Intervista a Jason Starr

Intervista a Jason Starr a cura di Daniele Cutali

Intervista a Jason Starr a cura di Daniele Cutali. Starr sarà uno dei grandi ospiti della Sugarcon15, a Padova e a Fratta Polesine dal 23 al 27 settembre.

Ciao Jason e benvenuto sulle pagine di Sugarpulp Magazine. È un grande piacere sapere che ti incontreremo alla SugarCon15 (a Padova e a Fratta Polesine dal 23 al 27 settembre), per il tuo grande lavoro nella letteratura e nei comics, molto importante nell’immaginario popolare.

Quando eri ragazzo sembra non fossi interessato alla letteratura ma soltanto allo sport e all’atletica. È vero? Se sì, quando e come hai cominciato ad addentrarti in essa sia come lettore che come scrittore?

Grazie, amico mio! Non vedo l’ora di partecipare alla SugarCon! Sì, è tutto vero. Volevo diventare un giocatore di baseball, anzi lo voglio ancora, ma mi piaceva anche leggere. Però non i libri che mi assegnavano a scuola. Penso che al giorno d’oggi le scuole siano migliori perché lasciano ai ragazzi la scelta sul materiale da leggere mentre invece ai miei tempi lo sentivo come un obbligo, perciò non era più un piacere ma un compito. Ho comunque letto molte biografie sportive e riviste, perciò leggevo tutto il tempo. Alcuni romanzi però mi rimasero impressi, in particolare di fantascienza e fantasy.

Il primo libro che ho davvero amato è stato This perfect day di Ira Levin. Amavo molto anche I fumetti, e quando avevo undici anni ne ho scritto uno mio. S’intitolava Mugger Man, penso fosse il mio primo personaggio anti-eroe, un criminale che era anche un eroe. Immaginai il mio fumetto in vendita nelle edicole, dove erano venduti in quel periodo e dove acquistavo Amazing Spider Man e Captain America. Avevo molta fantasia.

I personaggi dei tuoi romanzi sono persone normali e anonime dominate e sovrastate dal disperato modo di vivere americano. Mi vengono in mente Cold Caller o Fake ID. La voglia di emergere, essere conosciuti a ogni costo, trovare un modo per fare soldi, questo li porta sempre a essere coinvolti in una spirale di disperazione e violenza senza possibilità di uscita, diventando il centro della tua narrativa noir e della tua denuncia di questo modo di vivere esasperato. Hai sempre pensato che l’American Way Of Life non sia sempre tutto rose e fiori?

Penso di essere un osservatore naturale, scrivo quello che vedo intorno a me. Il mio soggetto è di solito la gente “normale” di tutti i giorni. Non credo di scrivere dell’American Way of Life, accade soltanto alcuni dei miei personaggi hanno obiettivi e ambizioni che sono comuni in America: avere il lavoro perfetto, comprare una grande casa, diventare ricchi, fare “il botto” ecc. Ma sì, l’American Way of Life ha definitivamente un suo lato oscuro, guarda Donald Trump! Sta diventando sempre più chiaro che Bret Easton Ellis vedeva lungo con American Psycho, era un romanzo profetico. Credo che la narrativa crime in America (James M. Cain, Jim Thompson, Patricia Highsmith etc.) sia ossessionata riguardo all’American Dream fin dagli anni ’40 e ’50. Io sto soltanto provando a dargli un punto di vista differente.

Oppure, come in Hard Feelings, sono persone di successo la cui vita, a causa di un evento esterno o di un incubo ricorrente, viene portata all’estremo. Perché senti la necessità di raccontare il Sogno Americano controbilanciato dagli incubi che ne possono scaturire?

Penso che le due cose spossano intrecciarsi, sì. Voglio dire guarda: è narrativa. Sarebbe noioso se scrivessi tutto il tempo di persone normali, ben inserite nella società. Per questa ragione scrivo di situazioni estreme e non penso che ogni persona si comporti come i personaggi dei miei romanzi. Ma penso, in generale, che adesso l’America sia una società egoistica guidata dal culto di se stessi. Siamo ossessionati dalle nostre immagini, inserendo su Facebook versioni fantasiose selvaggiamente distorte delle nostre vite, e penso che ci possano essere potenziali conseguenze.

La gente può sentirsi facilmente alienata, distaccata, vittima di bullismo, e ossessionata. Se si possiede un’immagine inflazionata di se stessi, un’idea di dove si voglia andare e alla fine si finisce delusi da tutto questo, il risultato per alcuni può essere esplosivo. Le sparatorie di massa in America stanno diventando comuni; ci sono troppe armi in giro ma è anche tutto in relazione a qualcosa che si è “spostato” nella nostra società.

