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John Wick 2, la recensione di Matteo Strukul

John Wick 2, la recensione di Matteo Strukul per Sugarpulp MAGAZINE

John Wick 2: il secondo capitolo non è all’altezza del primo film. La recensione di Matteo Strukul per Sugarpulp MAGAZINE.

Diciamolo subito: i primi dieci minuti di John Wick 2 sono una bomba. Sembra anzi una coda della puntata precedente, solo che in questo caso c’è Peter Stormare a interpretare un mafioso russo e l’effetto è ancora più grottesco, esaltante e incredibile della prima puntata. Dieci minuti di adrenalina pura con action a go go che inchioda alla sedia.

Dopo un attacco del genere mi aspettavo un film che, se possibile, spakkasse ancora più del primo. Invece non è così.

L’ambientazione è indubbiamente affascinante. John Wick viene mandato a Roma, assoldato, sulla base di un debito derivante dalle famigerate regole del Continental (guardarsi il capitolo uno please), da un boss della camorra – Riccardo Scamarcio – per uccidere la sorella di quest’ultimo, una non del tutto convincente Claudia Gerini.

Quando Wick rifiuta, Santino D’Antonio (Scamarcio) gli rade al suolo la casa con un trick narrativo identico al primo film. John allora parte alla volta della Città Eterna. Il punto è che, anche se le immagini sono splendide e colme di fascino, e Roma è di una bellezza sfolgorante, be’ inizia una fase, troppo lunga, a base di alberghi, sfilate, concerti, feste, prima di arrivare a una nuova e adrenalinica sequenza action. E nella mezzora che precede questa memorabile sparatoria non succede quasi nulla.

John arriva in albergo, si fa confezionare dei vestiti, recupera le armi. C’è anche un cameo di Franco Nero che, dopo Django Unchained, è come il prezzemolo, e va bene, benissimo per carità ma tutta questa infinita parte, pur condita da qualche dialogo non privo d’ironia, non ha mordente, è scarica.

Dopo di che il film riparte e gli sviluppi del duello a distanza fra Reeves e Scamarcio hanno punte godibili con l’inevitabile apocalisse di morti e mazzate nelle quali Keanu è a dir poco esplosivo. E funziona. Anche se l’effetto sorpresa del primo capitolo è andato perduto.

Quel che stona più di tutto in John Wick 2 a dire il vero sono le regole d’albergo. Se all’inizio si erano rivelate una trovata in puro pulp style e tratteggiate in modo davvero divertente, e in questo senso l’interpretazione di Ian McShane andava proprio in questa direzione, qui sono talmente elaborate da risultare posticce. Insomma, va benissimo stare al gioco, basta non prendersi troppo sul serio, invece la sensazione è un po’ l’opposto ed è spiazzante.

E poi, sinceramente, i cattivi di questa seconda puntata non sono all’altezza dei precedenti e forse non per colpe d’interpretazione. Scamarcio non recita affatto male ma il suo personaggio è tagliato con l’ascia bipenne, le battute sono meno incisive e taglienti della prima puntata e Peter Stormare che è un grande attore e avrebbe potuto essere utilizzato meglio, e di più, c’è solo nei primi dieci minuti di film. Idem per Leguizamo, anche lui con un ruolo al lumicino.

Keanu Reeves è straordinario e prova a reggere tutto il film sulle sue spalle ma la sensazione è che sia troppo anche per lui. O troppo poco, nel senso che manca la scrittura e quando ti alzi hai la sensazione che per inseguire il Chapter 2, si sia voluto fare troppo in fretta, lavorando male sui dettagli e tirando via una storia alla bell’e meglio, confidando in un budget quadruplicato rispetto al primo film.

Poi, certo, ci sono sparatorie incredibili, sequenze di lotta in stile Banshee, e chi mi conosce sa quanto io veneri la serie di David Schickler e Jonathan Tropper, inseguimenti mozzafiato, qualche dialogo irriverente, ma non c’è cura nei dettagli. Questa è la differenza fondamentale fra il primo e il secondo film. Peccato.

John Wick 2 rimane certamente una pellicola godibile ma abbassa l’asticella e trasforma questo nuovo franchise (Dynamite ha appena pubblicato il primo albo del tie-in a fumetti) da cult a “uno dei” ed è un vero peccato.

Poi, attenzione, io mi sono divertito, ma onestamente è un film che non mi ha entusiasmato. E invece il primo…be’ il primo era un’altra storia.

Laureato in giurisprudenza e dottore di ricerca in diritto europeo, Matteo Strukul è romanziere e sceneggiatore. Ha pubblicato per Mondadori “La giostra dei fiori spezzati” (2014) e per Multiplayer “I Cavalieri del Nord” (2015). Scoperto da Massimo Carlotto, ha firmato per le edizioni e/o i tre romanzi della serie di Mila: “La ballata di Mila”, “Regina nera” e “Cucciolo d’uomo” (2015), in corso di pubblicazione in 20 Paesi – fra cui Stati Uniti, Inghilterra, Germania – e opzionati per il cinema. Nell’aprile 2016 ha dato alle stampe “Il sangue dei baroni” per Fanucci e sta ultimando la trilogia dedicata a “I Medici”, in corso di pubblicazione in Italia per Newton Compton e all’estero. Nel 2017 pubblicherà un romanzo su Giacomo Casanova per Mondadori.  Matteo collabora con diverse testate, tra cui il Venerdì di Repubblica e FilmTV. Fondatore di Sugarpulp e direttore artistico della SugarCon, è professore a contratto di “Interactive Storytelling” presso la Vigamus Academy alla Link University di Roma. Vive fra Padova, Berlino e la Transilvania.

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