Jason Bourne, la recensione

Jason Bourne, la recensione di Danilo Villani

Jason Bourne, la recensione di Danilo Villani per Sugarpulp Magazine

Premessa

Dimenticatevi degli accadimenti e dei personaggi de The Bourne Legacy. In questo quarto episodio della serie dedicata allo smemorato di Langley non vi è presente alcun accenno, alcun riferimento, alcuna traccia. Renner e la Weisz stanno ancora navigando nel mar cinese meridionale mentre la Allen e Strathairn sono alle prese con le varie commissioni d’inchiesta. Domanda d’obbligo: qui iam profuerunt?

La recensione

Sono passati due anni da quando Jason Bourne ha fatto perdere le sue tracce dopo il tuffo nell’East River. Lo ritroviamo al confine greco-albanese che sbarca il lunario con incontri di boxe clandestina. Nel frattempo Nicky Parsons, tramite l’ausilio di hackers islandesi, riesce a violare il sistema della CIA scoprendo che oltre al famoso Treadstone sono stati creati altri progetti del genere black ops. Rintracciare Jason Bourne diventa più di una necessità…

Dopo anni di tira e molla si è assistito (finalmente) alla reunion della coppia Damon/Greengrass che, conditio sine qua non, ha permesso la produzione del quarto episodio con protagonista l’agente creato da Robert Ludlum.

Come si evince dal titolo, il tema principale del film è rivelare pezzi del passato del protagonista non disdegnando naturalmente scene d’azione, suspence e locations affascinanti come nella migliore tradizione delle spy story. Su tutte, le scene girate ad Atene durante i disordini di piazza Syntagma e dintorni ma anche Berlino, Washington e Las Vegas.

Visto lo slegamento dallo spin-off ma anche dagli stessi episodi precedenti, troviamo nuovi personaggi e nuove caratterizzazioni: Tommy Lee Jones nel ruolo del responsabile black-ops e qui ci soffermiamo sul suo volto sempre più tendente ad una inesplicabile gommosità, Alicia “prezzemolo” Vikander una nerd con forti ambizioni carrieriste, Vincent Cassel naturale antagonista di Bourne, Scott Shepherd già agente sul campo ne Il ponte delle spie e qui addirittura direttore della CIA (che carriera!) e, last but not least, Gregg Henry in un piccolo cameo.

Altro tema dominante è l’eterno quesito riguardante la tutela della privacy a fronte della sicurezza dello stato. La caratterizzazione del miliardario produttore di software è emblematica in tal senso. Seguendo il solco della serie, il finale è ambiguo e non esclude un quinto episodio con un Matt Damon dalle tempie un po’ più bianche. Che non sfigurano.

4 barbabietole su 5

Tags:

Contattaci

Non ci siamo in questo momento. Mandaci una e-mail e ti risponderemo al più presto.

Sending

© 2009 - 2016 Associazione Culturale Sugarpulp

Log in with your credentials

or    

Forgot your details?

Create Account