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La Caccia

Mi fece cenno di star pronto con l’altro piombino. Niente errori, nel suo piano.
Infilò la mano nel sacco, tirò fuori un ghiro bello grosso e lo scagliò contro la porta, poi si piazzò col fucile puntato.
Con un colpo secco sulle assi il ghiro cadde a terra sul pavimento di pietra bianca, giusto davanti alla porta.
Passò qualche secondo, poi la porta si spalancò e vedemmo chiaramente la sagoma dell’uomo in controluce. Stringeva in pugno un’accetta sporca di sangue, di Francesco anche quella.
Si guardò intorno, poi a terra e vide il ghiro. Lo raccolse e lo esaminò.
Francesco teneva il dito sul grilletto.
L’aria fischiò e l’uomo lasciò cadere a terra l’accetta e la bestiola per portarsi subito le mani al volto.
L’occhio destro era andato, un fiotto di sangue mentre quello si contorceva. Un grido che spaventò tutto il bosco intorno.
Francesco prese il piombino dalle mie dita, aprì con un colpo di ginocchio il fucile, lo infilò, caricò e richiuse.
Il colpo successivo non andò a segno, si spense tra i ciuffi d’erba dietro alla cisterna.
Bestemmiò a denti stretti e siccome non avevo altri piombini a portata di mano infilò svelto la mano in tasca e ne tirò fuori una manciata. Caricò e riprese in un secondo la calma.
Il cono di luce era sempre là a illuminare il fil di ferro. L’uomo ora si era tirato dritto, ringhiava e già muoveva qualche passo verso il bosco. La nube di passaggio si dissolse e vidi chiaramente il suo viso. Una maschera di dolore e rabbia, il sangue su un lato della faccia colava ovunque, tra i capelli radi, sul maglione, sui pantaloni mimetici, sugli anfibi color cachi. Mi faceva orrore osservarlo eppure non riuscivo a togliergli gli occhi di dosso. Ero congelato.
Francesco non lo guardava. Sparò.
Il filo di ferro saltò via col rumore di un elastico e la cisterna iniziò a rotolare sulla lamiera del tetto.
Anche se era vuota era pur sempre un buon peso.
Gli piombò in testa, con un rimbombo da tamburo che sembrò quasi una pallonata.
L’uomo si accasciò sotto il peso della cisterna, che gli rimbalzò pesantemente sopra e iniziò a rotolare lungo il bosco.
Ci spostammo per non esserne travolti. La seguimmo con lo sguardo mentre prendeva velocità, saltava lungo una piccola rampa di rocce e terriccio e rotolava lungo il bosco, fino a sfondarsi contro un larice, che bloccò la sua corsa prima che potesse arrivare all’asfalto della strada, vicino alla Multipla.

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6 Comments

Comments are closed.

  1. Giacomo Brunoro 10 anni ago

    Splendido.

  2. alverman 10 anni ago

    splendido e, non so perché, commovente

  3. Paccio 10 anni ago

    AVVINCENTE

  4. […] Letti tutto il racconto di Pietro Parolin nel sito di Sugarpulp. […]

  5. […] nei cinema di tutta Italia “Leoni”, il film d’esordio del regista Pietro Parolin, amico di vecchia data di Sugarpulp. Girato interamente in Veneto e in particolar modo a Treviso, il film vede nel cast Nerì […]

  6. […] Giovedì 5 febbraio esce nei cinema Leoni, opera prima di Pietro Parolin, amico di vecchia data di Sugarpulp (qui potete leggere un racconto di Pietro, La caccia, uno dei primissimi racconti pubblicati su Sugarpulp.it). […]

Made with love by Andrea Andreetta

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