Killing Gabibbo

Killin Gabibbo, un racconto inedito di Carlo Vanin per Sugarpulp

Bé, vediamo se riesco a farvi capire bene come sono andate le cose. Ho sempre smanettato coi computer fin da piccolo e ho anche sempre cercato di guadagnarci sopra qualcosa. Mi sa che ho avuto il primo masterizzatore del veneto. Bé, magari no. Ma sicuramente uno dei primi della zona. Mi era costato un botto al tempo ma l’ho ammortizzato in breve. Dopo un mese c’avevo già un archivio di cd masterizzati da far invidia ai napoletani. E li vendevo bene, anche. Tipo 10 mila lire a cd, 14 con la copertina scannerizzata o scannata o come si dice. C’avevo un catalogo aggiornato che neanche il Ventitre su a Padova.

Bé, ma questo non c’entra neanche tanto ma è per farvi capire che ho sempre avuto una testa per queste robe qui. Insomma, bisogna fare soldi in sta vita, altrimenti come fai con le fighe? Ecco, quando ormai il masterizzatore ce l’avevano tutti il mio piccolo mercato è andato dove vorrei andare più spesso io. Ho trovato un piccolo ripiego: al tempo mio papà mi aveva regalato la macchina, una Uno decrepita, e io andavo su e giù dalla Slovenia a prendere le sigarette, avevo anche trovato un punto dove si poteva passare la frontiera per i boschi ma il rischio e la fatica non valevano la pena. Cioè, cominciava a sembrare un lavoro vero e io non ho mai avuto voglia di far fatica, perché ho sempre pensato che quando hai testa è inutile usare le mani. E’ stato pressappoco in quel periodo che è arrivata internet. Come col masterizzatore io son stato il primo ad avere un modem in zona. Non so se vi ricordate com’era internet una volta. Un cesso. Connessioni lente e siti di merda. 56k è sinonimo di morte, zio cane. Eh, adesso c’abbiamo la banda larga, Facebook, lo streaming e tutte quelle menate lì. Al tempo eravamo contenti se riuscivamo a scaricare un filmatino porno da un mega. Un mega, cazzo. Cioè, non fa neppure in tempo a venirti duro. Bisognava stare una giornata a scaricare abbastanza roba per farti una sega. Lasciamo stare. Ora, io al tempo c’avevo un amico che aveva la passione per Dragonball. Cioè, ce l’ho ancora l’amico. Si chiama Ricky ed è sempre stato uno sfigato. Ma era un amico, insomma. Mi cagava e mi aiutava, anche quando andavamo in Slovenia era lui che si faceva i boschi per portare le stecche dalle nostre parti. I soldi me li tenevo quasi tutti io e a lui andava bene così. Ricky sapeva vita morte e miracoli di Dragonball e compagnia. A me non fregava tanto di quella roba perché comunque sapevo che era un argomento scacciafighe. E poi, sinceramente, se volevo vedere gente che urla e si mena mi bastava guardare i miei. E’ stato con la “supervisione” di Ricky che ho tirato su il mio primo e ultimo sito: www.dragonclopedia.com. (Non andateci adesso, mi raccomando che vi prendete un virus.) Al tempo non avevamo mica i template, il flash e tutta questa roba che avete adesso. Nottate e nottate passate a spaccarmi la testa sull’html ho dovuto passare! Vi sembrerà un controsenso, magari, sapere che ho lavorato così tanto per una roba così stupida ma aspettate. La mia idea era mettere nel sito un casino di pubblicità. Vedete come al tempo già avevo anticipato cosa sarebbe diventata internet? Bé, fatto sta che la cosa ha funzionato ma non tanto come volevo. Cioè, la gente cliccava sì sui banner pubblicitari ma non prendevo tantissimo a clic e non potevo tappezzare tutto il sito di banner, sennò la gente non ci sarebbe venuta più. Allora ho fatto due più due. Chi guardava Dragonball era uno sfigato e probabilmente non avrebbe mai visto la figa se non a pagarla. Il porno ha sempre tirato (mi ha sempre fatto ridere questa frase) da che mondo e mondo e io conoscevo un bel po’ di siti del genere da contattare. Dal pensiero all’azione non c’è voluto molto. Ho tolto tutti i banner puritani e ho linkato tutto a siti porno. Naturalmente i banner erano ben, com’è la parola? Dissimulati? Bé, nascosti insomma. Ce n’era uno tipo gif animato per esempio con una tipa russa con due tette così che strizzava l’occhio. Sotto c’era scritto “vieni a conoscermi” con la parola vieni evidenziata in rosso. Bé, adesso che ci penso, i banner non erano poi così tanto nascosti in ma vabbé. In un mese di banner porno avevo guadagnato il doppio di quanto avevo preso fino a quel momento coi banner normali. C’era anche una bella storia poi: alcuni siti linkati avevano quei programmini, dialer si chiamavano, che se tu volevi entrare nel sito dovevi per forza installarli. Il bello è che quei dialer ti facevano fare un numero che ti costava dieci volte di più di una connessione normale. E ovviamente quei soldi finivano tutti in tasca al sito e una parte anche a me. Mi sentivo veramente arrivato al tempo. Mi ero comprato una camicia da un casino di soldi e anche un paio di jeans di angeli e demoni. Il progetto finale era mettermi via abbastanza soldi da prendermi una macchina decente, una bmw usata o una cosa così pensavo. Dovevo prendermela io perché visto che avevo fatto un anno in più al liceo e che avevo fatto sì e no due esami a Economia, mio papà non era proprio propenso a sganciare. Insomma, sembrava andasse tutto bene, finché una brutta sera, mi ricordo che stavo lavorando ai banner nuovi, suona il campanello di casa mia e sono quelli di Striscia la Notizia. In testa mia ho subito capito che ero nella merda quando mio papà è entrato in camera e mi ha chiesto: “Ci sono quelli di Striscia la Notizia, che cazzo hai fatto?” “Io? Niente.”

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