La lingua del fuoco

La lingua del fuoco di Don Winslow non delude le aspettative: ancora un gran romanzo dal maestro californiano

La lingua del fuocoTitolo: La lingua del fuoco
Autore: Don Winslov
PP: 550
Editore: Einaudi
Prezzo: Euro 21.00

Alla Einaudi Stile Libero l’hanno capito che con Winslow c’è da fregarsi le mani: quattro titoli pubblicati e tutti di ottimo livello in soli tre anni.

Il potere del cane poi, è andato ben oltre il significato di letteratura di genere e non c’è voluto certo Ellroy a farcelo apprezzare (roboante nel promuovere i lavori di certi colleghi quasi quanto lo è a celebrare il proprio), definendo la saga sul narcotraffico il più grande romanzo sulla droga che sia stato mai scritto.

Una cosa è certa: Winslow ha dimostrato di non essere bravo solo ad intrattenere, diventando scrittore “atteso”, di quelli che dopo aver letto un suo libro ci si chiede quanto si dovrà penare per divorarne un altro.

La lingua del fuoco non delude le aspettative, risultando superiore al successivo La pattuglia dell’alba, romanzo valido ma un po’ tedioso nelle descrizioni dettagliate dei luoghi e della toponomastica della costa californiana.

Il protagonista di questa vicenda pubblicata negli States nel 1999 è Jack Wade, un ex rappresentante delle forze dell’ordine, allontanato perché accusato di adottare metodi poco leciti, anche se finalizzati all’incriminazione dei veri colpevoli. Specializzato in tutto ciò che riguarda gli incendi, si reinventa perito di una grossa compagnia d’assicurazioni, la California Fire and Life.

Jack non ha quasi vita privata, tra le poche passioni coltivate, l’oretta di longboarding surf che si concede all’alba (lo sport acquatico è quasi una costante nella produzione del nostro) ed una dedizione maniacale alla ricerca della verità nei casi che segue.

E quando si imbatte in una richiesta di risarcimento danni definita nell’ambiente “a cifre serie” dà prova di essere una vera e propria star del fuoco. Il caso riguarda un presunto incendio accidentale che ha distrutto quasi totalmente una villa lussuosamente arredata, appartenuta ad un ex agente del Kgb a dir poco ambiguo. Tra le fiamme è rimasta semicarbonizzata (“l’hanno dovuta raschiare via dalle molle del letto”) l’ex moglie del proprietario, unico beneficiario dell’ingente indennizzo.

Jack, è il caso di dirlo, sente da subito puzza di bruciato e introduce il lettore nel suo campo: la competenza sull’elemento fuoco, ascoltandone i suoni, traducendo le sue gradazioni di colore, esaminando le tracce del suo passaggio, parlandone la lingua in tutte le sfumature.

È inutile dirvi che in cinquecentocinquanta pagine l’autore non si limita a dare in pasto al lettore un caso così frugale e circoscritto, Winslow denuncia un’intera economia sommersa che ruota attorno alla categoria risarcimento danni, mantenendo alta l’attenzione del lettore con continui colpi di scena e facendo una vera e propria disamina del fuoco così come la farà dell’acqua ne La pattuglia dell’alba, delineando degli elementi trattati la chimica, la fisica, facendone l’analisi logica e anche quella grammaticale.

Gli schemi narrativi sono molteplici e relativi a contesti disuniti che s’innestano alla perfezione nel corpus della trama primaria e l’autore newyorkese padroneggia tutto ciò che tratta, non ultima la materia giuridica, facendo apparire pivellini i più blasonati autori di legal thriller suoi conterranei.

Be’, considerato che nella West Coast anche terra e aria hanno avuto modo di farsi sentire, non ci resta che sperare in una “quadrilogia degli elementi” che per i proseliti della letteratura d’oltreoceano farebbe da perfetto contraltare alla quadrilogia di Miami, del compianto Charles Willeford.

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