Noir è visto come coraggioso e realistico, forte per gli aspetti psicologici.

Raccontaci qualcosa della tua Scozia.

Ho un appartamento in Merchiston a Edimburgo e in zona abitano Ian Rankin, Alexander McCall Smith e JK Rowling. Amo anche trascorrere il fine settimana nel villaggio di Carrbridge nelle Highlands. È qui, del resto, che i miei genitori hanno deciso di trasferirsi, quando mio padre è andato in pensione e proprio lì ho avuto la mia casa per molti anni. Tutti i miei figli sono nati lì. Mi piace anche passare il tempo a Glasgow. Mio marito è di Glasgow e abbiamo vissuto lì quando eravamo appena sposati.

Dove sei nata? Per favore parlaci un po’ della tua infanzia.

Sono nata a Greenock sul Firth of Clyde, proprio lungo il fiume di Glasgow. Ho vissuto ai margini della città, che guarda ai campi. Ero felice e apprezzata in particolare a scuola! Ho sempre coltivato una grande poassione per il canto e non a caso ho cantato in un gruppo folk per molti anni. Ho lasciato Greenock per andare alla Glasgow University, quando avevo diciassette anni. I miei genitori si trasferirono al nord, così non sono più tornata nella mia città natale. Comunque, adesso sono in contatto via e-mail con tutti i miei compagni di classe e ci incontriamo. Tutto questo, dopo che il mio primo romanzo è stato pubblicato e mi sono trasferita ad ovest.

Ti piacciono i gialli scandinavi? Gli scrittori europei sono più interessati a temi sociali e politici?

Ho citato prima due scrittori scandinavi che mi piace leggere. Penso che la scrittura del Nord è simile alla scrittura scozzese. Entrambe hanno forti basi sociali e politiche e spesso operano in tempo reale. Vivere alle latitudini settentrionali, dove gli inverni sono lunghi e scuri, ci dà molto in comune. Sarebbe bello che più scrittori europei fossero tradotti in inglese così potrei leggerli.

Raccontaci un po’ della trama della “Bambina che giocava con il fuoco” edita in Italia dalla Newton Compton. È il tuo libro preferito?

Rhona si presenta sulla scena del crimine per trovare la vittima, un ragazzo di diciassette anni. Subito ha il dubbio che possa essere il figlio che ha consegnato diciassette anni prima in adozione. Tormentata dal senso di colpa, si propone di trovare l’ assassino del ragazzo e di scoprire se sia proprio lui il figlio a lungo perduto, ma in tal modo si infila in una situazione molto pericolosa. ‘La bambina’ è una storia molto personale per Rhona. Come madre mi sono spesso domandata come sarebbe stato avere un figlio là fuori nel mondo a cui non sai quanto è successo nella vita. Sarà sempre il mio libro preferito, perché è quello che mi ha introdotto nel mondo di Rhona (e di Chrissy e Bill).

Nuovi progetti per versioni italiane dei tuoi libri?

Speriamo che ai lettori italiani piaccia la “Bambina”, ce ne sono ancora sei.

C’è un debuttante che ti ha colpito?

Karen Campbell è un’ emozionante nuova scrittrice scozzese di polizieschi. Il suo primo libro è “The Twilight Time”.

Ci sono progetti di film tratti dai tuoi libri?

ITV ha opzionato tutti i mie libri ed è attualmente in via di sviluppo un progetto per la televisione che ne dovrebbe trarre una serie.

Cosa stai scrivendo al momento?

Ho appena consegnato il numero sette della serie, intitolato “The Reborn”. Sto anche lavorando ad un progetto di lungometraggio con il regista River Child, vincitore del premio BAFTA.

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