Quanto c’è di personale in queste esperienze tanto da far emergere la tua denuncia?

Credo che le tematiche generali abbiano alcune similarità nella mia vita. Per esempio, ho lavorato nel telemarketing per anni (Cold Caller); sono stato un reporter di affari (Twisted City); ho lavorato in una rete di vendita di computer (Hard Feelings); e amo le corse di cavalli (Fake ID). Per me è importante scrivere di ciò che conosco, sperando che lo faccia diventare qualcosa di unico e personale. Ma non ho mai scritto di persone coinvolte nella mia vita attualmente e non penso di essere come i miei personaggi. È vero l’opposto, invece: scrivo di cosa ho paura. I miei personaggi sono spesso una versione di me stesso calata nei peggiori scenari possibili, i miei incubi personali.

Tempo fa hai affermato che New York è il tuo “personaggio seriale”. È ancora così? Quanto è importante New York, città che può appunto accogliere il sogno americano o far nascere i peggiori incubi, attraverso tutte le tue opere?

Come ho detto, mi piace scrivere di cose che conosco perciò New York è stata l’ambiente naturale per la maggior parte dei miei romanzi. C’è così tanta diversità in questa città che il materiale per scrivere non manca di certo. Se mi annoiassi smetterei di scriverne, ma non è ancora il caso. Il mio nuovo libro, Savage Lane, è ambientato in un’area suburbana di New York che conosco molto bene. È come se fossi partito ma mi trovassi ancora a New York. Nei miei romanzi con Ken Bruen e nei fumetti che ho scritto, ho ambientato le storie un po’ in tutto il mondo, perciò quando ambiento i miei libri a New York lo faccio per scelta. Forse sono ossessionato da New York e dallo scrivere di essa, può essere possibile. Ecco perché descrivo la città come il mio “personaggio seriale”.

Anche nei comics hai portato a limiti estremi i personaggi che hai trattato. Esempio lampante è Wolverine MAX. Sembra il tuo marchio di fabbrica. Invece come ti senti calato nella serialità del comics americano? Come nascono in questo caso le tue run sia in Marvel che DC Comics?

Sì, sto scrivendo per il marchio MAX (The Punisher/Wolverine), ed è grande avere la capacità di spingere al limite. Amo davvero “il filo del rasoio”. Mi piace la sfida di scrivere per personaggi così iconici, che i lettori conoscono così bene, e provare a venirne fuori con qualcosa di nuovo e fresco. Il mio primo lavoro sui fumetti è stato un graphic novel, The Chill, e sin da allora ho scritto una combinazione di fumetti con diritti detenuti dall’autore e materiale in licenza. Mi piace scrivere materiale originale, ma è uno sballo lavorare specialmente con i personaggi della Marvel e, come mi disse una volta un editor della Marvel, “giocare con i giocattoli”.

Il tuo mestiere è quello di romanziere crime-pulp-noir. Come è avvenuto il passaggio anche ai comics?

A un editor della DC/Vertigo piacquero i miei libri e mi chiese di scrivere le introduzioni ai volumi di 100 Bullets di Brian Azzarello e più tardi di Scalped di Jason Aron. Quindi ho avuto la possibilità di lanciare il mio graphic novel, che divenne The Chill. Da lì mi sono quindi mosso per lavorare su materiale in licenza. Non esiste un percorso specifico per diventare un romanziere o uno sceneggiatore di fumetti. Non ho mai incontrato persone che abbiano attraversato le stesse esperienze, nel campo. Se vuoi diventare uno scrittore, devi capire che è una lunga strada piena di ostacoli per arrivare, si spera, al successo, ma hai anche bisogno di una buona dose di fortuna. Di sicuro, in questo tipo di mestiere non ci sono garanzie.

Sei stato invitato alla SugarCon15. Sei mai stato in Italia prima? Hai qualcosa da dire al pubblico italiano?

Sì, sono stato in Italia parecchie volte; è uno dei miei paesi preferiti nel mondo! Non vedo l’ora di incontrare i lettori, gli scrittori e i fan a Padova. E spero che tutti cercheranno il mio nuovo romanzo, Savage Lane, che verrà pubblicato in Italia a Ottobre.

>> Il sito ufficiale dell’autore americano

Tags:

Contattaci

Non ci siamo in questo momento. Mandaci una e-mail e ti risponderemo al più presto.

Sending

© 2009 - 2016 Associazione Culturale Sugarpulp

Log in with your credentials

or    

Forgot your details?

Create Account