Intervista a Alessandro Gori

Marco Busatta intervista Alessandro Gori, l’irriverente e dissacrante autore de Le avventure di Gunther Brodolini

Intervista a Alessandro Gori


Se non vi fosse ancora chiaro che Sugarpulp non è la solita “roba” prevedibile e preveduta, oggi qui vi diamo un ulteriore elemento per convincervene.

Già perché nell’Italia del “fate largo ai giovani, fate largo ai giovani… che devono andarsela a pigliare in c…” ci siamo capiti; noi non smettiamo di dare ascolto a chi, nel panorama cui siamo soliti fare attenzione, si affaccia, professionalmente, per la prima volta.

Quindi ecco a voi l’intervista ad un neofito della narrazione in prosa: Alessandro Gori. Un autore radicalmente pop dall’ironia caustica, e talvolta qualcosa di più, a tratti ferale.

Ah, quanto contenuto nell’intervista potrebbe, mi rendo conto, offendere la vostra sensibilità. Quindi se pensate di essere soggetti a rischio, per favore, non continuate la lettura.

Non sto scherzando non è un trucchetto tipo “il fascino del pericoloso/proibito/sfida&co.” per catturare la vostra attenzione, davvero. 
Grazie. Sugarpulp non è la solita “roba”.

Passo subito a presentarvi Alessandro Gori, che di sé dice:


Nasco ad Arezzo nel 1978, per l’esattezza il 14 giugno come Che Guevara e Guccini, la Nannini e Bonolis, Boy George e Scialpi, Rutelli e Alois Alzheimer. Dopo alcuni trascorsi nel mondo del giornalismo video-ludico (1997-2001), mi laureo in psicologia con una tesi dal titolo Internet Addiction all’Università di Firenze, ma ho il buon gusto di non esercitare.

Dal 2005 curo lo Sgargabonzi, un blog dadaista dai contenuti provocatori e popolato da personaggi tragicomici. Fra le mie passioni il cinema, i fumetti bonelliani, il britpop e i giochi da tavolo. Ho scritto per Internazionale e, nel luglio scorso, ho pubblicato il mio primo romanzo, Le avventure di Gunther Brodolini, edito da Fuorionda. Sono ritenuto uno dei più grandi esperti europei di mesmerismo e negromanzia. Ci tengo a dire ucciderò ancora.
 Ho qualche poesia contenente la parola “glicine” pubblicata in alcune antologie, ma niente d’importante.

Qual è stata la tua impressione, e quali sono state le difficoltà maggiori che hai incontrato accostandoti al mondo dell’editoria italiana?

L’editoria a pagamento. Quella troia. Spedisci il tuo scritto e ti arriva una recensione tanto entusiasta e adorante quanto piena d’aggettivi buoni per qualsiasi altra opera. E puntuale, spillato, un contratto di pubblicazione, che te sei un esordiente e i tempi sono grami per l’editoria. Ma il libro che hai scritto per loro è fantastico e proprio ti pregano perché tu gli dia tantissimi soldi per pubblicarlo, comprarsi la pizza, mandarlo al macero, incassare le sovvenzioni per il macero e ricomprarsi la pizza, magari pure diversa. Ho sempre escluso editori del genere, che purtroppo s’insinuano come acari in mezzo agli altri e sulle prime non li noti. Poi mi ha contattato Fuorionda, del gruppo Limina, per la quale ha pure scritto gente seria come Giuseppe Civati, Pietro Mennea e Roberto Baggio. E loro mi hanno prodotto esattamente il libro che volevo e come lo volevo.



In sintesi, come descriveresti il tuo libro?



Un romanzo di formazione sotto acido lisergico. Le avventure tragicomiche di Gunther Brodolini, un bimbo tanto tenero quanto necrofilo, a zonzo per un mondo più ripugnante di lui. L’umorismo è rigorosamente nero pece. Si ride molto, ma sempre col groppo in gola. Ah, è il libro che ha fatto arrabbiare il cardinale Ruini e la Consob tutta.

C’è una ragione precisa per cui hai scelto lo strumento narrativo, il punto di vista dell’infante per raccontare la tua storia?

Credo di saper raccontare solo in prima persona. Non m’è stato difficile indossare i panni del moccioso protagonista perché, in gran parte, sono io. Un emerito fallito, inutile, patetico, carismatico e intelligentissimo, che non merita la vita.

Quale tipo di collegamento, di rapporto, c’è tra la realtà “onirica” vissuta dal tuo protagonista e la realtà in cui tu, autore, vivi quotidianamente?

Il rapporto non è morbosamente stretto ma comunque è presente. Del resto io scrivo solo quello che so scrivere. E’ più facile che scriva di caffè solubile Crastan e colonnello Mustard che di consapevolezza e radici. Però anch’io sogno di scrivere un libro serio con un titolo che suoni tipo La conchiglia dell’anima o L’Italia che ho in mente. Elogio al Sic a 20 anni dalla scomparsa


Gli elementi che maggiormente ti hanno influenzato come autore (libri, fumetti, giochi, tv cinema etc.)?

Sono piuttosto autodidatta. Mi hanno influenzato più le mattine noiose sui banchi di scuola o le serate a casa mia con gli amici. I libri che ho letto per scelta da che sono al mondo stanno larghi sulle dita di quattro mani. In compenso sono un patito di fumetti Bonelliani, brit-pop e giochi da tavolo. Se dovessi indicare tre numi tutelari quanto a comicità direi Alfredo Cerruti, Renato Pozzetto e ancora Alfredo Cerruti. Ma, ripeto, non mi sento influenzato da qualcuno in particolare.

Cosa vuoi trovare e cosa non vuoi trovare, da lettore, in un libro quando leggi?

Mi è capitato tempo addietro di comprare un libro che m’interessava, tornare a casa, mettermi comodo in poltrona, aprirlo e venire travolto da centinaia di trattori che sono usciti da esso. Ecco, vorrei non succedesse mai più.

Cosa manca nel panorama editoriale italiano, secondo te?

Non ho ben presente quale sia il panorama editoriale italiano. Quando vado in libreria sfoglio solo fumetti, saggi di musica e Libri-game. Vorrei tornasse a scrivere romanzi Tiziano Sclavi, quello sì. E che avesse il successo planetario che merita.

Tre motivi per comprare il tuo libro?



Basterebbe già solo sapere che il ricavato andrà in beneficienza ai bambini del Darfur per acquistare loro dei beni di primissima necessità, nella fattispecie uno stock di 10.000 bare bianche. Se ciò non bastasse, vi dico subito che, per un capriccio mio, l’inchiostro del romanzo è composto per l’1% dal sangue della piccola Angela Celentano. Inoltre, aprendo le pagine con una lametta sottile, si trovano svariate banconote da 50 euro. Un errore del tipografo, purtroppo, ma ormai è andata così.

Progetti futuri in cantiere?

Un manuale di cucina dal titolo Cucinare senza tordo, poi l’autobiografia di Marcello Sorgi, quindi il crossover Gomorra 2: I Love Shopping per il Baby 3 . Senza contare, ovviamente, Certo che anche i partigiani, quest’ultimo con prefazione di Alberto Brandi di Controcampo.

Grazie Alessandro.
 Signori e Signore, che altro aggiungere? Questo è Alessandro Gori, e il suo libro: Le Avventure di Gunther Brodolini edito da Fuorionda, non dimenticatelo.

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