Io sono tornato, la recensione

Io sono tornato, il nuovo romanzo di Brian Freeman, ha un ritmo incalzante e martellante, un thriller politico perfettamente riuscito!

Io sono tornato, la recensioneTitolo: Io sono tornato
Autore: Brian Freeman
Editore: Piemme
PP: 462
Prezzo: 14,90 euro

Sono passati dieci anni da quando un uomo, armato e mascherato, irrompeva ad una convention pre- elettorale e faceva fuoco. A terra in molti, vittime designate e “danni collaterali”. Dieci anni, e l’incubo torna a vivere.

Brian Freeman ha fatto centro di nuovo.

Questo non è un romanzo con protagonista John Stride, uno dei miei idoli, ma con Cab Bolton. Due personaggi completamente differenti, ma che è difficile non amare.

Cab è un poliziotto, figlio di un’attrice di Hollywood. Bellissimo, altissimo, elegantissimo (per i canoni americani, quindi girasse in Italia vestito così lo abbatteremmo piuttosto rapidamente) con auto da sogno

Invece delle buie e gelide strade di Duluth di Jonathan Stride, lui percorre l’assolata Florida tra bellezze mozzafiato e case da sogno. Con un piccolo neo, in questa storia: una tempesta in arrivo. E da quelle parti, quando arrivano le tempeste… ecco, diciamo che non se la cavano con una grandinata.

Cab si trova coinvolto in questa storia strana: un’altra campagna politica all’americana (dove il festival del colpo basso si svolge con perizia) per la nomina del Governatore della Florida vede coinvolta la vedova del candidato ucciso dieci anni prima.

Che, oltretutto, è l’amica del cuore della mamma di Cab e fortemente legata allo stesso Cab.

Oltre a lei altri candidati che sono proprio delle brave personcine, e che affidano la campagna ad altri professionisti della manipolazione e della macchina del fango.

In mezzo a tutto questo ci sono un’agenzia che ricerca falle nel passato dei candidati, un movimento politico estremista ed armato, ed alcuni delitti irrisolti.

Un casino, vero? Proprio così. Fino a metà libro mettetevela via: vagherete nel buio. Sarà impossibile capire qualunque minimo dettaglio, intuire la direzione della storia. Anzi, ad un certo punto vi chiederete: ma quest’uomo cosa vuole?

Ecco, niente paura: dopo un po’ lo capirete. E lo capirete alla Brian Freeman: come se un treno vi investisse.

È la prima volta che questo grandissimo scrittore si confronta con temi piuttosto complicati quali i fragili equilibri politici e i giochi di potere. Questo romanzo esce un po’ dai suoi consueti canoni, ma l’esperimento è riuscito bene, come al solito.

Il ritmo è il consueto: veloce, essenziale, martellante. Un libro di cui è difficile interrompere la lettura.

Con una gran serie di colpi di sciena: ogni volta che vi direte “ho capito, è stato/a lui/lei!”… niente da fare, capirete che non è così.

Grande Brian come scrittore, ma anche come uomo. Non ci credete? Cercatelo in facebook e scrivetegli. Poi tornerete a raccontare!

4 barbabietole su 5

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