Introduzione al genere Steampunk Pt II

Continua il nostro viaggio nel mondo dello Steampunk in attesa dello Steamcap del 6 e 7 aprile a Cittadella (PD).

Nel precedente articolo abbiamo visto le origini del genere Steampunk e che cosa sia. Riassumendo molto rapidamente: lo Steampunk è fantascienza moderna retrofuturistica ispirata alla narrativa fantastica e alla storia dell’Ottocento. Oggi usciremo dall’ambito narrativo per esplorare l’estetica Steampunk, scoprendo così come anche l’estetica sia strettamente legata alla definizione usata con la narrativa e quindi richieda uguali conoscenze per essere realizzata con cognizione di causa.

Moda ed estetica

Attorno allo Steampunk nato nella narrativa si è evoluto un insieme di contaminazioni negli altri campi, dalla musica al vestiario all’oggettistica. Oggetti con un aspetto anacronistico tale da renderli definibili come Steampunk, in quanto non sfigurerebbero in un mondo alternativo di questo tipo. C’è quindi un legame con la narrativa, perché è Steampunk ciò che potrebbe provenire da un’ambientazione Steampunk. In questo caso rientra tutto il modding retrò, come le tastiere e i computer decorati in radica, ottone, decorazioni che li fanno somigliare al Telefonoscopio di Albert Robida, o gli abiti che hanno un evidente sapore “ottocentesco” pur senza esserlo. Cos’era il Telefonoscopio mostrato da Albert Robida in Le Vingtième Siècle del 1883? Uno schermo piatto che faceva da videotelefono e televisore per accedere a contenuti registrati o in streaming, prodotti nei teatri ufficiali oppure dagli indipendenti presso le loro case (come i podcast sui siti internet amatoriali). Prendiamo un LCD di oggi, decoriamolo con una cornice scolpita e dorata, come quella di un bel quadro antico, e Robida stesso lo scambierebbe per la sua idea.

Introduzione al genere Steampunk Pt II

Il pubblico segue le battaglia nel Sahara al telegiornale, in diretta.

Possiamo vedere lo Steampunk come una reazione alla tecnologia dalle forme asettiche, con un design essenziale che le priva di qualsiasi bellezza. La potenza del motore, il grasso degli ingranaggi, la meccanica in movimento che si può “riparare” come si potevano riparare in proprio le automobili fino a pochi decenni fa, tutto è sostituito da una tecnologia indistinguibile, per il profano, dalla magia. Invisibile, “incomprensibile” e spesso… inaffidabile. L’Ottocento esaltava la bellezza della meccanica, la danza dei pistoni, come ricorda Herbert Sussman nel libro Victorian Technology. Una tecnologia che era assieme robusta, funzionante e piacevole alla vista. Cosa ha di bello un tipico tablet, esteticamente? Sarà anche funzionale, ma sembra un vassoio per i panini! Non è possibile, a una prima occhiata, desumere la sua funzione dalla sola forma. Sappiamo che un tablet e un vassoio sono diversi, ma è la nostra conoscenza pratica e non la forma percepita con i sensi, non è la “fisicità”, a dirci che è così. Lo stesso dubbio non è possibile averlo confrontando un’automobile con un fucile, entrambi hanno forme che dichiarano il proprio ruolo. Manca nei gadget moderni la sensazione di una tecnologia comprensibile, a misura d’uomo, ovvero di una tecnologia che sia in sé il servizio fornito, non solo un mezzo (intercambiabile) per accedere a servizi remoti come streaming di film, App o documenti nel cloud. Cambiare uno smartphone con il successivo e accedere agli stessi servizi posseduti, potenziati dal nuovo dispositivo più avanzato, è diverso rispetto a cambiare un’auto con un’altra o un fucile con un nuovo fucile. L’oggetto è divenuto solo una porta di accesso ai servizi forniti da terzi, non è il fornitore in sé del servizio. Servizi che, amaramente, possono essere bloccati in più modi: se Amazon ti cancella l’account, perdi i libri acquistati. Una chiave inglese invece non può essere “bloccata” dal negozio che l’ha venduta. Non si possiede più ciò che si usa, si hanno solo delle licenze temporanee e si pagano a caro prezzo degli oggetti per usufruire di queste licenze.
Introduzione al genere Steampunk Pt II

