Io sono il Nordest, intervista a Francesca Visentin

Io sono il Nordest, intervista a Francesca Visentin

Io sono il Nordest, Voci di scrittrici per raccontare un territorio, a cura di Francesca Visentin.

Io sono il Nordest, intervista a Francesca VisentinTitolo: Io sono il Nordest, Voci di scrittrici per raccontare un territorio
Autore: a cura di Francesca Visentin
Editore: Apogeo Editore
PP: 240
Prezzo: 15,00 euro

Io sono il Nordest, Voci di scrittrici per raccontare un territorio è il titolo del libro curato da Francesca Visentin per Apogeo Editore che raccoglie le voci di 18 autrici per raccontare le donne del Nordest e le loro storie.

Come scrive Francesca “Donne in prima linea, sempre. Nel lavoro, in famiglia, nel sociale. Ma troppo spesso non visibili, quasi mai protagoniste. Talento, impegno, dolore, amore, resistenza nonostante prevaricazioni e discriminazioni. La forza inesauribile, la positività e la voglia di futuro, le piccole e grandi battaglie vinte ogni giorno, sono una ricchezza femminile unica, che emerge in questo libro attraverso i racconti delle scrittrici del Nordest, mettendo insieme per la prima volta le più interessanti voci narrative di Trentino, Veneto e Friuli Venezia Giulia”.

Intervista a Francesca Visentin

Quando hai cominciato ad avere l’idea di riunire un gruppo di autrici per raccontare il nordest? E una volta avuta l’idea in quanto tempo sei riuscita a concretizzare il progetto?

Il lavoro per riunire le scrittrici del Nordest in un unico libro è iniziato a giugno dell’anno scorso. Ed è stato travolgente: ha scatenato un entusiasmo condiviso tra tutte le autrici, tanto che in tre mesi erano già pronti i racconti inediti di ognuna. A fine ottobre è terminata la revisione dell’intero lavoro. Ed ecco che il progetto è diventato libro.

Un impegno davvero corale e ci tengo a evidenziarlo. La proposta di mettere insieme le voci narrative femminili più interessanti di Veneto, Friuli e Trentino mi è arrivata dall’editore Paolo Spinello di Adria (Apogeo). E da lì in poi l’impegno è stato collettivo: una crew di artiste, molte non si conoscevano tra loro, che è diventata in pochi mesi una sorta di movimento compatto e coeso. In molti ci hanno definite “la risposta” femmininile ai realvisceralisti del Nordest, che circa 10 anni fa hanno realizzato l’antologia di scrittori I Nuovi sentimenti (Marsilio editore).

Quali sono secondo te le differenze tra il raccontare il nordest e le sue donne in maniera “letteraria” rispetto a quanto fai abitualmente nella tua professione di giornalista?

La cifra narrativa letteraria dà la possibilità di scandagliare stati d’animo, ricostruire sfaccettature e personaggi, creando quindi situazioni (anche reali) con un approfondimento che nella cronaca giornalistica (soprattutto di un quotidiano) non è possibile.

Da anni come giornalista seguo il tema dei diritti e della parità di genere, ma in un quotidiano gli spazi sono solo quelli della notizia secca. Difficile in poche righe di fatti nudi e crudi lasciare il segno come può fare un racconto. In Io Sono il Nordest in particolare, i racconti non avevano il limite di un numero fisso di battute, quindi le scrittrici hanno potuto creare liberamente una storia, senza gabbie di misure. Alcuni racconti sono più brevi, fulminanti. Altri hanno un percorso apparentemente più tortuoso, ma che poi arriva a finali rivelatori

Nel sottotitolo della raccolta si parla del Nordest come di un luogo diviso “tra crisi e rinascita”: che ruolo hanno le donne in questa situazione appunto “tra crisi e rinascita”?

Crisi e rinascita. Le donne sono protagoniste sia nella crisi che nella rinascita. Non è femminismo, ma un dato di fatto. Non c’è imprenditrice donna che in questa drammatica crisi economica si sia suicidata. Molti invece, purtroppo, gli uomini in difficoltà che hanno deciso di togliersi la vita. Questo è un segnale molto chiaro. Le difficoltà, anche estreme, non portano le donne alla disperazione, ma a rimboccarsi le maniche, a mettere in atto tutta la resilienza possibile. A resistere. E andare avanti. A trovare comunque il modo di reggere.

Serenella Antoniazzi, una delle autrici di Io Sono il Nordest è l’esempio vivente di questa speciale “resilienza”. La sua storia di piccola imprenditrice sull’orlo del baratro e del suicidio, che invece ha trovato la forza di restare in piedi ed è riuscita anche ad ottenere da Regione e governo l’approvazione del Fondo Serenella per le imprese stritolate dalla crisi, è la dimostrazione di quanto la lotta per la sopravvivenza sia pratica quotidiana (e antica) per ogni donna. Dalle madri armene narrate da Antonia Arsan, alle Zigherane della Manifattura Tabacchi di Trento svelate da Isabella Bossi Fedrigotti, la storia femminile è tutta un rialzarsi, rimboccarsi le maniche e ricominciare. Protagoniste nella crisi, quindi, e nella rinascita.

