Jason Aaron, un creatore di mondi a Lucca Comics & Games 2017

Jason Aaron, creatore di mondi

Jason Aaron, un creatore di mondi a Lucca Comics & Games 2017. Silvia Gorgi ci racconta l’incontro con il geniale sceneggiatore di Thor e Scalped.

Jason Aaron da piccolo aveva come idoli chi per mestiere creava mondi ed eroi, e sognava di essere uno di loro. Ci ha messo trent’anni, come precisa, ma ce l’ha fatta.

Oggi apprezzatissimo sceneggiatore di Thor, lui che si è fatto conoscere con un fumetto indie, particolarissimo e davvero originale com Scalped, che raccontava di Dashiell Bad Horse, poliziotto nella riserva indiana di Prairie Rose.

Jason è un giovane uomo, di una certa stazza, con le braccia tatuate, i capelli rasati, e un’espressione gentile, ma decisa sul volto. Alla conferenza stampa di Lucca Comics & Games, venerdì 3, racconta, e si percepisce alla grande proprio in lavori come Scalped, di avere come riferimenti, fra gli autori italiani, Sergio Leone, Sergio Corbucci e Milo Manara.

Il legame particolare con Scalped

Dice di essere cresciuto con loro, in particolare, proprio il cinema con l’estetica del western all’italiana, è la sua fonte d’ispirazione, per Scalped. Non ha visto Thor Ragnarok, poichè mentre c’era l’uscita americana, volava verso Lucca, ma dal trailer l’ha trovato più scanzonato, e seppur si goda le trasposizioni Marvel al cinema, questo non influenza la sua idea di Thor, quando lavora ai suoi comics.

Del resto quando scrive per i fumetti non ci sono le restrizioni e le limitazioni di budget con cui inevitabilmente è necessario confrontarsi quando invece si ha a che fare con il mondo cinematografico.

Impegnatissimo su quello che sarà il suo prossimo progetto cui si dedicherà anima e corpo al suo ritorno in patria, Jason ricorda quanto sia stato importante per lui aver lavorato a Scalped, più che a Southern Bastards, poiché per lui è stato il suo primo long series, uno dei suoi primi Big Book, opera che l’ha davvero lanciato in un mercato, dandogli la possibilità di mettersi in mostra.

Una storia originale, una storia che “volevo leggere e non trovavo”. Il suo approccio alla scelta dei temi da trattare lo definisce puramente egoistico: “scrivo cose per me stesso, ciò che vorrei veder pubblicato, e che vorrei comprare. Scalped – su cui è anche stato prodotto un pilot per una serie televisiva che al momento non avrà seguito – era inusuale, e poteva emergere fra il marasma degli altri prodotti.

E così è stato, tanto che Jason è stato cercato per diventare autore di Thor:

Per me Thor è un Dio, fin dall’inizio ciò che mi interessava era questo, e confrontandomi idealmente con Stan Lee, quando l’ha creato, si differenzia dai supereroi, sviluppandosi in termini temporali, lungo migliaia di anni, poiché ricerca sempre di essere degno di tale ruolo. Scrivendo da ateo volevo vedere e leggere di un Dio come mi sarebbe piaciuto fosse, ossia con l’idea di un personaggio che ogni giorno si sveglia, e si chiede se è degno di prendere il martello.

Marvel Legacy

Con Marvel legacy one shot, cinquanta pagine in cui si vedono tutti i characters dell’universo narrativo, ha trattato tutti i personaggi della casa delle meraviglie, con le diverse storyline e lasciando qua e là qualche indiscrezione su quello che sta accadendo ora nell’universo Marvel, che per Jason è stato anche un modo per preparare ciò che farà, ossia il prossimo progetto che l’attende.

Del resto Aaron pensa di avere molto altro da dire con Thor, e pensa di avere abbastanza fiducia in sé per reclamare questo pezzetto di Marvel. Venne scoperto con una storia su Wolverine e ora si trova in una posizione particolare, pronto per raccontare una lunga storia, con la fiducia di una major alle spalle e con la sicurezza di potersi prendere questa responsabilità.

Quando gli chiedono se alla fine qualche personaggio in fondo in fondo non lo detesti, Jason non si sbilancia, e, invece, menziona fra le figure che più ama, Orb, un comprimario, ma che è sempre presente, un tassello fondamentale per raccontare grandi storie con molti personaggi.

Da sempre fan di Thor

Di Thor era sempre stato fan, e ora fra i suoi character preferiti c’è Jane Foster, una comprimaria, presente nelle storie dal ’73: una donna cui viene diagnosticato un cancro al seno, che, tutte le volte che prende il martello, neutralizza la terapia.

Un personaggio che ha suscitato reazioni positive e negative, ma Aaron si concentra sul positivo, e trova che alla fine abbia fatto avvicinare nuovi lettori, anche quelli che hanno vissuto sulla loro pelle un’esperienza del genere, anche molte donne.

Jason racconta in particolare, come nel corso di una convention, la presenza di una cosplayer di Jane Foster, l’abbia anche commosso.

Oggi fra gli sceneggiatori principali della Marvel, oltre che onorato, sente di sicuro di stare sulle spalle di questi giganti, che da sessant’anni hanno fatto crescere personaggi e storie entrati nell’immaginario di molti, ma insieme a questo, non vuole di certo limitarsi a “raccogliere le ossa dei morti”.

Il suo intento è creare nuove situazioni, dire qualcosa di nuovo, trasformare Thor, ma anche Jane Foster, rispettando le radici di Thor, ma recuperando anche dai primi volumi, dei particolari, con cui costruire nuove storie. Per lui questa è la sfida. 

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