Intervista a Simone Marzini

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Intervista a Simone Marzini

Intervista a Simone MarziniParliamo del tuo romanzo d’esordio Portello Pulp. La copertina è di grande effetto. Vuoi commentarla?

La copertina è splendida. Devo dire che è stata la scelta che ci ha messo più in crisi: ne abbiamo valutate tante, ma nessuna riusciva a rappresentare il libro in maniera efficace e coerente. Poi Massimiliano, l’editore, ha estratto dal cilindro questa ed è stato amore a prima vista.

Portello Pulp ha avuto una genesi particolare, ce la racconti?

Lo spunto iniziale mi è venuto una sera di Maggio 2011 da una frase buttata là da mia moglie, che mi è entrata in testa e che come spesso capita si è trasformata in qualcos’altro, conglobando una serie di idee e di immagini che avevo dentro. Ho scritto Portello con uno scopo: divertirmi. E credo che una buona dose di divertimento e ironia traspaia dalle pagine. Invece la genesi che l’ha portato dall’essere un file sul computer a un libro di carta è diversa. L’ho spedito un po’ in giro, preparandomi a un lungo periodo di attesa. Nel frattempo mi sono iscritto a un forum – PescePirata.it – dove ho conosciuto Francesca Zanella. Una volta scoperta la sua passione per il genere pulp, le ho inviato il manoscritto per avere un giudizio. Dopo un paio di mesi Francesca è diventata la curatrice della collana Cortocircuito e ha pensato a Portello Pulp come prima uscita!

Una bella fortuna! Credi nelle coincidenze?

A inizio Gennaio parto da casa per andare a giocare a squash e mi rendo conto che mi sono dimenticato i calzini di spugna. Giocare a squash con i calzini di lana a righe colorate non mi sembrava il caso. Torno indietro a prenderli e a duecento metri dal campo una macchina non osserva lo stop e mi rifà la fiancata. Se non dimenticavo i calzini non sarebbe successo. Quindi sì, credo alle coincidenze. Ma magari se non dimenticavo i calzini invece di una Citroen C1 mi poteva tamponare un camion, vai a sapere te. Quindi sì, credo nelle coincidenze, anche se mi piacerebbe credere al Karma.

Ma qual è stata la frase pronunciata da tua moglie? 

Stavamo passando al Portello e ho visto degli spacciatori nascondere vicino a un cassonetto un bel pacchettino di polvere bianca per poi allontanarsi di qualche passo. Mia moglie dice una cosa del tipo: “Ma la lasciano lì? E se poi scompare?” E così (più o meno, la mia memoria non è più quella di un tempo) è nato Carlo Benzina, la casa occupata, la cassetta della posta e tutto il resto.

Per i profani, cos’è PescePirata.it?

Un “luogo” meraviglioso per chi ama scrivere e leggere. Un forum dove gli utenti si aiutano nelle valutazioni e negli editing, mossi dalla passione per la scrittura. Per citare Bruno, uno degli admin, cintura nera di editing, “siamo gente poco seria che lavora seriamente”. La caratteristica di PescePirata è che ci si diverte: si scambiano opinioni e si lavora insieme, lo scopo è cercare di aiutare chi ama scrivere. Confrontarmi con suggerimenti di editing e con altri scrittori, più o meno esordienti, è stato molto utile per migliorare.

Quando hai scoperto di essere una barbabietola?

L’ho scoperto dagli articoli del Gazzettino e del Mattino! A parte le battute, Portello Pulp ha un debito abbastanza evidente con il movimento Sugarpulp. Quando ho letto Savana Padana di Matteo Righetto mi si è aperto un mondo. Precedentemente avevo scritto due romanzi con ambientazioni fittizie che però non mi convincevano per niente. Sembravano dei fondali di cartone. Con Portello Pulp invece ho provato a partire dalla mia realtà, quella che conosco, stravolgendola ed esagerandola, ma forse neanche troppo. E devo dire che è stata una mossa vincente.

Padova è la protagonista indiscussa del tuo romanzo. Cosa ti piace della tua città?

Della mia città mi piace lo spritz, il fatto che non mi perdo per le strade, il suo essere comunque viva, anche se a macchia di leopardo.

E c’è qualcosa che non ti piace?

Il clima, la viabilità, le troppe chiese. Una certa dose di incoerenza. Una parte della sua popolazione, quella che vorrebbe che le cose non cambiassero mai.

Per i non padovani definisci il Portello.

Il Portello reale o quello del libro? Quello del libro è una sorta di Bronx de noantri, che esiste in molte città d’Italia, se non in tutte. Quello reale… Be’ più o meno la stessa cosa ma senza fabbriche abbandonate.

Chi ti ha ispirato i tre protagonisti: Benzina, Rambo e Pacciani?

Benzina, Rambo e Pacciani sono stati inizialmente modellati su personaggi che conosco, ma poi hanno iniziato a vivere una vita propria. Anzi, mi suggerivano loro cosa fare mentre scrivevo il romanzo.

Portello Pulp potrebbe benissimo essere una graphic novel, non trovi?

Sto ricevendo diversi commenti sul fatto che leggendo Portello sembra di vedere un film! Io ho cercato di renderlo molto visuale. Graphic novel? Chissà, se trovassi un disegnatore adatto e un editore non mi dispiacerebbe. Anche se forse preferirei lavorare a una storia nuova, originale. In pieno Portello Style ovviamente.

Al momento cosa stai leggendo?

Sto leggendo “Hai mai fatto parte della nostra gioventù?” di Massimiliano Santarossa. L’ho preso alla presentazione che ha fatto allo Sugarspritz di Febbraio.

Cosa ci consigli di leggere?

Che domande: Portello Pulp!! 😉 A parte le battute credo sia indispensabile, adesso più che mai, sostenere l’editoria indipendente, quella che permette a romanzi non commerciali di vedere la luce. Si possono trovare delle piccole perle e di sicuro molte opere originali e coraggiose.

Il prossimo progetto letterario?

Progetti letterari ne ho un sacco! E’ il tempo che mi manca… Mi piacerebbe scrivere una trilogia pulp su Padova.  Ho già in mente buona parte della trama. E ci saranno un paio di vecchie conoscenze direttamente da Portello Pulp, anche se sarà una storia leggibile da sola.

Leggi QUI la nostra recensione di Portello Pulp!

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