Into The Wild

Into the wild di Sean Penn è una pietra miliare dell’anima

Difficile definire diversamente un’opera come questa, toccante atto d’amore per un’umanità ottusa che ha smarrito la Via da così tanto tempo, e in maniera tanto profonda, da essersi dimenticata di averla mai conosciuta.

Sono pochissimi infatti i film che sanno entrare con una tale acuta veemenza nell’animo e nel cuore dello spettatore, riuscendo ad insinuare dubbi e domande, così urgentemente sovversivi, non facilmente dimenticabili, nonostante l’inevitabile ritorno ad una quotidianità frenetica, sempre uguale a sé stessa.

Christopher McCandless, giovane di buona famiglia fresco di diploma al college, decide, rimescolando le carte di un destino che si credeva già scritto, di seguire il proprio istinto e rincorrere le insopprimibili pulsioni libertarie che sente vibrare dentro di sé. Lascia ogni cosa per andare a vivere la Vita, scegliendo di farlo nel modo più pieno e autentico possibile e, alla fine, così “intensamente da perderla”.

Into The Wild


Sean Penn, autore anche della bellissima sceneggiatura (adattamento dell’omonimo romanzo di Jon Krakauer), firma un’opera sincera e con echi malickiani, pervasa da un’empatia e da un’intensità talmente radicali da essere quasi insostenibili, nella quale la definitiva semplicità del messaggio e la poetica, potente purezza della magistrale messa in scena sanciscono la nascita di un classico, nonché della possibile pellicola manifesto di intere generazioni.

Generazioni magari confuse, senza più Bandiere o Ideali incrollabili, ma con l’aspirazione di poter scrivere, proprio come Chris, la propria personale storia prima degli ineluttabili titoli di coda.

Emile Hirsch, un Chris McCandless perfetto e commovente, artefice di una performance di impressionante naturalezza, è lo strumento ideale che consente a Penn di prendere per mano il pubblico e di condurlo attraverso un viaggio esistenziale di abbacinante bellezza, dove il perdersi per poi ritrovarsi è tutt’altro che un trito modo di dire.

Into The Wild

Un viaggio che porta a liberarsi del superfluo che impoverisce ogni essere umano, per intraprendere un percorso di redenzione la cui conclusione non è altro che quello che dovrebbe essere il punto di partenza, e cioè la riscoperta del senso più vero della propria umanità, del proprio intimo Io interiore, unica, imprescindibile e realmente risolutiva chiave di lettura per la nostra vita.

Grazie Sean, ma, soprattutto, grazie di cuore, Chris.

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  • Giacomo Brunoro

    Mi dispiace Giorgio, ma non posso essere d’accordo con te. Se mi parli del fascino dei grandi spazi mi sta bene, ma per tutto il resto questo film è una cagata atomica, come è una cagata atomica la vita del protagonista, un ricco stupido e annoiato che ha buttato via la sua vita. Se si analizza il film e la vicenda umana del protagonista non ce n’è, era un idiota. Non sono mai riuscito a capire come sia stato possibile che una film così stupido e una vicenda talmente priva di senso abbia riscosso così tanto successo, è davvero inspiegabile

    • Ho rivisto il film due o tre volte (ho amici che ne vanno pazzi). A me è piaciuta veramente la fotografia, la colonna sonora e la regia. Anzi, se lo riguardo è proprio per rivivere quelle atmosfere (come dice Giorgio, mutatis mutandis anch’io ci vedo un po’ di Malick). Per quanto riguarda il protagonista sono d’accordo con te. Alla fine del film non posso che dire agli altri: bravi tutti ma quel tizio era proprio un mona, un po’ come l’Holden di Salinger (l’eroe dei figli di papà). Mi va bene scappare da tutto e da tutti, ma prendere qualche precauzione aiuta!

      • Giacomo Brunoro

        Grande Carlo!

  • Fabio Chiesa

    Non me ne vogliate ma spezzo una lancia in favore di Giorgio. Anche io sono un grande estimatore di questa pellicola. Oltre a quanto scritto nella recensione aggiungo la stupenda colonna sonora firmata da Eddie Vedder, alla quale sono particolarmente legato. Detto questo a mio avviso è proprio la vicenda umana (senza la quale il film non avrebbe ragione di essere) la vera forza dell’opera. Va anche detto che l’ho visto dopo avere letto lo splendido “romanzo” di Krakauer, che approfondisce molto meglio la figura del protagonista e fa emergere alcuni tratti che nella trasposizione cinematografica vengono solamente accennati. La fine di Chris non è certo tra le più furbe, ma credo che il suo percorso personale non sia stato poi così banale. In ogni caso, se proprio si vuole andare in Alaska meglio cercare un buon albergo!

    • Menah

      Io spezzo non una, non due ma trenta lance in favore di Giorgio! 🙂 A parte gli scherzi, secondo me uno dei migliori film mai diretti, Into the Wild e’ un mio personale 10/10. Capisco che il protagonista possa passare per il classico figlio di papa’ viziato etc… ma il suo percorso denota quanto meno carattere (poi e’ finito come e’ finito, per sfiga/stupidita’). In ogni caso abbiamo capito che Natura vs Uomo e’ uno scontro impari, per quanto l’uomo pensi di poter controllare la Natura e’ sicuro che l’Uomo si estinguera’ prima… Ottima regia, ottima interpretazione, ottima fotografia, eccelsa colonna sonora di Eddie Vedder (che tuttora e’ uno degli album che piu’ spesso ascolto): che si vuole di piu da un film americano di inizio millennio?

    • Giacomo Brunoro

      Colonna sonora bellissima, non ci sono dubbi. Su tutto il resto la penso moooolto diversamente 😀

  • Judith

    Priva di senso una vita spesa nella ricerca?

    • Giacomo Brunoro

      dipende da come ricerchi e da cosa ricerchi, una ricerca condotta in maniera adolescenziale, ottusa e superficiale come quella del protagonista del film in questione è una ricerca da pirla

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