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Intervista a Luigi Bernardi

Luigi Bernardi (Ozzano dell’Emilia, 11 gennaio 1953) è uno scrittore, saggista, sceneggiatore e critico fumettistico italiano. Attualmente vive a Bologna. Ha creato alcune case editrici di fumetti. All’inizio degli anni ’90, ha iniziato a esplorare il noir italiano e internazionale. Nel 2000 è stato chiamato a elaborare il progetto della serie Noir di Einaudi Stile Libero, che ha diretto fino ai primi mesi del 2005.

Dal 1999 al 2003 ha seguito quotidianamente le notizie di cronaca nera, anche quelle recuperabili soltanto nei fogli locali, e si è costruito una solida conoscenza del mondo del crimine, sia a livello di grandi organizzazioni, sia delle imprevedibili espressioni familiari. Attualmente è scrittore e consulente editoriale. Per l’editore Fazi cura la prima edizione italiana integrale de Le inchieste di Nestor Burma, di Léo Malet. Ha realizzato laboratori di scrittura sia di base che avanzati, gli esiti di alcuni di questi laboratori sono stati pubblicati in Altre scomparse di Patò (Edizioni della Battaglia, 2003), Amore e altre passioni (Zona, 2005), Qualche sera d’inverno a Maranello (Zona, 2005). È stato per sei edizioni presidente di giuria del concorso letterario Lama e Trama organizzato dal comune di Maniago. Il suo ultimo romanzo, Senza Luce, è stato pubblicato da Perdisa pop nel 2008.

Caro Luigi, una carriera davvero folgorante, la tua. Talent-scout, critico, scrittore di primissimo piano. Considerato che uno dei tuoi motti preferiti è: “Ho fatto tanto e di tutto. Conto di continuare.”, che cosa ci riservi per il futuro?

Un futuro di nuove storie e di linguaggi diversi per raccontarle. Il fumetto, innanzitutto. A settembre esce il primo volume di Carriera criminale di Clelia C., una storia di camorra affidata ai disegni di Grazia Lobaccaro e pubblicata dalla editrice BD. Il secondo e conclusivo volume sarà per maggio 2010. Sempre per l’editrice BD, a ottobre uscirà Delenda Fantomas, secondo tassello della trilogia Non temerai altro male, dedicata alla riscrittura del mito di Fantomas, che si concluderà nel 2010 con In excelsis Fantomas, il tutto con i disegni di Onofrio Catacchio. Intanto è partito un nuovo progetto, Sud Side Fiction: lo disegna Giancarlo Caracuzzo e rischia di essere una storia lunghissima. Per la narrativa sto lavorando a un nuovo romanzo, Alta velocità, che ancora non so se potrà uscire nel 2010, e ad altre cose ancora più lontane a venire. E poi ci sono nuovi progetti teatrali e qualcosa che si potrebbe definire multimediale. Insomma, il futuro è pienotto…

Sei stato tra i primi in Italia a intuire le potenzialità del genere noir e a sdoganarlo letterariamente, quando la maggior parte dell’establishment culturale nazionale lo considerava ancora come letteratura di serie B. Direi che il tempo ti ha dato ragione, no?

Sì, il tempo mi ha dato ragione, e non è la prima volta che succede. Solo che me ne ha data troppa e adesso il proliferare di narrativa noir o pseudo noir ha creato un fenomeno di moda. E il noir, che è narrativa antagonista per eccellenza, non può essere moda, altrimenti diventa qualcosa di falso, o almeno convenzionale, lontanissimo dallo spirito originale.

Parliamo di Senza Luce, il tuo nuovo e originalissimo romanzo. Come è nata questa storia?

È nata come nascono le storie: ragionando su cosa succederebbe se… In questo caso sono stato aiutato dalla cronaca: un intero paese messo al buio per permettere alla polizia di catturare un assassino. Naturalmente a me non interessava la cattura di questo assassino e mi sono messo a ragionare sugli abitanti di quel paese, costretti all’assenza di luce per una ragione che neppure conoscevano. Pian piano ho delineato dei personaggi e ho raccontato la loro storia in quell’ora e quaranta di blackout.

Spesso molti addetti ai lavori fanno una gran confusione epistemologica relativamente al genere giallo, al noir, alla crime-fiction et cetera. Ci vuoi per favore dare la tua definizione di “noir”?

Il noir, nella mia accezione molto circoscritta, è una storia raccontata dal punto di vista della vittima, del perdente di turno. Il giallo è il canto trionfale dell’indagine e dell’investigatore, il noir il blues della vittima.

Come è nata questa collaborazione con Perdisa per la creazione di Perdisa pop, e cosa cerchi per queste collane da te curate?

Mi è sempre piaciuto rinnovare le mie collaborazioni editoriali. Oltre alle case editrici che ho creato e gestito, ho lavorato con Hobby & Work, DeriveApprodi, Einaudi, Dario Flaccovio e ora il gruppo Perdisa. In ognuna di queste collaborazioni ho cercato di lasciare un segno, i cataloghi sono lì, a disposizione per verificare se ce l’ho fatta. Perdisa mi ha permesso di creare un format nuovo, quello delle novelle di Babele Suite, un format che però, come lamenta il distributore, piace più agli scrittori che ai lettori. A ogni modo, anche con Perdisa, così come con gli altri editori con cui ho lavorato, sono riuscito a dare la prima opportunità a scrittori dei quali continueremo a sentir parlare, Barbara Baraldi e Alberto Custerlina, giusto per fare un paio di nomi. E Paola Ronco che esordirà a ottobre con un romanzo bellissimo, Corpi estranei.

Come riconosci un manoscritto interessante?

Il testo deve avere una sua voce. Se ce l’ha e la storia che mi racconta questa voce è intrigante, allora è fatta. Solo che non è per niente facile soddisfare questa doppia esigenza. C’è poi da dire che con l’età sono diventato molto più selettivo, anche se diversamente dal passato, tendo a essere più conciliante con le ragioni del mercato.

Parliamo di Luigi Bernardi scrittore: quanto i tuoi romanzi risentono della terra in cui vivi?

Bella domanda, ma risposta laconica: poco, pochissimo, quasi nulla.

Durante la tua formazione giovanile, quali sono state letture e gli autori che hanno influenzato maggiormente il tuo gusto letterario?

Eccola qua, la domanda impossibile. Me la cavo con due nomi, due esempi: Magnus e Manchette. Il primo perché sapeva raccontare, il secondo perché sosteneva, e a ragione, che nel raccontare non tutte le parole sono uguali.

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