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La Lista Nera

La Lista Nera di Frederick Forsyt è un romanzo strepitoso. Un concerto degli AC-DC dei tempi buoni con la batteria che pesta e i volumi a palla. Che te lo dico a fare…

La Lista NeraTitolo: La Lista Nera
Autore: Frederick Forsyth
Editore: Mondadori
PP: 282
Prezzo: euro 19 cartaceo, euro 9.99 ebook

Ok. Faccio outing. Tanto vale confessarlo subito. Io AMO Forsyth. Ergo, ogni mio passo di questa recensione sarà animato da un insano sentimento di amore e di rispetto nei confronti di quello che reputo il più grande scrittore di spy story contemporaneo.

Nei salotti che contano (quello di casa mia, più che altro) sono stato l’unico a difendere Forsyth anche nei momenti più bui. Perchè, nonostante alcune pubblicazioni che, certo, non erano all’altezza della sua fama e del suo talento, Lui ha sempre mantenuto intatti due aspetti incredibili, che anche ne La lista nera mantiene inalterati.

Il primo: vuoi capire i rapporti USA-URSS durante la guerra fredda? Leggi L’alternativa del diavolo. Non hai mai capito una cippa di quanto sia accaduto in ex Jugoslavia? Il vendicatore è il romanzo che fa per te. E poi? Tutto quel casino in Iraq? Basta leggere L’afgano così via. Insomma, una grande capacità di raccontare la storia attraverso il romanzo.

E poi, soprattutto, una cosa che a molti manca: Frederick (lo chiamo così, in amicizia…) ci vede avanti. Con Il pugno di Dio ha visto dieci anni prima che gli usa sarebbero arrivati in Iraq, ad esempio. E con La lista nera… beh, partiamo da qui.

C’è una lista di nomi. Ognuno di noi ha delle liste di nomi. Ma non come questa. I nomi contenuti nella lista del romanzo sono tali che Bin Laden occupa(va) un posto nelle retrovie. E Hannibal Lecter ne era stato escluso. Contiene nomi di gente così cattiva che Pasquale Bruno detto “o’ animale” potrebbe sembrare Gandhi. Tutti terroristi spietati, tutti nemici degli Stati Uniti.

Ora, si sa… i ragazzi di oltre oceano sono leggermente paranoici. Quindi, in una lista così non mancano le sorprese. Ma i nomi pesanti sono terribili.

Tra questi si annida lui: il predicatore. Un musulmano (nemmeno a dirlo) che si nasconde e predica l’odio. Lo fa in un inglese perfetto portando sulla sua strada migliaia di persone disposte al martirio. Le invita a compiere violenza tra gli infedeli, a degli infedeli. E questi ammazzano e si fanno ammazzare. Il predicatore parla tramite internet. E, alla faccia della barzelletta di Bin Laden che fuggiva in groppa ad un cammello, lo fa utilizzando sofisticati provider che ne impediscono la localizzazione.

Quando la CIA e l’MI5 cominciano ad essere intolleranti allo spargimento di sangue, contattano Kit Carson. Un tipino tutto pepe, capace di ammazzare con due dita. Un ex marine, uno che sa lavorare di fino. Abile con le mani ma, soprattutto, con la testa. E coinvolto, purtroppo per lui, in prima persona.

Forsyth inizia le danze: ci racconta l’islam in maniera obiettiva e approfondita. Sfata il mito per cui “quelli col turbante sono tutti terrroristi”. Ci racconta il bene e il male di una religione che viene manipolata a seconda di ciò che si vuole raccontare ed ispirare. E, come da par suo, incrocia questo viaggio attraverso il medio oriente, con una storia che non c’entra nulla. Di navigatori e pirati. Non capitan uncino… i pirati attuali, quelli con canottiera e pareo in acrilico che assaltano le navi al largo della Somalia.

Ed ecco qui… Forsyth ci vede avanti. Della Somalia non si sentiva parlare dalla metà degli anni ’90, quando un contingente ONU era andato a cercare di portare la pace in un paese in cui la pazzia pareva imperante. (si dice, peraltro, che l’ONU almeno un paio di volte sia riuscita a portare la pace da qualche parte, ma per riservatezza i luoghi vengono tenuti nascosti…). Forsyth ne parla e, circa due settimane fa, gli USA rafforzano il contingente in Somalia. O ci vede avanti, o porta sfiga. Sarei più per la prima.

Insomma, il viaggio psicologico è straordinario. Approfondito nella cultura mediorientale e africana, condito da descrizioni tecniche spaventose con tocchi di geopolitica da fare invidia al più navigato diplomatico.
Per 230 pagine va così, una narrazione fluida e attraente che ti fa correre veloce. E poi, le ultime… signori miei… le ultime sono adrenalina. Ma adrenalina pura.

Perchè quando passa all’azione, Forsyth è strepitoso. Non le tre pagine di tensione. No, qui si parla di 50 pagine in cui si fa fatica anche a respirare. Dettagliate, pressanti, piene, aggressive. E tu sei lì, in sua balìa. In attesa che ti faccia scendere da quella giostra che gira vertiginosa.

Un concerto degli AC-DC dei tempi buoni con la batteria che pesta e i volumi a palla. Ecco, qui ho reso l’idea.

Con buona pace dei puristi di Forsyth che potrebbero definirlo “non il suo lavoro migliore”. Ma, ragazzi, per uno che ha scritto Il giorno dello sciacallo fare meglio è difficile. Tanto.

A differenza di molti altri scrittori, però, Forsyth non ha perso lo smalto. E La lista nera… che amiate i thriller, le spy story, il noir o siate interisti (quindi abituati a soffrire), questo è il libro che fa per voi!

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