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La Favorita di Yorgos Lanthimos, recensione

La Favorita di Yorgos Lanthimos

La Favorita di Yorgos Lanthimos, la recensione di Matteo Strukul dalla Mostra Internazionale d’Arte cinematografica di Venezia per Sugarpulp MAGAZINE.

Ecco la prima vera sorpresa della Settantacinquesima edizione della Mostra del Cinema di Venezia: La favorita di Yorgos Lanthimos è un serio candidato per il Leone d’Oro.

Lo spero, a dire il vero, con tutto il cuore. Perché il regista che, in tempi recenti, ci ha consegnato The Lobster e Il sacrifico del cervo sacro, pellicole bizzarre, criptiche ma di sicuro impatto emotivo, originali nella visione e nel piglio d’autore ma con qualche scarto logico non sempre a fuoco, qui, in questo suo ultimo film, in concorso a Venezia, sfodera una pellicola dal fascino magnetico, raffinata, con tre attrici capaci di regalare altrettante interpretazioni da manuale.

Un Lanthimos inedito, insomma, sorprendente per certi aspetti. Più razionale, equilibrato, rotondo ma con il graffio, ci mancherebbe.

La favorita è un film in costume, storico, ambientato nell’Inghilterra del ‘700 e, vuoi per i costumi e l’atmosfera, vuoi per l’anticonformismo e il taglio dissacrante, sembra miscelare in un meraviglioso mosaico fotogrammi del Barry Lindon di Stanley Kubrick, Le relazioni pericolose di Stephen Frears e I misteri del giardino di Compton House di Peter Greenaway.

Sesso, potere, perfidia, ricatto, tradimento sono solo alcuni degli ingredienti di un letale gioco a tre che vede Olivia Colman, Emma Stone e una strepitosa Rachel Weisz assolute protagoniste.

La corte d’Inghilterra. La regina è Anna Stuart: fragile, confusa, divorata dalla gotta. Olivia Colman, affezionata ai ruoli regali se è vero che è la nuova Regina Elisabetta nella serie tv The Crown, si trasforma in questo film in modo incredibile, dando vita a un’interpretazione magistrale: irriconoscibile, nelle smorfie, nella mimica del volto, nella postura, nell’eccentrica isteria di una regina segnata dal dolore e dalla malattia.

Rachel Weisz e Emma Stone interpretano invece lady Sarah Churchill e lady Abigail Masham, le due donne che nei dodici anni di regno di Anna Stuart se ne contesero l’affetto, la stima e la gratitudine come sue favorite. L’una dopo l’altra.

Ma per una regina che predilige, fin troppo, torte e ricevimenti, che sembra nutrire un amore quasi materno per i suoi diciassette conigli, che assiste divertita alle corse delle anatre e tentenna pericolosamente in sede di decisioni politiche, specie quando si tratta di raddoppiare le tasse per finanziare una dispendiosa campagna militare contro la Francia, deve esistere almeno una favorita spietata, astuta, machiavellica, doppiogiochista, seducente, pronta a fare tutto ciò che dev’essere fatto in nome della nazione.

Sarah Churchill è quella donna. Ma un bel giorno, come nelle favole, arriva a corte una sua lontana cugina, con un passato terribile e un vestito sporco di fango e merda. Sarah, dopo aver capito l’intelligenza della donna decide di tenerla come propria domestica ma mal gliene incoglie perché la bionda e innocente Abigail si trasforma ben presto nella più temibile delle arrampicatrici sociali: da vittima a carnefice.

Riuscirà a far cadere in disgrazia la cupa e bellissima Sarah Churchill che, oltretutto, nasconde un incredibile segreto, un segreto condiviso con la regina Anna.

Emma Stone regala a sua volta una grande interpretazione nei panni di Abigail Masham e rappresenta nella prima metà della storia la luce in contrapposizione al buio offerto da una Rachel Weisz che con questa prova si candida a un premio Oscar senza “se” e senza “ma”.

Quanto alla sceneggiatura, scritta da Deborah Davis e Tony Macnamara, – Lanthimos questa volta non firma la storia ed è un bene – ebbene è quanto di più intelligente, arguto e completo si possa desiderare e a partire da metà film, tutto ciò che ci era apparso in un modo, si rivelerà invece di segno opposto.

Una narrazione sontuosa dunque, elegante, brillante, eccentrica, sorprendente, in grado di lavorare sulle sfumature e contraddizioni, e di mettere in risalto tutta la complessità dei caratteri delle tre protagoniste.

I costumi favolosi, i colori intensi e cangianti a un tempo, gli ambienti resi ancor più solenni e imponenti da un magistrale uso del grandangolo, l’atmosfera ricercata, i dialoghi scintillanti, una serie di attori non protagonisti tutti meravigliosamente convincenti, a cominciare dalla brillante recitazione di Nicholas Hoult – già visto in Mad Max e qui diabolico, primo conte di Oxford – fanno di questo film un autentico gioiello, come se fino a questo momento Yorgos Lanthimos avesse solo fatto le prove per arrivare fino a qui, a questo racconto gotico e libertino di tutte le stranezze, il livore, le fragilità, le invidie, le aberrazioni e i giochi erotici della corte inglese del Primo Settecento.

Un film con tre donne al centro le quali, in una vicenda che è minuetto, opera buffa e danza macabra insieme, si sfidano, si confrontano senza esclusione di colpi, si raccontano e confidano, si amano e si tradiscono.

La favorita è, dunque, un’opera di grande potenza visiva, è una lucida confessione umana, una sorprendente partita a scacchi con il rischio e i rovesci del destino, una tragica commedia che narra la parabola dell’ascesa al potere e la vertigine che assale una volta arrivati in cima.

Per questo non esito a definirlo un capolavoro.

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