Intervista a Victor Gischler

Intervista a Victor Gischler

Intervista a Victor Gischler

Carissime barbabietole, non preoccupatevi, non ci siamo dimenticati di uno dei nostri autori di riferimento, quel Victor Gischler che a gennaio 2009 – quando avevamo aperto i battenti – aveva preconizzato che presto il movimento Sugarpulp sarebbe stato un punto di riferimento su internet e non solo.

Perciò eccoci qua, con un’intervista fresca di bucato a uno degli autori americani più hot del momento negli States e anche qui da noi, in Italia. Perché da quando Don Winslow e Joe R. Lansdale hanno tributato senza riserve il loro plauso all’autore della Louisiana le azioni di Gischler si sono impennate qui da noi, il resto lo hanno fatto quelle sue storie pazzesche, deliranti, sfrenate in cui la fantasia, il gusto per l’invenzione narrativa, il ritmo, l’intreccio fanno letteralmente scuola.

Per questo noi a Sugarpulp crediamo che Victor Gischler sia semplicemente un grandissimo autore, perché pur nella sua modernità, nel suo parossismo visivo, lui non si è dimenticato di come si scrivono davvero i romanzi e applica in chiave moderna gli accorgimenti, gli artifici, le sorprese che trovi anche in Dumas, Gauthier, Stevenson e Salgari.

Un puro scrittore dunque, il cui talento nell’inventare è secondo solo alla straordinaria, incredibile fluidità di scrittura, quella che ti fa leggere centinaia di pagine senza che tu te ne accorga. C’è qualcosa di più bello che un lettore può chiedere al suo scrittore preferito? Io, personalmente, credo di no.
Per questo la traduzione di Luca Conti è stata superba sia in Anche I poeti uccidono che in Notte di sangue a Coyote Crossing: per quella naturale abilità del Principe, quel talento vero nel saper catturare l’anima della scrittura di Gischler rendendola a noi nel modo più fedele.

Notte di sangue a Coyote Crossing è un vero e proprio new western, un blend molto originale per rivisitare un genere antico… sei d’accordo con questa possibile definizione?

Direi che è assolutamente corretta.  Mentre scrivevo il romanzo pensavo, coscientemente, molto di più alle mie influenze western che a quelle noir. Mi rendevo conto che la storia si sviluppava in modo estremamente naturale e io non riuscivo a resistere. Ero quasi posseduto. Mi sono limitato a seguire il flusso e la cosa ha funzionato alla grande.

L’Oklahoma, i suoi paesaggi e l’ambiente rurale sono a mio parere protagonisti assoluti del romanzo: sei d’accordo?

Sì, quel senso di isolamento profondo tipico dell’Oklahoma è importante.  Una specie di frontiera invalicabile per i personaggi.  Eppure, nei western tradizionali, la frontiera rappresenta un’opportunità, mentre qui i protagonisti si sentono intrappolati, bloccati dalla frontiera e questa sensazione particolare credo sia figlia del noir.

Toby Sawyer è il protagonista della tua storia, come capita spesso nei tuoi romanzi non è certo una persona perfetta, penso a Charlie Swift de La gabbia delle scimmie o a Jay Morgan in Anche I poeti uccidono, come riesci a tratteggiare personaggi così contraddittori e credibili?

Cerco sempre di ricordare che questi personaggi non sanno che qualcuno li sta guardando.  Tutti noi facciamo del nostro meglio quando la gente ci osserva.  Invece siamo davvero noi stessi quando non ci guarda nessuno. I supereroi perfetti non sarebbero credibili dal mio punto di vista, e non avrebbero “diritto di cittadinanza” nei miei romanzi.

Ho amato moltissimo il dialogo fra Nonna Jordan e Toby, quelle pagine sono davvero brillanti, dolci e intrise d’una lirica intimità: c’è qualche reminiscenza personale?

Probabilmente a livello inconscio.  Non creo i personaggi sulla base di persone precise ma mi piace molto osservare la gente in generale e sviluppare quei caratteri in un cast di persone eccentriche.  Amo lavorare con i modelli, e Nonna Jordan ne è un tipico esempio.  Potremmo dire che lei è figlia di un’età passata e ha voluto tramandare, trasmettere quel suo modo di pensare ai suoi nipoti. Come persone abbiamo ereditato dalla nostra cultura tutto il bene e tutto il male che c’è dentro.

In Italia abbiamo letto fino ad ora quattro dei tuoi libri e tu hai cambiato altrettante volte il genere narrativo: La gabbia delle scimmie è una vera e propria gangster story, Anche i poeti uccidono, una commedia nera, Black City. C’era una volta la fine del mondo, un’avventura postapocalittica, Notte di sangue a Coyote Crossing, un western moderno. A volte mi chiedo come fai a “girare” così facilmente stile, storie, idee…sembri quasi un camaleonte. Attualmente cosa stai scrivendo?

