La madre

La madre conferma che certo amore è per sempre.

Victoria e Lily, due sorelline di tre e un anno di età, paiono non essere nate sotto una buona stella. Nell’arco dei primi 10 minuti della pellicola vengono rapite dal padre, restano orfane e, come se non bastasse, rimangono sole ed abbandonate in una casa sperduta nel bosco che ricorda alla lontana il fantomatico cottage de La Casa.

La madre

Ecco quindi che arriva l’invidiabile colpo di fortuna: a salvarle da morte certa e a prendersi cura di loro per i successivi cinque anni (che trascorreranno mangiando ciliegie e carne cruda, come si intuisce dai titoli di apertura), ci pensa lo spettro di una donna dagli istinti materni tanto insoddisfatti quanto disastrosi.

A ritrovarle sarà poi lo zio paterno che, nonostante l’iniziale diffidenza della sua compagna Annabel, si prende oneri ed onori di tutore delle due bambine, ormai ridotte a puro istinto selvatico.
Gestire due piccine che hanno passato più di metà della loro vita lontane dalla civiltà non è certo facile e fra urla, balzi, sguardi inquietanti e sedute di ipnosi toccherà proprio ad Annabel affrontare la difficoltà maggiore: sedare le rabbie di una madre ectoplasmatica decisamente possessiva e ben poco incline a cedere ad altri quelle che ormai ritiene essere le sue figlie.

I presupposti dietro a questo film ispano-canadese di Andrés Muschietti sono abbastanza buoni e riconducibili al suo corto del 2008 Mamà, un piccolo gioiello horror di pochissimi minuti che colpisce Guillermo del Toro a tal punto da finanziare, in veste di produttore esecutivo, l’esordiente collega per la realizzazione dell’opera in questione.

La madre

Parecchi metri di pellicola e un buon budget a disposizione aiutano Muschietti a dilatare l’efficacia di Mamà andando a realizzare un film che, lontano dal brillare per originalità ed imprevedibilità, ha però il merito di saper pescare a piene mani da svariati filoni horror mantenendo una certa compattezza.
Si passa così dalle ghost stories giapponesi in stile Ju-On e Dark Water fino al più generico tema delle case infestate con maledizioni annesse.

L’accoppiata horror + minorenni impone poi un lieve ripasso del mood “odiosi bimbi indemoniati che vorremmo eliminare” per poi concludere con quella gradevole commistione fra horror e fantastico da fiaba gotica che già si è potuta apprezzare in più di un film di impronta iberica come Il labirinto del Fauno e The Orphanage. Solo io ho la sensazione che del Toro vada matto per le favole nere con annessi fantasmi e bambini un po’ sfigati?

Muschietti pare conoscere bene il campo cinematografico su cui si è avviato e gioca sapientemente le sue carte: è così che ad una caratterizzazione dei personaggi per nulla scontata, primo fra tutti il personaggio di Annabel, interpretato da una notevole Jessica Chastain, si aggiunge una messa in scena decisamente azzeccata.

La madre

La presenza del fantasma-madre non viene rivelata apertamente fin da subito ma, grazie a qualche espediente divertente e ad abili e quasi simmetrici giochi di inquadrature, il regista spagnolo sceglie di far saltare lo spettatore dalla poltrona tramite suggerimenti e suggestioni che si fanno via via più evidenti.

Peccato che il giochino, inizialmente fluido e ben gestito, non vada a parare da nessuna parte e le fasi finali del film vengono risolte con un susseguirsi di banalità, dramma spicciolo e computer grafica spalmata in ogni dove che uccide i colori plumbei della bella fotografia.

Un film comunque godibile e senza impegno e un regista esordiente indubbiamente da tenere d’occhio, un nome che si aggiunge al già prolifico sottobosco della cinematografia di genere spagnola.

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  • Giovanni Fioretti

    Horror gradevole, anche se per certi versi la computer grafica risulta invadente. In ogni caso ben vengano prodotti di questo genere che, obiettivamente, in Italia ci sogniamo..

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