“The Clacker” di Richard Nagy

Il nuovo boom dello Steampunk nel XXI secolo ha coinvolto spesso individui che non hanno mai letto narrativa Steampunk. O nemmeno sapevano che esistesse lo Steampunk e solo dopo hanno scoperto che ciò che piaceva a loro aveva un nome preciso ed era un gusto molto più comune di quanto credessero. Lo Steampunk è quindi rinato in modo autonomo, basandosi su un qualcosa di preesistente che non era mai scomparso del tutto (narrativa, videogiochi, fumetti), ed esplodendo grazie a un interesse diffusosi grazie al web verso l’estetica della macchina, verso la bellezza dell’oggetto che ha un aspetto legato alla sua funzione. Talvolta legandosi, negli abiti femminili, alla moda gotica o al lolita. Il problema principale dello Steampunk come “estetica” è che va a sovrapporsi all’estetica Neo-Vittoriana che già di per sé si occupava di reinterpretare gli oggetti moderni tramite la visione del passato. Dire Neo-Vittoriano o Steampunk, riferendosi a un cellulare moderno che sembri creato un secolo fa, diventa più questione di scelta che altro. Visto il legame con il Telefonoscopio di Robida, e in generale con le meraviglie della fantascienza d’epoca, io sono più propenso a indicarlo come Steampunk, termine più completo, ma non è sbagliato usare l’altro. D’altronde lo Steampunk è nato come genere narrativo mentre il Neo-Vittoriano come sottocultura e moda, in pratica come corrispettivo dello Steampunk in ambiti diversi. Lo Steampunk si distingue dal Neo-Vittoriano perché ha una vocazione più spiccatamente narrativa, di fantasiosa invenzione e di costruzione di personaggi e mondi immaginari, più adatta a descrivere gli outfit e i gadget che hanno una “storia” dietro. Un outfit ottocentesco fantascientifico, con un finto braccio meccanico con ingranaggi bene in vista che suggeriscono l’idea di un vero braccio artificiale, è semplicemente Steampunk. Un outfit dal sapore ottocentesco senza elementi fantascientifici, ispirato ai costumi storici e senza pretesa di suggerire altro, è semplicemente Neo-Vittoriano… ma non stonerebbe per nulla in un’ambientazione Steampunk, per cui è anche un buon outfit per lo Steampunk! D’altronde lo Steampunk, come visto nel precedente articolo, può essere anche fantascienza moderna ambientata nel normale Ottocento… e la gente del normale Ottocento veste correttamente per l’epoca o poco diversamente, non ha bisogno di fucili a raggi, zaini-razzo o braccia meccaniche!
Introduzione al genere Steampunk Pt II

Steampunk Overlord

La distinzione tra elementi caratteristici ed elementi neutri è importante. Gli pneumatici e l’uso dei tubi in gomma vulcanizzata appartengono in pieno al Lungo XIX Secolo, ma di sicuro non sono un elemento caratteristico: quindi la gomma in sé, in un outfit, essendo elemento neutro non è in sé un punto di forza per lo Steampunk… e talvolta, se inserita con scarso criterio, può essere un danno visto che sottili tubicini di gomma bianca trasparente su una maschera o un braccio meccanico rovinano l’idea di un’estetica ottocentesca. Se un outfit è composto solo da elementi accettabilmente neutri, e mai spiccatamente ottocenteschi, come si può definirlo Steampunk? Lo Steampunk richiede ragionamento nei dettagli e una chiara visione di ciò che si vuole realizzare, che sia un romanzo, un fumetto, un gadget o l’outfit di un personaggio da interpretare. Molti oggetti non sono Steampunk, nemmeno vagamente, e si mette il tag solo per attirare clienti in modo truffaldino, tanto da ispirare una sezione del sito Regretsy. Bisogna anche distinguere l’oggetto Steampunk che esprime un qualche recupero stilistico su una base funzionante per davvero (modding di cellulari e pc) oppure che manifesta una “finzione” di usabilità (costumi con armi finte, braccia meccaniche), dalle cialtronate assemblate incollando delle rotelline su oggetti altrimenti normalissimi. Esiste perfino un fucilone controcarro vero costruito secondo i precetti DIY artigianali di recupero dei materiali gettati via, estetica che richiama il passato e perfino uso di tecnologie del periodo (il sistema di caricamento e l’otturatore). Meglio un abito ispirato alla moda d’epoca che, pur non essendo Steampunk in sé, comunque non stona in un’ambientazione Steampunk, piuttosto che incollare rotelline a caso su un abito o una calzatura che non c’entrano niente. La questione non è se ci siano “rotelline”, ma se l’oggetto appaia come qualcosa proveniente da un “passato industriale che non è mai stato” ovvero se potrebbe davvero appartenere a un mondo Steampunk.

Introduzione al genere Steampunk Pt II

  Difficile indicare come “serio” Steampunk gli occhialoni con le rotelline incollate attorno senza un motivo immaginabile (rotelline separate, non parte di un finto meccanismo di scambio lenti) o con le rotelle incollate sopra le lenti “perché sì”. Peggio che inutili: non si vede nulla! Altro che bellezza ed estetica retrò utilizzabile, altro che raccontare/suggerire una storia di fantasia con il proprio costume… diventa estetica modaiola svuotata di contenuto. Come commentò amaramente Jess Nevins, esperto di storia della fantascienza nell’Ottocento: “Steampunk is what happens when goths discover brown”. C’è troppa oggettistica Steampunk fatta solo di rotelline incollate, come se gli appassionati dovessero reagire alle “meravigliose e misteriose componenti meccaniche” nello stesso modo in cui gli sciamani del Terzo Mondo si incollano CD, specchietti e perline addosso ai vestiti o si fanno collane con i cellulari rotti.

Introduzione al genere Steampunk Pt II

Striscia di Kate Beaton.

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