Ho in lavorazione una bizzarra, delirante storia di fantascienza pulp e un romanzo hard boiled con un detective privato ambientato in Louisiana.  Non è semplice scrivere romanzi con le deadline dei fumetti Marvel che incombono ma con il romanzo hardboiled sto prendendo il ritmo giusto, e se va avanti così credo proprio che non ci metterò moltissimo a finirlo.

So che hai scritto con Anthony Neil Smith la sceneggiatura di Pulp Boy e il film è in fase di post produzione…due parole sulla storia?

La storia riguarda uno scrittore di fantascienza pulp completamente rovinato: Emerson LaSalle. Si trova in tour per promuovere il suo nuovo libro per tentare di rilanciare la sua carriera ormai defunta e mentre lo fa gli capita ogni sorta di imprevisto. Il tour si trasforma in una demenziale e imprevedibile avventura.

Qualche novità da Hollywood a proposito dei film su Gun Monkeys (La gabbia delle scimmie), Go Go Girls of the Apocalypse (Black City. C’era una volta la fine del mondo) e/o altri film tratti dai tuoi romanzi?

Gun Monkeys è stato sul punto di venire messo da parte per un po’.  Ci sono stati alcuni dettagli difficili da aggiustare ma ormai siamo davvero molto vicini a partire.  Ho scritto la sceneggiatura per Go-Go Girls e il produttore ha pensato che avessi fatto davvero un ottimo lavoro.  La sceneggiatura è stata appena inviata ad un attore molto famoso.  Speriamo che decida di diventare la star del film ma non posso dire ovviamente di chi stiamo parlando.

Il tuo X – Men: Curse of the Mutants è stata una storia da oltre 100.000 copie in una settimana e il fumetto più venduto negli States l’anno scorso, secondo solo agli Avengers di Bendis. E adesso? So che sei stato incaricato di sviluppare al massimo il lato “vampirico” delle storie Marvel. Ho ragione?

Sì, sembra che le cose stiano proprio così. Ho una storia in uscita che racconta di come i vampiri combatteranno Hulk.  Sono appena tornato da Tulsa dove ero stato invitato come relatore principale presso una biblioteca per parlare del tema dei vampiri nella cultura popolare.  Talvolta mi sembra di essere diventato un esperto di vampiri senza nemmeno essermene reso conto.  Ma non mi sento affatto un esperto, perciò non farmi nessuna domanda difficile sui vampiri per favore.

Deadpool è stato uno dei grandi successi del fumetto targato Marvel in Italia l’anno scorso. Il 29 e 30 Settembre e l’1 e 2 Ottobre prossimi sarai ospite al Festival Sugarpulp a Padova insieme a Matteo Scalera uno degli artisti che appartengono al pool di disegnatori di Deadpool, com’è stata l’esperienza di Merc with a mouth e Deadpool Corpse?

Descriverei quell’esperienza come libidine allo stato puro, mi sono davvero molto divertito a scrivere quelle storie.  Deadpool appaga alla grande quel mio specifico bisogno di umorismo demenziale ma al tempo stesso Wade Wilson è un mercenario abile con spade e pistole ed è in grado di prendere a calci nel culo I criminali: una splendida combinazione. In più, io e Deadpool condividiamo lo stesso amore per la cultura pop.

Talvolta i lettori dicono che i tuoi personaggi femminili non sono mai protagonisti dei tuoi libri, per questo motivo ti chiederei di dire due parole su “Shotgun Opera”, che qualche editore italiano dovrebbe, speriamo, pubblicare in un prossimo futuro…

Be’ è vero che i personaggi femminili non sono I protagonisti assoluti dei miei romanzi, ma sono comuqnue piuttosto importanti.  O perlomeno, sono importanti per me.  In Notte di sangue a Coyote Crossing, Amanda ha una piccola parte… ma è decisamente il vice-sceriffo più competente che c’è nella stazione di polizia.  In “Shotgun Opera” c’è un trio di sorelle killer assolutamente letali.  Molti dei miei lettori mi hanno detto di aver amato tantissimo quei tre personaggi.  Parlando di SHOTGUN OPERA, c’è attualmente un’ottima sceneggiatura che sta girando e stiamo incontrando una serie di registi interessati al progetto.  Teniamo le dita incrociate.

Meridiano Zero pubblicherà a breve uno splendido romanzo di un altro autore americano: Anthony Neil Smith, il titolo originale è Yellow Medicine, come definiresti il suo romanzo e cosa ne pensi di lui come autore?

Io e Anthony Neil Smith siamo ottimi amici da sempre.  Ci siamo laureati insieme.  Ai tempi gli ho mostrato la prima stesura di Gun Monkeys e lui mi ha fatto notare cosa non funzionava aiutandomi a metterlo a posto. Anthony è un autore molto intelligente e acuto. Yellow Medicine è un romanzo duro e affascinante.  Il protagonista è Billy Laffitte, un personaggio sofferto e contraddittorio che è scappato dal sud della Louisiana verso i campi ghiacciati del Minnesota. Yellow Medicine è probabilmente il romanzo di Anthony che preferisco. Un lavoro eccellente.

Intervista a Victor Gischler del 19/12/2008

Intervista a Victor Gischler del 12/04/2010

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