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La collina dei ciliegi

La collina dei ciliegi: un viaggio nel buio dell’età più radiosa della vita.

Titolo: La collina dei ciliegiLa collina dei ciliegi
Autore: Andrea Tralli
Editore: Panda Edizioni
PP: 302
Prezzo: 13.50 Euro

Cara Elisa, sono un idiota, questa è la verità. Vengo a trovarti adesso che è troppo tardi, come mi hai chiesto l’ultima volta in cui mi hai scritto. Oggi ho riletto quel pezzo in cui mi chiedevi scusa per avermi usato, cosa dovrei dire io? Dovrei chiederti scusa per non averti ascoltata? Per aver sottovalutato il tuo dolore? Per averti considerato anch’io una ragazzina viziata che inscena struggenze? Non credevo andasse a finire così, dico davvero.

Ho sopportato i tuoi capricci, i gridolini e le lagnanze, ero sempre lì e credevo bastasse. C’ero quando saltellavi di entusiasmo, quando urlavi per non essere trasparente, quando facevi il genitore di tua madre e di tuo padre, quando le tue amiche, quando il tuo amore disperato, quando hai smesso. Ho letto le parole che mi hai scritto addosso, dalla prima all’ultima  ma non ho mai capito niente. Questa è la verità ed è ora che te lo dica.
Non ti ho scritto prima perché sono un diario vigliacco e perché davvero non pensavo.. basta: non voglio giustificarmi, né è giusto che mi senta in colpa io. Il fatto è che ero convinto ci pensasse qualcun altro. Quando ti ho conosciuta, c’era un sacco di gente attorno a te. Ricordi ancora i pomeriggi in campagna, dalla nonna? Con i tuoi, lo zio, la bici, gli gnocchi e il caminetto. Eri già così bella! Poi, sì, qualche scaramuccia, il trasferimento, dover ricominciare tutto daccapo: sapevo che non era un periodo facile, ma a scuola andavi benissimo lo stesso, hai fatto amicizia in un batter d’occhio e, sbocciando, sei diventata ancora più bella. Capisco che la storia dei tuoi ti sia pesata, per carità. Urla, botte, dispetti, silenzi: non fa piacere a nessuno. Però succede in tante famiglie, sai? Tu poi eri già grandicella. Per i soldi, cosa vuoi, agli adulti capita di perdere il senso della misura: lavorano come forsennati e non si rendono conto di non avere più voglia né tempo per spendere ciò che guadagnano. Lo so che è difficile capirlo, alla tua età.

La tua età: è strano che si è fermata proprio lì. Chissà se da morti si continua a crescere, io ti penso sempre come la mia bambina. E’ un peccato che non abbia voluto diventare grande, sai? In realtà forse volevi, ma non in quel modo. A volte provo a immaginarti. Mi avresti abbandonato in cantina, a un certo punto, o perso nei meandri di un trasloco. Tutti i diari delle ragazze fanno la stessa fine ma, pur di saperti donna, l’avrei fatta volentieri. Forse adesso staresti pensando ad Alberto e alla vostra storia con tenerezza. Un po’ come si vedono tutti gli ex adolescenti sopravvissuti a se stessi e ai propri amori tormentati. Con il senno del tempo che è passato, è tutto più dolce di come è avvenuto, Elisa. Le storie d’amore finiscono, ma il cuore torna sempre a impazzirti nel petto, finché batte. Siamo sette miliardi, tesoro mio, ma lo si capisce sempre troppo tardi.
Io non so perché ti sei arresa al buio, non lo capisco proprio. Mi chiedo da anni cosa si è rotto, quando, cosa pensavi veramente e non mi hai mai scritto, cosa avremmo potuto fare, tutti noi. E non so che darei per il solletico della tua penna sulle pagine, per sapere se almeno adesso sei felice.

Ci hanno messo in un libro, sai? Si chiama La collina dei ciliegi, come la canzone, e ci sono anche dei pezzi di me. Ti ricordi quando l’ascoltavi per ore nel walkman (pensa che i walkman non esistono più)? Insomma, hanno raccontato questa storia più grande di te mettendosi nei tuoi panni. Hanno fatto ciò che non siamo stati in grado di fare noi che eravamo lì. Sarà che io, tua madre, i tuoi amici e tutti gli altri siamo sempre stati troppo occupati a prenderci o scaricare responsabilità. Poi lo scalpore, i giornalisti, le indagini, le dietrologie pettegole..

Non so se qualcuno prima di questo Andrea si sia messo lì, con la santa pazienza, a cercare il filo dei tuoi pensieri in pezzi. Lui lo chiede a te, com’è andato ‘sto disastro che hai (abbiamo) combinato. E ti ascolta quando ti metti a rispondere, senza fare quello che so tutto io e vi spiego il disagio giovanile. Ti piacerebbe: dovresti non aver ceduto e leggerlo. C’è il tuo mondo come lo vedevi tu, la tua vita e i morsi del tuo dolore, sempre più profondi. C’è anche lo sguardo degli altri, quando s’imbambola nei tuoi occhi verdi e quando li dimentica. E’ proprio l’incastro di queste cose che avevamo perso di vista. E’ grave, lo so, ma seppellire due ragazzi di diciotto anni è troppo, persino per la nostra indifferenza.

Mi fa male ricordare quanto è banale questo male che vi ha uccisi. Se solo mi fossi messo anch’io dalla tua parte. Ti avrei donato pazienza, ti avrei supplicata di stringere i denti. Ti avrei convinta che i tuoi sogni sono più belli di come li fai. Ti avrei ancora qui con me, a leggere una storia sbagliata che però era ora di raccontare. Anche tu mi manchi, Elisa e non è vero che la tua vita è stata una merda.

Chissà se stai planando sopra boschi di braccia tese, con quel sorriso che non ha né più un volto, né un’età.

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