#IoSonoUmanista

#IoSonoUmanista

#IoSonoUmanista, ovvero perché studiare discipline umanistiche nel 2015 non è una causa persa.

Mi è spesso capitato di scontrarmi con “il lato scientifico” della cultura. Non che ci fosse nulla di serio, erano solo battute più o meno infelici sull’inutilità di noi umanisti. Quando si tratta di amici quasi ingegneri che ironizzano, forse il fastidio è sopportabile, ma c’è un troppo diffuso e persistente ribadire la superfluità di noi umanisti.

Umanisti. Come se ci fosse un rapporto di sinonimia tra i sostantivi “umanista” e “parassita” L’idea che, a quanto pare, è opinione comune vuole che noi studenti di materie non scientifiche ci condanniamo a una vita di disoccupazione, di stenti, e che viviamo sulle spalle di una società che lavora con il progresso, con la programmazione PLC, con la tecnologia e con l’informatica. Insomma, siamo “l’anello debole” della catena, quelli che non producono.

Sì, “l’innovazione” passa effettivamente attraverso professioni e titoli di studio che mi sono lontani e che nessuno di noi “umanisti” potrebbe improvvisare. Ma, pur tralasciando quello che la storia ha da insegnarci, pur ignorando la bellezza della cultura umanista, pur fingendo che le meraviglie culturali che possediamo in Italia non esistano, pur annullando tutta l’importanza del patrimonio culturale che accompagna l’umanità, restano ancora dei punti a favore dello studiare discipline umanistiche. La categoria più ghettizzata è quella dei sedicenti blogger, degli “esperti di comunicazione”, di quelle figure professionali del XXIesimo secolo che non si vedono riconoscere la dignità che meritano, come i social media manager. Ma per quanto sia vero che sì, siete voi ingegneri a creare i social network, a mandare avanti l’economia, a modellare la realtà tecnologica del mondo, siamo noi, noi umanisti, noi blogger, noi che dobbiamo faticare per guadagnarci qualcosa – e prima di tutto il rispetto -, ad utilizzare le vostre tecnologie.

Perché se non ci fossimo noi, la vostra invenzione di WordPress, i mille programmi di scrittura, a cosa servirebbero? Tutto il mercato relativo a Kindle, eBook, eReader, il materiale per la fotografia digitale “InstaStyle”, gli accessori per i tablet, a chi servirebbero Se non ci fossimo noi a sfruttare Facebook e a mettere in comunicazione consumatori e aziende tramite fanpages, chi pagherebbe le inserzioni pubblicitarie e le sponsor izzazioni? Se non utilizzassimo gli iPhone perché abbiamo bisogno di rispondere costantemente alle e-mail, di aggiornare i profili Instagram degli eventi a cui lavoriamo, di fare live twitting di conferenze, chi farebbe fatturare alla Apple le sue entrate annuali? Quindi sì, ignegneri, informatici e quant’altro. Siete importanti. Siete fondamentali. Non possiamo vivere senza di voi.

Ma neanche voi potete vivere senza di noi. Tutti gli insegnanti delle scuole medie superiori che scoraggiano i propri studenti, che li indirizzano verso materie e facoltà per cui non sono portati, ricordate che il mondo va avanti perché esistono persone che rendono significativi i nuovi traguardi della tecnologia. Quelle persone sono gli umanisti. Chi ha voglia di fare lo scrittore, il linguista, il critico d’arte, il social media manager, lo faccia. L’importante è avere il fuoco dentro. #IoSonoUmanista – e comunque a matematica e fisica ero brava.

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