Partiamo da Nordest e allarghiamoci a tutta l’Italia: perché siamo ancora così in ritardo su un tema centrale come quello della come la parità di genere?

Il ritardo sul tema della parità di genere è principalmente una questione culturale. Fino a quando ci sembrerà normale che in ogni ambiente di lavoro gli stipendi delle donne siano inferiori a quelli degli uomini, la società non farà passi avanti in termini di parità. C’è qualcuno che si sta battendo per il gender pay gap? Non mi risulta. Fino a quando atteggiamenti e battute sessisti (dalla scuola ai luoghi di lavoro) saranno considerati qualcosa su cui farsi due risate, resteremo inchiodati a una disparità di fatto. Le leggi ci sono anche, manca la pratica quotidiana alla parità, l’educazione al rispetto e alla differenza di genere. Ma anche l’educazione sentimentale. Un ragazzo molto giovane, nella presentazione di Io Sono il Nordest che abbiamo fatto a Trento, è intervenuto portando una sua riflessione che mi ha molto colpita.

“Mi sono reso conto – ha detto il ragazzo – di qualcosa che mi riguarda da vicino e su cui non avevo mai riflettuto prima: quando sono tra amici, in compagnia, se interviene una ragazza, il gruppo in generale dedica molta meno attenzione a ciò che la ragazza dice rispetto a quando parla un maschio…” . Ecco, questa può sembrare una sciocchezza, ma fotografa esattamente la realtà: la voce di una bambina, di una ragazza, di una donna, ha meno ascolto (e meno peso) di quella di un uomo. E’ così fin da giovani, tra gli amici. E resta così poi nei luoghi di lavoro, nelle stanze in cui si decide. Nei luoghi di potere vero

Personalmente ho letto Io sono Nordest come un libro positivo, ricco di speranza anche quando affronta temi molto duri. Qual è la sua speranza per il nostro territorio e per le donne che ci vivono combattendo mille battaglie quotidiane?

Io Sono il Nordest è un libro sicuramente positivo. Già dare voce e visibilità a tante scrittrici è un aspetto positivo. Ma è anche positivo rappresentare storie di donne (e di uomini) in cui tutti possono riconoscersi. Racconti brutali a volte nel loro realismo, ma sempre con il comune filo conduttore della forza, che è una grande risorsa. La forza delle donne scatena rivoluzioni, vince guerre, trova soluzioni impensate. La speranza? Che molti uomini leggano questo libro e si “accorgano” della violenza, le discriminazioni, le vessazioni che ogni giorno costituiscono il terreno minato su cui ogni donna è costretta a camminare.

Mi interessa molto capire come si comportano gli uomini quando parli con loro di queste tematiche. Credo infatti che spesso si tratti di problemi che noi uomini fatichiamo ad approcciare in maniera costruttiva con le donne, e molte volte anche senza malizia. Spesso infatti noi uomini ci limitiamo a minimizzare, o a scherzarci su, senza tener conto invece dell’effetto che il nostro comportamento può avere nei confronti delle donne con cui stiamo parlando.

Minimizzare, scherzare, ridicolizzare è il tipico atteggiamento maschile quando si affrontano questi temi. Ci vogliono uomini veramente intelligenti per riuscire a confrontarsi in maniera concreta, al di là degli stereotipi e delle solite battute. Ci sono stati uomini (più di uno) che hanno letto Io Sono il Nordest e mi hanno detto “Sono sconvolto, ho scoperto cose di cui non mi ero mai accorto…”. E da lì è nato un bel confronto e una bella riflessione. E ci sono stati uomini che hanno liquidato la questione con qualche commento sull’aspetto fisico delle scrittrici. In copertina infatti c’è la foto di tutte le autrici. Le battute intelligenti e davvero spiritose sono comunque sempre benvenute, qualsiasi sia l’argomento.

Qual è il racconto che ti è colpito di più tra quelli delle altre autrici della raccolta e perché

Amo visceralmente ognuno dei racconti di Io Sono il Nordest e in ognuno mi riconosco. Mentre arrivavano, uno dopo l’altro, leggevo e mi venivano le lacrime. Perché pur essendo racconti molto diversi tra loro, riescono tutti a toccare corde profonde, che riguardano da vicino la vita di ogni donna. C’è molta passione e anche dolore in queste storie. Vita vissuta e voglia di un futuro migliore

Infine una domanda che va al di là del libro: il nostro territorio sta vivendo una rinascita cinematografica, pensi che ci sia spazio per raccontare anche sul grande schermo alcune delle storie di Io sono Nordest? Secondo te sarebbe possibile ripetere al cinema un’operazione come la vostra?

Mi hanno già proposto di portare in scena i racconti di Io Sono il Nordest a teatro. Credo sarà un’altra bella avventura. Il cinema potrebbe rendere queste storie accessibili a tutti: il linguaggio del cinema come quello della tivù riescono a parlare a tutti. Sarebbe una bella sfida raccontare le donne (e gli uomini) a Nordest al cinema, magari con la nostra crew di scrittrici a collaborare nella sceneggiatura

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