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La collina dei suicidi, la recensione

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La collina dei suicidi di James Ellroy è un romanzo duro, complicato e violento in cui si fa molta fatica a distinguere i buoni dai cattivi.

la-collina-dei-suicidi-james-ellroy-recensioneTitolo: La collina dei suicidi
Autore: James Ellroy
Editore: Mondadori
PP: 278
Prezzo: 9,50 euro

Io mi reputo una persona diplomatica, aperta al dialogo. Ma di fondo sono un gran testardo. Ho delle convinzioni che difficilmente mi vengono cambiate.

Una di queste è che James Ellroy sia il più grande scrittore di noir vivente (considerando tutto quello che si è autosomministrato negli anni, quest’ultima convinzione avrà una valore temporalmente limitato…).

Mi sono innamorato di lui con L.A. Confidential, ho praticamente schiumato con Il grande nulla e sono rimasto ipnotizzato da American Tabloid. Credo che pochi come lui siano in grado di raccontare i fragili intrighi, gli equilibri delicati su cui si fonda il potere.

Ecco, con La collina dei sucidi il registro non cambia. Un storia dura, spesso complicata, con un linguaggio forte, a volte quasi violento. Ci sono i cattivi e ci sono i buoni. Ma, come in tutte le storie di Ellroy, difficile capire quali siano gli uni o gli altri.

C’è un ex criminale, c’è un poliziotto rinnegato. C’è una Los Angeles del 1984 innaffiata da fiumi di droga, prostitute e denaro facile. Ci sono le pistole, le auto rubate e le rapine.

I pestaggi nelle celle di sicurezza e i cadaveri abbandonati tra la spazzatura. Un po’ un Vivere e morire a Los Angele, indimenticabile film di William Fredkin in cui William Petersen, prima di diventare il celebre Grissom di C.S.I. lancia una personale lotta al crimine della metropoli di confine tra l’occidente e il Sud America..

Il modo in cui Ellroy dipinge il lato sporco del sogno americano è unico, disarmante, ti disorienta e ti lascia stordito. Con un ritmo incalzante spazza via la patina, le luci scintillanti di Hollywood, e ti racconta il cesso che si nasconde dietro: pochi ricchi che tirano le fila, molti pezzenti che si ammazzano tra di loro per sopravvivere.

Non è un libro facile, e non è un libro leggero. Come tutti i suoi (capo)lavori. Bisogna esserci con la testa, spesso i passaggi sono talmente sottili da sfuggire.

Ma, come nella migliore tradizione del Maestro, alla fine tutto torna. E ci torna con la potenza di un cazzotto che ti affonda nello stomaco.

Credete di essere pronti? E allora sfidate La collina dei sucidi in mezzo a barboni, tossici, puttane e criminali. Perché soltanto lì troverete la vera essenza dell’essere umano.

Dicevano i RHCP: It’s the edge of the world, And all of western civilizationÈ la colonna perfetta di questo libro.

4 barbabietole su 5

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