Intervista a Patrick Feely, di Timothy Dissegna

Patrick Feely, quando la musica è anche pedagogia. L’intervista al grande chitarrista canadese a cura di Timothy Dissegna

Canada, paese di incredibili paesaggi, alci e… musica. Un sacco di musicisti talentuosi, infatti, sono nati in questo Paese e oggi sono famosi in tutto il mondo.

Come Patrick Feely, chitarrista che si è esibito in tutto il Canada e direttore artistico della Guitar Society di Brantford.

Insegnante presso la Facoltà delle Arti della McMaster University di Hamilton, è inoltre membro del Collegio degli Esaminatori presso il Royal Conservatory, oltre a indagare sugli aspetti pedagogici e sociali della musica come Presidente del Comitato Educazione e Divulgazione sia della Guitar Society di Toronto, sia del Sauble Beach Guitar Festival, evento estivo dedicato agli amanti della chitarra classica canadesi e non.

Un vero maestro della chitarra classica quindi, e a noi ha raccontato di sé e della sua carriera.

Patrick Feely, l’intervista

Quando è nata la sua passione per la chitarra?

Ho ricevuto una chitarra quando avevo 12 anni e ne sono rimasto affascinato. I miei tre fratelli più grandi hanno insistito che imparassi le canzoni rock in voga dell’epoca: Led Zeppelin, Deep Purple, Black Sabbath. Da lì ho studiato chitarra jazz al College (Mohawk College, allievo di Marc McCarron, ndr), e solo più tardi ho studio la chitarra classica presso l’Università (McMaster University, allievo di Jeffrey McFadden, ndr). I chitarristi hanno spesso un percorso molto diverso rispetto ad altri strumentisti; di solito iniziano a imparare la musica popolare, quindi passano allo studio formale più tardi.

In Italia la musica purtroppo ha un ruolo marginale nell’insegnamento scolastico, qual è la situazione in Canada?

Ho insegnato il programma del Grado 7-8 di Chitarra da Orchestra (12-13 anni di età) alla Braemar House Private School, negli ultimi dieci anni. I bambini entrano in questo programma non sapendo cosa aspettarsi, ma sono entusiasti, motivati e desiderosi di imparare. Il mio lavoro è quello di mantenere quel livello di motivazione elevato; per fare questo assegno pezzi semplici e mantengo l’attenzione giocando con contrasti dinamici e mantenendo stretto il tutto insieme. Con questo approccio gli studenti rimangono impegnati, ascoltano criticamente l’un l’altro, fanno proposte di miglioramento e lavorano come una squadra.

Nel 2011 ho fondato un corso di metodo di chitarra alla School of the Arts presso la McMaster University di Hamilton in Ontario, dove io sono un membro della facoltà. Questo corso ha due gruppi diversi; studenti provenienti da facoltà diverse da quelle della musica che danno gli studenti poca o nessuna esperienza di chitarra e studenti di Educazione Musicale che stanno cercando di acquisire le competenze necessarie per stabilire e mantenere programmi di chitarra da orchestra in un liceo. Il primo gruppo di studenti è grato di avere uno sbocco creativo per bilanciare i propri interessi accademici e fornisce loro un modo diverso di conoscere e di pensare. Per gli studenti di Educazione Musicale esiste come un praticantato in cui si impara l’orientamento dello strumento, la posizione e il movimento delle dita e del pollice, oltre a fornire loro l’opportunità di condurre prove sezionali.

Quale consiglio darebbe ad un giovane che sogna di diventare musicista?

Direi che il suo obiettivo dovrebbe essere quello di creare una situazione di auto-efficacia in sé stesso, lo stato d’animo che dice: “Posso avere successo suonando la chitarra”. i creerà questa convinzione quando si verificherà successo costante e ripetuto. Per fare questo è necessario trovare il miglior maestro e poi studiare lentamente e con dovizia di particolari gli insegnamenti ricevuti. Una convinzione di questo tipo inoltre si creerà vedendo i tuoi amici che diventano dei buoni chitarristi. Quando ti circondi con altri che hanno successo allora inizi a pensare: “Se possono farlo loro, posso farlo pure io”. Queste due cose sono importanti: trovare un buon insegnante e circondarsi di amici di idee affini.

La musica classica e quella moderna si possono conciliare?

Questa è una bella domanda! Penso che la musica d’arte europea e la musica jazz americana non siano poi così distanti. La musica jazz è essenzialmente una forma d’arte improvvisata, e così anche lamusica classica era fino a circa 100 anni fa. Tutti i grandi compositori sono stati improvvisatori. Mi piace esibirmi in entrambi gli stili, e alcuni dei miei musicisti preferiti, come Keith Jarrett, Bobby McFerrin e chitarristi Roland Dyens e il triestino Marko Feri, sono eccellenti professionisti di entrambe le forme d’arte. Lo studio di una migliora la comprensione dell’altra.

 

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