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La Fiera dei Serpenti

La fiera dei serpenti segue lo schema classico della tragedia, tragedia magnificamente descritta da Crews, uno dei massimi autori americani contemporanei

La Fiera dei Serpenti

Titolo: La Fiera dei Serpenti
Autore: Harry Crews
Editore: Meridiano Zero
PP: 224
Prezzo: 13,50

Definito dal New Yorker “uno scrittore di straordinaria potenza”, Harry Crews ci offre un viaggio folgorante, originale e mozzafiato nel profondo Sud degli Stati Uniti, nelle atmosfere epiche rurali e selvatiche tanto amate da Sugarpulp.

In questo romanzo ambientato negli anni Settanta (e scritto nello stesso periodo) l’autore della contea di Bacon (Georgia) racconta la sua stessa infanzia (allevato da un patrigno alcolizzato e violento).

Siamo in Georgia, precisamente a Mystic, in un paese di terra e polvere posto nel buco del culo del mondo, laddove regnano incontrastate le bieche leggi del razzismo, le prepotenze dei più forti e i soprusi di chi la legge la dovrebbe rappresentare. Qui vive Joe Lon Mackey, terrificante protagonista di questo durissimo romanzo.

Joe Lon passa il suo tempo gestendo un locale “ereditato” dal padre, in cui smercia birra e whiskey di contrabbando con l’aiuto di due neri tuttofare schiavizzati. Il suo vecchio padre è un violentissimo e crudele addestratore di pitbull da combattimento, la cui spietatezza con gli animali è riverita dalla popolazione locale.

La sorella di Joe Lon è invece una disturbata mentale che si spalma merda fra i capelli e passa le giornate incollata davanti alla televisione. Poi c’è lo sceriffo di Mystic, un tizio che ha perso una gamba in Vietnam e rinchiude in prigione le ragazzine di colore che rifiutano le sue avances per violentarle indisturbatamente.

Tutti sanno, ma nessuno parla. Per la maggior parte del tempo Joe Lon Mackey se la prende con se stesso per i maltrattamenti fisici e psicologici che impartisce alla moglie, che si prende cura dei due piccoli figli; e si crogiola in un miscuglio di passate glorie e presenti rimpianti al pensiero che gli incidenti di football degli anni del liceo gli sono costati il futuro.

Una volta all’anno a Mystic si svolge la “fiera dei serpenti a sonagli”, che attira lunatici ubriachi e fuori di testa da tutti gli stati confinanti, e non solo, i quali arrivano nella piccola cittadina per cacciare, uccidere e mangiare serpenti, in realtà di ogni specie. L’avvenimento è coronato da un concorso di bellezze in bikini e da una nottata di festeggiamenti in vista della caccia.

Joe Lon decide che il raduno è l’opportunità ideale per attirare un po’ d’attenzione. Ma l’elaborato progetto che escogita per evadere dal grigiore di Mystic gli sfugge di mano, e così, uscito di senno, scatena una strage iniziando a sparare su poliziotti corrotti e predicatori da quattro soldi, scatenando un’incredibile serie di eventi che tengono il lettore con il fiato sopeso e che Crews presenta, come è solito fare, come una macabra, ma esilarante e irresistibile versione della commedia umana.

Eppure, nonostante questo finale cruento e “impazzito”; e nonostante dalla prima all’ultima pagina del romanzo Joe Lon non rappresenti nulla di esemplare o anche soltanto di buono, alla fine della fiera per lui non si prova né antipatia, né rancore, né tantomeno odio.

Perché tra la feccia che lo circonda, lui appare comunque meno ignobile degli altri, e pertanto meno disgustoso rispetto al conformismo verso il basso e alla omologazione sub-culturale di cui è permeato l’ambiente in cui si svolge la vicenda.

La fiera dei serpenti è un romanzo che segue lo schema clasisco della tragedia. Una tragedia magnificamente descritta e dipinta con i colori più cupi di cui è capace Harry Crews, uno dei massimi autori americani contemporanei forse troppo poco considerato dalla critica.

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