Intervista a Pietro Parolin

Intervista a Pietro Parolin a cura di Marco Busatta per parlare di Leoni, in uscita in tutte le sale il 5 febbraio

Giovedì 5 febbraio esce nei cinema Leoni, opera prima di Pietro Parolin, amico di vecchia data di Sugarpulp (qui potete leggere un racconto di Pietro, La caccia, uno dei primissimi racconti pubblicati su Sugarpulp.it).

Pietro ha firmato ha firmato la sceneggiatura e la regia di Leoni, film interamente ambientato nella provincia di Treviso e che racconta il nostro territorio. Inutile dire che non vediamo l’ora di poter vedere al cinema Leoni, ma intanto per ingannare l’attesa abbiamo chiesto a Pietro di raccontarci un po’ il suo primo film.

Intervista a Pietro Parolin

Senza svelare troppo, come riassumeresti brevemente il tuo film – che ricordiamo esce il 5 febbraio – Leoni?

È una commedia corale e Neri Marcoré ne è il protagonista. Interpreta Gualtiero Cecchin, rampollo di una nobile famiglia decaduta che siccome si è speso tutto, si improvvisa imprenditore ai tempi della crisi per tornare sulla cresta dell’onda. È da lì che iniziano i guai…

Secondo te il Veneto è un territorio che è, o è stato, sufficientemente raccontato? Cos’ha di diverso, secondo te, rispetto ad altre regioni d’Italia?

Il Veneto ha prima di tutto una varietà incredibile di paesaggi. Non c’è un posto uguale all’altro: laghi, mare, montagna, centri storici e zone industriali e chi più ne ha più ne metta. Questa varietà, assieme alla sua naturale complessità, come società e come popolo ricco di cultura e contraddizioni ne fanno una piattaforma ideale per ogni sorta di racconto (pensiamo ai film girati in Veneto negli ultimi anni, così diversi tra loro-dalla commedia al dramma) e per il cinema è una vera fonte di ispirazione.

Ho letto, in un’intervista al Corriere dello Spettacolo, che prediligi le commedie “sofisticate” e “corali”, cosa sono per te?

Per sofisticato intendo un genere di commedia che non sia becero, ma molto vicino alla gente e all’attualità. Una commedia per me deve divertire ma anche, se non lanciare veri e propri messaggi, fornire spunti di riflessione. È la sfida di Leoni: la leggerezza e, dopo la visione, un po’ di pensieri sparsi da parte dello spettatore: mi riconosco in quello che ho visto? Facciamo le scelte giuste ogni giorno? Come trattiamo gli altri? Insomma, la commedia è un modo di rappresentare i grandi interrogativi della vita, almeno per me.

Quali sono gli aspetti che più ti hanno divertito nella realizzazione di questo film e quelli invece che hai trovato più “difficili”?

A modo loro tutti i passaggi della filiera cinema sono divertenti e fondamentali. Sicuramente il set è il momento più adrenalinico mentre, per me, tutta la fase di post produzione è più “pesante”, molto riflessiva, a modo suo meno dinamica e più “intellettuale”.

Hai lavorato con grandi nomi come Monicelli e la Cavani, hai una importante esperienza come sceneggiatore: secondo te oggi al Cinema italiano cosa manca di più? Di che cosa ha più bisogno?

Ho lavorato per lo più come runner, poi video assist e negli ultimi anni come sceneggiatore e infine regista. Il cinema italiano è ricchissimo di professionisti incredibili, molti dei quali veramente giovani e questa è una cosa bellissima. Quello che manca è un’industria come l’avevamo un tempo e la voglia di rischiare e provare anche a stravolgere il mercato con scelte forti.

Cosa consiglieresti ad un giovane che, oggi, volesse “fare Cinema”?

Di formarsi il più possibile e investire il proprio tempo, più che il proprio denaro (che spesso manca…!) per entrare nel settore. Oggi come allora, se non si hanno “agganci” particolari è la gavetta quella che conta. E se si ha un po’ di fortuna e non si molla la presa, i riconoscimenti arrivano.

Tra le tante (sensazioni, emozioni, riflessioni) possibili quali vorresti che rimanessero allo spettatore che esce dalla sala dopo aver visto Leoni?

Come ti dicevo non ho messaggi particolari da dare ma riflessioni sì. Ho cercato di essere “universale” partendo dal “locale” e credo che la riflessione migliore che si possa fare è sul confronto/scontro tra le generazioni ai tempi di oggi. In Leoni ci sono tutte, dai nonni che hanno creato valori e ricchezza, ai figli che non sono riusciti a mantenere la rotta, ai nipoti, che raccolgono un’eredità pesante e devono reinventarsi per riuscire a sopravvivere.

Progetti per il futuro?

Sto scrivendo un’altra commedia, ho un romanzo in attesa di editore e poi vorrei tornare al poliziesco, altro genere che amo molto.

A questo punto non possiamo che fare un grandi in bocca al lupo a Pietro e ricordarvi che dal 5 febbraio Leoni sarà in tutte le sale: non perdetevelo!

Guarda il trailer di Leoni su Youtube

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