James Ballard, oltre la fantascienza

James Ballard oltre la fantascienza

James Ballard, oltre la fantascienza

Quando si pensa a Ballard si pensa alla fantascienza, e non si commette un vero e proprio errore. L’errore lo si commette se si pensa a Ballard solamente come autore di fantascienza. Questo autore in Italia non gode di particolare notorietà, almeno questa è la mia impressione. Non gode di particolare notorietà, credo, perché i principali costruttori (o ritenuti tali) del panorama letterario italiano, sostanzialmente lo snobbano.

Lo snobbano fermi sulla convinzione che quel tipo di letteratura sia figlia di un dio minore, quindi: vaffanculo anche la fantascienza.

Ma come ho scritto, ritengo sia un errore non trascurabile ridurre James Graham Ballard al solo ruolo di scrittore di fantascienza. Credo che lo si dovrebbe considerare prima di tutto come uno scrittore dotato di potente immaginazione, fermamente convinto dell’importanza del ruolo che l’immaginazione deve avere. Un convinto immaginatore.

Due parole sulla vita di Ballard. Nasce al General Hospital di Shanghai il 15 Novembre 1930, da genitori britannici. Shanghai a quel tempo era, come scrive lo stesso autore, al novanta percento cinese ma al cento per cento americanizzata. Vetture americane che popolavano le strade, sulle quali si affacciavano centinaia di locali sfavillanti, frequentati da un turbinio di occidentali sempre pronti agli eventi mondani, eternamente attanagliati da un inconscio e sterminato ottimismo.

Nel ’37 Shanghai viene invasa dai Giapponesi (ciao ciao ottimismo), e tutta la famiglia Ballard finisce in un campo di prigionia per civili. Un esperienza che, non ostante le infezioni, la dissenteria e la malnutrizione (che procurarono a James un prolasso del retto) l’autore ricordava con serenità. Esperienza che ritornerà compiutamente a galla, con alcuni adattamenti narrativi, nel libro “L’impero del sole” (nell’1987 Spielberg ci ha fatto un film…)

Nel’’48 James si reca in Inghilterra dove per un paio d’anni studierà medicina, esperienza che gli sarà di grande importanza, anche per il suo lavoro di scrittore. Si arruola nella Raf e viene spedito in Canada. Dopo aver passato troppo tempo ad aspettare che le condizioni meteo permettessero di effettuare l’addestramento, dà le dimissioni. Ritorna in Inghilterra, e nei primi anni ’60 comincia a pubblicare opere. Merita attenzione, a mio avviso, l’articolo dal titolo Which Way to Inner Space, che scrive per la rivista New Worlds nel 1962.

A questo punto infatti l’Autore si rende conto che la fantascienza che viene pubblicata in quegli anni è superata. Gli autori di allora scrivevano storie sullo spazio, ma la scienza ha già praticamente conquistato lo spazio, e per Ballard quindi il fascino è scemato. Sebbene restino alcuni elementi dell’ Era spaziale nella sua narrativa.

James crede fermamente che la via da seguire sia quella dello spazio interiore, puntare l’obbiettivo sull’uomo  sulla dimensione umana e sulle forze che su di questa operano.Proiettando il tutto in una visione di quello che può essere, verosimilmente, il domani.

Da qui in poi la meticolosa attenzione che Ballard ha per le psicosi, psicopatologie, ossessioni, ricerca scientifica, droghe psico attive e controllo dei comportamenti da parte dei media, beh, tutto questo esplode nella sua narrativa. Per non parlare dell’adorazione che questo autore provava nei confronti del movimento surrealista.

Certo non tutto è così istantaneo, ma questi concetti che si stagliano netti in Crash o in La mostra delle atrocità e che sono disseminati in tutta la produzione letteraria del grande Ballard costituiscono il traliccio portante di una narrativa dall’elevato quoziente detonante e non priva di una certa genialità, cazzo!

Ci si potrebbe dilungare non poco su quanto brillanti fossero le analisi di Ballard riguardanti la società contemporanea, le psicopatologie che ne affliggono i componenti e su come i mass-media abbiano cambiato tutto ciò che riguarda il “significato” nella vita di ognuno di noi, sulle nuove tecnologie, sulla identità del singolo e via di questo passo.

Ma ciò che invece vorrei sottolineare è come nelle opere del nostro James si miscelassero sapientemente scienza, arte, pubblicità, cultura popolare, il concetto di catastrofe ecologica, e turbe psicologiche (di varia origine e natura).Tutti questi elementi non danno vita ad una accozzaglia informe, ma ad una spietata analisi del presente, brillantemente proiettata nel futuro più prossimo. Ballard accende uno schermo e ti fa vedere quello che potrebbe essere il domani… e vi basterà leggere le sue opere per capire che più di qualche volta ci ha azzeccato.

Anche il ruolo che l’ossessione ha nella narrativa Ballardiana è di una certa originalità. L’ossessione infatti e ciò in cui cadono i personaggi di Ballard nel tentativo di mantenere una identità originaria in un epoca in cui i mass-media cominciano a spadroneggiare. Questi personaggi per mantenere la loro identità arrivano a compiere atti sicuramente estremi.

Altro strumento usato dall’autore (soprattutto in Crash) è la nausea. Fa venire la nausea al lettore per farlo riflettere sulla disumanizzazione del presente. Per capirci: quando narra, in Crash, di Tizi che riescono a godere solo attraverso schianti di auto e fotografie degli stessi (e vi assicuro che il tutto è molto realistico per quanto riguarda gli effetti clinici degli scontri. Ballard si basò sul testo Cash Injuries, un testo medico sulle lesioni da incidenti stradali, testo che definisce la sua bibbia, assieme al rapporto della Commissione Warren. ) l’intenzionalità di mettere in scena la devianza è lampante. Questo a me sa tanto di denuncia sociale, e direi che ci sta tutta.

Ballard vuole far riflettere facendo notare il livello di “malattia” presente nel nostro mondo, siano ossessioni o devianze o malsane dinamiche di controllo. Il motivo credo sia in queste righe (che utilizzo per chiudere) scritte dallo stesso Ballard:

“Credo nel potere che ha l’immaginazione di cambiare plasmare il mondo, di liberare la verità dentro di noi, di cacciare la notte, di trascendere la morte, di incantare le autostrade, di propiziarci gli uccelli, di assicurarsi la fiducia dei folli”.

E la chiamano “solo” fantascienza.

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