Jan 17, 2012
S- Sei fra i più quotati e talentuosi sceneggiatori di fumetto, se dovessi trovare un tratto comune alle tue storie, un marchio di fabbrica, un’ossessione che in qualche modo cerchi di rendere ogni volta o che ritorna, be’, se c’è, qual è?
R- Le cose a cui tengo di più sono la coerenza, il ritmo e la sensualità, nelle mie storie. In Tex ho dovuto necessariamente reprimere un po’ il terzo punto… anche se un disegnatore come Seijas lo ha colto comunque e in “Un ranger per nemico” ci ha messo del suo.
S- Sceneggiatura per fumetto e scrittura. Arti diverse eppur vicine, pronte a contaminarsi e a influenzarsi reciprocamente. Esistono autori di romanzi che sono arrivati al fumetto – cito Joe R. Lansdale e Victor Gischler – e sceneggiatori che sono approdati al romanzo – Alan Moore e Warren Ellis – come la vedi? Che cosa può portare la scrittura da romanzo nella sceneggiatura di fumetti e cosa quest’ultima nella prima?
R- Uno sceneggiatore deve scrivere pensando per immagini. Questo, alla lunga, diventa talmente automatico che bisogna contenersi nelle descrizioni, quando si affronta la narrativa. Io ho avuto esperienze di scrittura, recitazione, regia e montaggio cinematografico, e sono stato un (mediocre) disegnatore. Pensare per immagini mi viene naturale, e questo si riflette anche nei pochi racconti che ho pubblicato. Uno scrittore “puro”, invece, deve entrare in quell’ordine di idee per sceneggiare fumetti, o cinema. Non è facile, qualcuno ci riesce e qualcun altro no, ma è necessario. Dal fumetto, inoltre, si impara il ritmo e la necessità di raccontare con il minimo di parole possibili. Del romanzo, invece, amo la possibilità di approfondimento dei personaggi, delle situazioni, data proprio dallo spazio e dal numero di pagine. E poi apprezzo gli autori che studiano e si documentano a fondo. Il duro lavoro si vede, inutile raccontarci balle. E il lettore accorto sa goderne tanto quanto gode di una buona scrittura.
S- Quali sono le tue grandi influenze a livello di scrittura? Con quali autori sei cresciuto?
R- Da piccolo, leggevo Salgari e Verne, Manzoni e Tomasi di Lampedusa. E H. G. Wells. Poi, crescendo, sono diventato onnivoro, proprio come per il cinema, la musica e i fumetti. Ogni autore, ogni opera può lasciarci qualcosa, perché dunque rischiare di perdere un’emozione, una suggestione, uno spunto? Tempo permettendo, certo…
S- Uscendo dall’Italia, meglio USA o Inghilterra? Meglio Frank Miller o Alan Moore? E forse meglio non è nemmeno la parola adatta: cosa preferisce Pasquale Ruju?
R- Ho amato molto Miller (ma anche Garth Ennis), così come ho amato Moore (ma anche Warren Ellis). Torna il discorso di cui sopra: perché scegliere? Prendiamo tutto!
S- Hai mai pensato di mettere la tua scrittura al servizio di un soggetto e sceneggiatura per videogame?
R- Ogni tanto. Sarebbe un’esperienza interessante.
S- Hai nuove idee in cantiere per qualche nuova serie?
R- Per il momento, ho in cantiere un romanzo grafico, molto nero e duro. Ci lavorerò dopo il prossimo Tex, a inizio 2012.
S- Arriverai a scrivere un romanzo prima o poi? Perché io francamente un po’ ci spero…
R- Mmm… un paio di idee ci sarebbero. Mai dire mai…