Annunci

La Caccia

Sulla roccia bianca un rivolo di sangue scorreva verso il prato. L’uomo non si muoveva. La luce del lampeggiante della polizia entrava a intermittenza dalla finestra del soggiorno. Adesso dentro era pieno di gente. Parcheggiati sul piccolo piazzale di ghiaino un Defender e un furgone della polizia mortuaria, più in là uno della scientifica, come mi spiegarono poi. L’uomo che avevamo ucciso, (veramente lo aveva ucciso Francesco, ma questa volta sentivo il dovere di condividere quel merito) finì dentro un sacco nero e fu caricato nel furgone. Testa sfondata, morto sul colpo. Lo guardai mentre lo portavano via, in attesa di essere sentito dall’ispettore che ora stava in disparte con Francesco. Oltre la maschera di sangue, oltre l’occhio sbarrato e vuoto, provai a immaginarmelo vivo. Mentre andava in palestra, mentre si rifilava il perfetto pizzetto da moschettiere, mentre suonava il campanello di tanti appartamenti giù in pianura, tra Mussolente e Pagnano, Crespano e qualche cliente di Asolo. Rappresentante di aspirapolveri, una delle marche più note e comprate nella zona. Aveva conosciuto la ragazza durante un’uscita di lavoro, gli aveva aperto la porta e lui non aveva capito più nulla. La sera stessa la rapì. Girovagò in macchina per qualche giorno, con la poverina legata e imbavagliata dentro il bagagliaio. Si fermava la notte per farle prendere aria, lungo qualche strada sterrata di campagna, dove era stato visto da qualche contadino che usciva per un falò abusivo. Molti non parlarono per paura delle multe. Raggiunse il Grappa per essere più isolato e alla fine si decise ad entrare dentro a una delle tante malghe o case di villeggiatura vuote. Scelse quella sbagliata. La donna la trovammo riversa a terra, in un lago di sangue. La camicia strappata e i jeans abbassati. Le mutandine erano sporche di sangue e io non riuscii più a guardare. La voleva violentare e siccome lei faceva resistenza, afferrò l’accetta che Francesco teneva sopra il caminetto e la colpì più volte. Quando dovetti spiegare all’ispettore come era andata cominciai dalla caccia ai ghiri. Mi chiese di tagliare corto ed arrivai subito al dunque. Raccontai tutto, per filo e per segno, e anche se subito non ci credeva nessuno, su come Francesco avesse centrato in piena notte un filo di ferro a quasi 50 metri con un fucile ad aria compressa, alla fine si rassegnarono a fare i rilievi del caso. Sequestrarono l’accetta e il fucile, poi li portai lungo la scarpata dietro la casa e indicai dove probabilmente avrebbero trovato il primo piombino sparato. Lì, tra il fitto di un ciuffo di sterpi, stava la prova che dicevo la verità, assieme alla cisterna vuota fermata dal fusto di un larice. Il corpo di Giufaro fu caricato assieme a quello della Marchiori, le porte si chiusero e il furgone partì col defender in testa. Le strisce gialle della polizia delimitavano la casa, non si poteva entrare. Non avremmo scuoiato ghiri il giorno dopo. Non avremmo avuto il nostro berretto.

Annunci
6 Comments

Comments are closed.

  1. Giacomo Brunoro 10 anni ago

    Splendido.

  2. alverman 10 anni ago

    splendido e, non so perché, commovente

  3. Paccio 10 anni ago

    AVVINCENTE

  4. […] Letti tutto il racconto di Pietro Parolin nel sito di Sugarpulp. […]

  5. […] nei cinema di tutta Italia “Leoni”, il film d’esordio del regista Pietro Parolin, amico di vecchia data di Sugarpulp. Girato interamente in Veneto e in particolar modo a Treviso, il film vede nel cast Nerì […]

  6. […] Giovedì 5 febbraio esce nei cinema Leoni, opera prima di Pietro Parolin, amico di vecchia data di Sugarpulp (qui potete leggere un racconto di Pietro, La caccia, uno dei primissimi racconti pubblicati su Sugarpulp.it). […]

© 2009 - 2018 Associazione Culturale Sugarpulp

Log in with your credentials

Forgot your details?

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: