Intervista (semiseria) a Carlo Callegari

Intervista (semiseria) a Carlo Callegari

Metti un brano di Mazzy Star, chessò: Fade Into You ad esempio, voce suadente e al tempo stesso malinconica, di quelle che l’amo lo gettano proprio nel fondo dell’animo umano, dove pescano di tutto, anche quello che non vorresti mai scoprire di te. Ecco, così entri in sintonia con un uomo, poliedrico, che di nome fa: Carlo Callegari.

Scrittore, musicista, ex guardia del corpo e investigatore privato, attualmente ascolta storie di vita, dal sedile anteriore sinistro della sua auto, viaggiando per l’Italia.

Adesso che hai la musica giusta attorno e dentro di te, lascia che la curiosità faccia il suo sporco lavoro, indaga e scopri chi è questo uomo. Potresti partire da una domanda qualunque, ad esempio:

Qual è stato il tuo approccio alla scrittura?

Lui ti risponderebbe: «Ero militare. Era notte ed avevo il turno di guardia in altana. Per stare sveglio ho iniziato a scrivere un racconto, che è tutt’ora nel cassetto, o quasi, cioè: hai presente il film Notting Hill? Ecco, so che non ci crederai, ma io ho scritto quel racconto e poi vado al cinema e dico – cazzo è il mio racconto questo! Ok?».


Sapevi che fa parte del Movimento Sugarpulp? Dai, chiedigli qualcosa.

Come mai ti sei avvicinato al genere Pulp, tanto da far parte del Movimento padovano Sugarpulp?

«Posso fumare una sigaretta? È una lunga storia, ma cercherò di riassumertela così, stà a sentire (sbuffo di fumo dalla bocca che fa un cerchio perfetto): un giorno, era il 1998, guardo il film Pulp Fiction e, cristosanto, penso che sia una figata assoluta, un cult. Poi un giorno un amico mi parla di questo movimento di scrittori padovani e, se uno più uno fa due, io scrivo e voglio farne parte. Ok? Ecco, il genere Pulp mi si addice, anche se non tutti i miei racconti sono “propriamente” pulp. Hai letto il mio ultimo “Che Dio ti aiuti, Bambola!”?».

Ok, adesso prosegui, lasciati guidare dalla curiosità, aggiungi tasselli, vai.
Ascolti musica quando scrivi?

«Sì, sempre. Scrivere è un momento di solitudine meritata. Amo la musica di Mazzy Star ed il genere “onirico”, se così si può definire, poi mi piace molto Patty Smith. Suono il piano in un gruppo, quando ho tempo e quando mi sento ancora un dilettante. La musica per me deve suggestionare. Tu che musica hai ascoltato prima di incontrarmi oggi, Tiziano Ferro?»

Non offenderti, vai oltre, abbi il coraggio di osare, sennò Carlo ti sbrana!

Qual è il primo libro che ricordi di aver letto e quale il tuo autore preferito?

«Il vecchio e il mare e poi l’Odissea, ma ero un ragazzino. Ora leggo J.R. Lansdale, che è il mio autore preferito, la saga di Hap e Leonard mi piace da matti. C’è ironia nella tragedia e io sorrido sempre alla vita, anche quando va male. Scrivo di ciò che conosco, del mio territorio e, parafrasando Lansdale: Il Nordest, come il Texas, è uno stato mentale».

Ho detto osa, sennò torni a mani vuote! Portalo in un Bar, offrigli un White Russian e vedrai che si racconterà completamente. Poi fammi sapere com’è andata. Puoi farcela e… White Russian, Dude!

Bar, io birra lui anche. Io nera, lui rossa, ci faremo la bionda insieme, dopo…

Qual è il tuo Super Eroe preferito?

«Ne ho due, uno lo tengo di scorta nel caso il primo non funzioni (risata): Paolino Paperino e Superciuck, li conosci? Che te lo chiedo a fare!».

Come mai hai scelto l’editoria digitale? Adesso pubblichi con La Case solo in ebook.

«Ti sento informata. Ok, mi hanno fatto questa proposta e io sono un tipo aperto, quindi ho detto “Ok”. Vedere il tuo libro esposto negli scaffali di una libreria è bello, ma essere nei primi posti su iTunes è una figata assoluta, non potevo crederci. Hai più visibilità e chi ti legge spende decisamente meno!».

A chi ti sei ispirato per il personaggio di Claudio Bambola, agente infiltrato della narcotici di Padova? Che mi risulta essere il primo di una lunga serie, la saga (con la a!) di Mr Bambola.

«A me stesso, che domande. Io mi vedo come l’ispettore Coliandro! Sì, le avventure di Mr Bambola avranno presto un sequel».

Come ti è venuta l’idea per scrivere questo romanzo?

«Ero in un supermercato di prodotti biologici, oh, niente illazioni! E ti vedo queste due gemelle del cacchio, tutte vegetariane, respirano soia, mangiano soia e…  leggiti il primo capitolo, cristosanto. Ecco, sono partito da lì, da quella spesa, da quelle due gemelle: Jolanda e Miranda».

Le donne per te sono ottimi segnalibri tra le pagine di un buon romanzo?

«Ti fa effetto la birra? Che diavolo di domanda è? Le donne per me sono importanti e quello che ci faccio sono affari miei. Mi fido a pelle della gente, ma delle donne… bè, questa è un’altra storia».

Tre motivi per non leggerti e uno per farlo. Immagino tu sia il peggior giudice di te stesso, sono sicura che sarai onesto.

«Sei solo chiacchiere e domande, cristosanto. Non avvicinarti a me se cerchi il lieto fine, se sei moralista e politicamente corretto. Se invece vuoi aprire gli occhi sulla realtà, farti trivellare le narici dall’odore acre del marcio che hai intorno, vai su iTunes e, cristosanto, scaricati il mio libro! Chiaro, no?».

Finchè ordino una bionda per due, dimmi la tua citazione preferita.

«Serve altro? Ok, offrimi una sigaretta e ti dirò la mia citazione preferita, l’aforisma che più fotografa il presente [Offro. Accende. Aggiusta la cenere sul bordo del tavolo]. Bè, eccola “Il passato è passato, il futuro è mercato”, non serve che dica di chi è».

Progetti in corso?

«Zombie. Odore di carne putrida e paura. La testa, ragazza mia, la testa gli devi far saltare se vuoi stare a galla! Il progetto di scrittura colletiva si chiama The Survival Diaries. È, ma come te lo spiego, insomma, una metafora di chi cerca di mangiarti vivo e tu devi sopravvivere. Sai scrivere e ti piace il genere zomberos? Scrivi il tuo racconto di sopravvivenza quotidiana e vediamo quanto sai calarti nei luoghi che conosci, nell’odore di piscio e sangue marcio delle strade invase da zombie. Mandami il tuo diario da sopravvissuta, tanto tu duri poco!».

(La birra è finita) Grazie del suo tempo Signor Callegari.

«Che Dio ti aiuti, bambola!».

 

P.S.
Carlo è molto più elegante di come sembra in queste righe, ma io l’ho disegnato così. Le risposte sono uscite dalla sua bocca e sono vere.

Tags:

Contattaci

Non ci siamo in questo momento. Mandaci una e-mail e ti risponderemo al più presto.

Sending

© 2009 - 2017 Associazione Culturale Sugarpulp

Log in with your credentials

or    

Forgot your details?

Create Account